Decameron di Giovanni Boccaccio pagina 154

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mercatanti. E usando una volta e altra con costei senza costargli cosa del mondo e ognora più invescandosi, avvenne che egli vendé i panni suoi a contanti e guadagnonne bene. Il che la buona donna non da lui ma da altrui sentì incontanente; e essendo Salabaetto da lei andato una sera, costei incominciò a cianciare e a ruzzar con lui, a basciarlo e abbracciarlo mostrandosi sì forte di lui infiammata, che pareva che ella gli volesse d'amor morir nelle braccia; e volevagli pur donare due bellissimi nappi d'argento che ella aveva. Li quali Salabaetto non voleva torre, sì come colui che da lei tra una volta e altra aveva avuto quello che valeva ben trenta fiorin d'oro, senza aver potuto fare che ella da lui prendesse tanto che valesse un grosso. Alla fine, avendol costei bene acceso col mostrar sé accesa e liberale, una delle sue schiave, sì come ella aveva ordinato, la chiamò: per che ella, uscita della camera e stata alquanto, tornò dentro piagnendo e sopra il letto gittatasi boccone cominciò a fare il più doloroso lamento che mai facesse femina. Salabaetto, maravigliandosi, la si recò in braccio e cominciò a piagner con lei e a dire: “Deh, cuor del corpo mio, che avete voi così subitamente? che è la cagione di questo dolore? Deh, ditemelo, anima mia!” Poi che la donna s'ebbe assai fatta pregare, e ella disse: “Oimè, signor mio dolce, io non so né che mi fare né che mi dire! Io ho testé ricevute lettere da Messina, e scrivemi mio fratello che, se io dovessi vendere e impegnare ciò che ci è, che senza alcun fallo io gli abbia fra qui e otto dì mandati mille fiorin d'oro, se non che gli sarà tagliata la testa; e io non so quello che io mi debbia fare che io gli possa così prestamente avere: ché, se io avessi spazio pur quindici dì, io troverei modo da civirne d'alcun luogo donde io ne debbo aver molti più, o io venderei alcuna delle nostre possessioni; ma, non potendo, io vorrei esser morta prima che quella mala novella mi venisse”; e detto questo, forte mostrandosi tribolata, non restava di piagnere. Salabaetto, al quale l'amorose fiamme avevano gran parte del debito conoscimento tolto, credendo quelle verissime lagrime e le parole ancor più vere, disse: “Madonna, io non vi potrei servire di mille ma di cinquecento fiorin d'oro sì bene, dove voi crediate potermegli rendere di qui a quindici dì; e questa è vostra ventura che pure ieri mi vennero venduti i panni miei ché, se così non fosse, io non vi potrei prestare un grosso.” “Oimè!” disse la donna “dunque hai tu patito disagio di denari? o perché non me ne richiedevi tu? Perché io non abbia mille, io n'aveva ben cento e anche dugento da darti: tu m'hai tolta tutta la baldanza da dovere da te ricevere il servigio che tu mi profferi.” Salabaetto vie più che preso da queste parole, disse: “Madonna, per questo non voglio io che voi lasciate, ché, se fosse così bisogno a me come egli fa a voi, io v'avrei ben richesta.” “Oimè!” disse la donna “Salabaetto mio, ben conosco che il tuo è vero e perfetto amore verso di me, quando, senza aspettar d'esser richesto, di così gran quantità di moneta in così fatto bisogno liberamente mi sovieni. E per certo io era tutta tua senza questo e con questo sarò molto maggiormente; né sarà mai che io non riconosca da te la testa di mio fratello. Ma sallo Idio che io malvolentier gli prendo, considerando che tu se' mercatante e i mercatanti fanno co' denari tutti i fatti loro: ma per ciò che il bisogno mi strigne e ho ferma speranza di tosto rendergliti, io gli pur prenderò, e per l'avanzo, se più presta via non troverò, impegnerò tutte queste mie case”; e così detto lagrimando sopra il viso di Salabaetto si lasciò cadere. Salabaetto la cominciò a confortare; e stato la notte con lei, per mostrarsi bene liberalissimo suo servidore, senza alcuna richesta di lei aspettare, le portò cinquecento be' fiorin d'oro, li quali ella ridendo col cuore e piagnendo con gli occhi prese, attenendosene Salabaetto alla sua semplice promessione. Come la donna ebbe