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Confessioni di un Italiano di Ippolito Nievo pagina 228sue scapataggini, de' suoi stravizzi. Sicché io più volte e con alquanta amarezza ebbi a beffarmi di sua madre che avea preso una gran soggezione di quel suo ghiribizzo giovanile di andarsene in Grecia. Altro che Grecia! Mi pareva che la conversazione delle bionde veneziane, e il bicchierino di malvasia gli avessero cancellato dalla memoria quei generosi poemi. Ma secondo l'Aquilina era questa pure mia colpa, ché, lasciandolo padrone della fantasia, lo aveva avvezzato a non aver riguardo né di padre né d'amici, e a formarsi una felicità a suo modo. — Ieri era la Grecia — diceva ella — oggi sono le scapestrataggini, domani sarà Dio sa che cosa! E tutto per avergli detto bravo, per avergli lasciato le redini sul collo! — Scusami — soggiungeva io — ma quelle idee generose non bisognava soffocargliele come fossero vituperi. E tu stessa ve lo avevi mirabilmente preparato col formargli un temperamento animoso e robusto. — Sì, sì, io m'era ingegnata di allevarlo con buoni principii, ma non già perché tu ne abusassi col lasciargliene tirare cotali conseguenze. — Le conseguenze, ben mio, procedono dritte dritte dalle cause. — Massime peraltro quando trovano aiuti che le indirizzino. — Sai cosa ho da dire? Che se dalle tre cause fossero venute quelle conseguenze che sperava io, ne avrei proprio picchiato le mani dal gran gusto! — Segno che hai sperato male, e che malamente hai aiutato le tue speranze! Vedi a che belle conseguenze siamo venuti! Tu ti ammazzi allo scrittoio, il nostro figliuolo più tenerello ci sta anch'egli notte e giorno come un martire, il maggiore invece, l'eroe, batte i bordelli e le taverne! — Eh diavolo! Che ce ne ho colpa io? Al postutto mi ricordo esser stato giovine. — Ed io se avessi speso così brutalmente la mia gioventù mi vergognerei di ricordarmene. — Io ti dico che è un riscaldo e che si ravvederà. — Io ti torno a ripetere che è una malattia, che si farà cronica se non attendi a rimediarvi presto. Così si altercava fra di noi. Luciano intanto stava fuori di casa le notti intere, e se lo si rimproverava faceva peggio, e tirava calci come un puledro che non vuol essere domato. In mezzo a cotali dissensioni una bella mattina quando non me lo sarei mai aspettato egli mi capitò in camera pallido stralunato, a dirmi netto e schietto che la settimana ventura sarebbe partito per la Grecia. — A che farvi? — risposi io beffardamente, ché non ci credeva più a quelle passeggiere tentazioni. — A difendere Missolungi contro Mustafà Bascià! — soggiunse egli. — Ah ah! — ripresi coll'ugual tono di scherno. — Mi congratulo vedere come tu sappia che vi sia nel Peloponneso un Mustafà Bascià. — Non lo sapeva — ripigliò coi denti stretti Luciano — ma me lo disse lord Byron il quale anche lui è deliberato di partir per la Grecia fra pochi giorni. — E dove mai ti sei abbattuto in lord Byron? — Ti basti sapere che l'ho conosciuto, ch'egli si è degnato parlarmi, e che mi prenderà per compagno della sua andata in Grecia. — Scherzi, Luciano, o sono sogni codesti tuoi?... — No, anzi, papà mio, parlo così seriamente che nella prima lettera che scriverete agli zii, darete loro contezza di questo mio divisamento. — Or bene, se dici da senno, ripeterò io stesso adesso quello che tua madre diceva or sono alcuni mesi. Hai proprio una vera vocazione? Devi aver capito che in questo frattempo mi hai fornito molti argomenti per dubitarne. — Padre mio, son tanto sicuro che questo mio proposito otterrà sanzione dalle opere di tutta la vita, che vi chieggo fin d'ora perdono della mala stima che vi ho lasciato concepire di me, e vi prego di esser generoso e confidente anticipandomi d'alcuni mesi la buona opinione che mi darò poi cura di meritare. Perciò mi rivolgo tanto a voi come a mia madre. — Vi penseremo, Luciano. Intanto impara a maturar bene le tue idee e a diffidare, massime quando ne hai non poche ragioni. Egli non rispose verbo, mostrandomi col suo contegno che di tutto avrebbe diffidato fuorché della saldezza di quel suo divisamento. E infatti io ne maravigliai; ma per quanto lo tentassi in una maniera o nell'altra egli rispondeva queste sole parole: — Ho capito che a questo mondo si ha il dovere di vivere a vantaggio di qualcuno; adunque vi prego, lasciatemi