i denari, così s'incominciarono le 'ndizioni a mutare; e dove prima era libera l'andata alla donna ogni volta che a Salabaetto era in piacere, così incominciaron poi a sopravenire delle cagioni per le quali non gli veniva delle sette volte l'una fatto il potervi entrare, né quel viso né quelle carezze né quelle feste più gli eran fatte che prima. E passato d'un mese e di due il termine, non che venuto, al quale i suoi denari riaver dovea, richiedendogli, gli eran date parole in pagamento. Laonde, avvedendosi Salabaetto dell'arte della malvagia femina e del suo poco senno e conoscendo che di lei niuna cosa più che le si piacesse di questo poteva dire, sì come colui che di ciò non aveva né scritta né testimonio, e vergognandosi di ramaricarsene con alcuno, sì perché n'era stato fatto avveduto dinanzi e sì per le beffe le quali meritamente della sua bestialità n'aspettava, dolente oltre modo seco medesimo la sua sciocchezza piagnea. E avendo da' suoi maestri più lettere avute che egli quegli denari cambiasse e mandassegli loro, acciò che, non faccendolo egli, quivi non fosse il suo difetto scoperto, diliberò di partirsi: e in su un legnetto montato, non a Pisa, come dovea, ma a Napoli se ne venne. Era quivi in quei tempi nostro compar Pietro dello Canigiano, trasorier di madama la 'mperatrice di Constantinopoli, uomo di grande intelletto e di sottile ingegno, grandissimo amico e di Salabaetto e de' suoi: col quale, sì come con discretissimo uomo, dopo alcun giorno Salabaetto dolendosi raccontò ciò che fatto aveva e il suo misero accidente e domandogli aiuto e consiglio in fare che esso quivi potesse sostentar la sua vita, affermando che mai a Firenze non intendeva di ritornare. Il Canigiano, dolente di queste cose, disse: “Male hai fatto, mal ti se' portato, male hai i tuoi maestri ubiditi, troppi denari a un tratto hai spesi in dolcitudine: ma che? Fatto è, vuolsi vedere altro”; e, sì come avveduto uomo, prestamente ebbe pensato quello che era da fare e a Salabaetto il disse; al quale piacendo il fatto, si mise in avventura di volerlo seguire. E avendo alcun denaio e il Canigiano avendonegli alquanti prestati, fece molte balle ben legate e ben magliate; e comperate da venti botti da olio e empiutele e caricato ogni cosa, se ne tornò in Palermo. E il legaggio delle balle dato a' doganieri e similmente il costo delle botti e fatto ogni cosa scrivere a sua ragione, quelle mise ne' magazzini, dicendo che infino che altra mercatantia, la quale egli aspettava, non veniva, quelle non voleva toccare. Iancofiore, avendo sentito questo e udendo che ben dumilia fiorin d'oro valeva o più quello che al presente aveva recato, senza quello che egli aspettava che valeva più di tremilia, parendole aver tirato a pochi, pensò di restituirgli i cinquecento per potere avere la maggior parte de' cinquemilia; e mandò per lui. Salabaetto divenuto malizioso v'andò; al quale ella, faccendo vista di niente sapere di ciò che recato s'avesse, fece maravigliosa festa e disse: “Ecco, se tu fossi crucciato meco perché io non ti rende' così al termine i tuoi denari... ?” Salabaetto cominciò a ridere e disse: “Madonna, nel vero egli mi dispiacque bene un poco, sì come a colui che mi trarrei il cuor per darlovi, se io credessi piacervene; ma io voglio che voi udiate come io son crucciato con voi. Egli è tanto e tale l'amor che io vi porto, che io ho fatto vendere la maggior parte delle mie possessioni: e ho al presente recata qui tanta mercatantia che vale oltre a dumilia fiorini e aspettone di Ponente tanta che varrà oltre a tremilia; e intendo di fare in questa terra un fondaco e di starmi qui per esservi sempre presso, parendomi meglio stare del vostro amore che io creda che stea alcuno innamorato del suo.” A cui la donna disse: “Vedi, Salabaetto, ogni tuo acconcio mi piace forte, sì come di quello di colui il quale io amo più

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Argomenti: debito conoscimento,    perfetto amore,    doloroso lamento,    grande intelletto,    misero accidente

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