vivere! — Sua madre strepitò di questo disegno sul quale pochi mesi prima sembrava affatto indifferente; ma ne ottenne nulla del pari. Luciano stette fermo nel voler partire; e non aspettava altro che un cenno di lord Byron per imbarcarsi con esso lui. Io conosceva il famoso poeta di nome e di fama; lo aveva anche veduto due o tre volte in qualche sua rara apparizione sotto le Procuratie, giacché da molto tempo egli pareva aver adottato per patria l'Italia ed in special modo Venezia. I poeti sono come le rondini che volentieri fabbricano il loro nido fra le rovine. Quell'accostarsi di Luciano alla generosa disperazione del sublime misantropo non mi garbava gran fatto; temeva che ne nascesse qualche somiglianza di passioni, che cioè la grandezza e la nobiltà dell'impresa fosse il minor incentivo a tentarla, e che in lui potesse l'ambizione come il fastidio dei piaceri nel torbido lord. Luciano era assai giovinetto, facile perciò a rimaner abbagliato da quell'apparenze di sublimità mefistofelica che in fin dei conti non servono ad altro che a nascondere un'assoluta impotenza di comprendere la vita e di raggiungerne lo scopo. Bensì era impossibile che così fanciullo agognasse sinceramente questa sterile filosofia del disprezzo, e se ne imitava il corifeo, non poteva essere che per vaghezza di rendersi singolare e di risplendere della luce altrui. Or dunque temeva e non a torto, che, messo alla prova, la sua risolutezza non sarebbe stata vigorosa l'un per cento di quello che sembrasse nelle parole. Luciano rideva de' miei sospetti, soggiungendo che se io lo tacciava di romanticismo, era ben più degno a scusabile l'esser romantici nei fatti, che nei sospiri e nella capigliatura. — Non frignerò romanze, né mi tingerò le guance della preoccupazione del suicidio, come d'un cosmetico di moda — rispondeva egli. — Diventerò invece l'eroe di qualche ballata, e le donne d'Argo e d'Atene ricorderanno il mio nome insieme a quelli di Rigas e di Botzaris. Sarà un romanticismo utile a qualche cosa. S'aggiunga poi ch'io ho diciott'anni e che una volta o l'altra, lo sapete bene, converrebbe che me ne andassi. Colla mia indole non consentirò mai a farmi soldato né a comperare un altr'uomo che paghi il mio debito all'infelicità dei tempi. Che volete ch'io soggiungessi?... Lo lasciai dunque partire; e lo raccomandai caldamente a Spiro che si trovava allora a Missolungi, dichiarandogli anche il giudizio ch'io faceva del temperamento di Luciano e l'instabilità e gli altri pericoli che ne temeva. Mia moglie non pianse né si disperò punto; solamente mi rimbrottò per tre o quattro mesi della poca padronanza ch'io sapeva conservare sull'animo dei figli; ma intanto venivano dalla Grecia ottime notizie; essendosi rifiutato di comune consenso la divisione della Grecia in tre ospodariati, proposta dallo czar Alessandro, la guerra era scoppiata più feroce ed accanita che mai. Il quarto esercito mussulmano si squaglia come neve al sole sul suolo ardente del Peloponneso. Luciano coi suoi cugini Demetrio e Teodoro ha l'onore d'esser ricordato in un bollettino pel suo maraviglioso coraggio. Spiro me ne scrisse mirabilia, e Niceta, quello che fu cognominato il Mangia–Turchi, lo propose come modello alla sua legione nella quale ebbe grado di capitano. Tutta Europa applaudiva all'eroiche vittorie della Grecia: come gli spettatori del circo che sicuri dai loro scanni battevano le mani al bestiario che usciva vincitore dal contemporaneo assalto d'un leone e di due tigri. Pochi aiuti d'armi e di uomini, pochissimi di danaro davan mano a quegli sforzi sovrumani: i governi d'Europa cominciavano a sogguardarsi l'un Tag: lord conseguenze madre tre bene gran aver spiro vita Argomenti: ghiribizzo giovanile, temperamento animoso, camera pallido, famoso poeta, sublime misantropo Altri libri consultabili online del sito affini al contenuto della pagina: La via del rifugio di Guido Gozzano Libro proibito di Antonio Ghislanzoni Corbaccio di Giovanni Boccaccio Giambi ed Epodi di Giosuè Carducci I nuovi tartufi di Francesco Domenico Guerrazzi Articoli del sito affini al contenuto della pagina: Cosa bisogna sapere sul gattino di razza Gran Canaria, un continente in miniatura E' possibile imparare a scrivere? Come sfogliare un libro rilegato Una buona tazzina di caffè
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