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La favorita del Mahdi di Emilio Salgari pagina 79sufficiente ai suoi bisogni ed il gruppo è quasi sempre circondato da una siepe di spine e ombreggiato da palmizi che danno alla città un pittoresco aspetto. Il Mahdi se ne era impossessato il 15 gennaio 1883 e ne aveva fatto il suo quartier generale, fortificandola alla meglio che aveva potuto e facendola occupare da una parte delle sue orde che bivaccavano nelle vie e nelle piazze sotto tugul improvvisati e sotto tende.[1]. [1] Il Mahdi l'aveva presa con la fame dopo quattro mesi e mezzo di eroica resistenza, e scacciati gli abitanti dopo averli denudati, l'aveva fatta occupare delle sue orde. Quando Abù-el-Nèmr e quelli che lo seguivano scambiate alcune parole coi guerrieri che vegliavano dinanzi alla porta, entrarono, la città era ancora addormentata. Nè per le vie, nè per le piazze scorgevasi anima viva; nè da alcuna capanna trapelava un raggio di luce che desse indizio che entro si vegliava. Persino i guerrieri del Mahdi che accampavano all'aperto, russavano sotto i tugul di paglia o sotto le tende curvate per la pioggia che cadeva a torrenti allagando le polverose strade. Il silenzio funebre che regnava nella città, era rotto di quando in quando da un colpo di tuono secco secco che faceva tremare i tugul e dal lugubre scricchiolar delle palme violentemente scosse dal vento del sud-est. Abù-el-Nèmr, dopo di aver esitato alcuni istanti, prese la via che menava al quartiere di El-Orfa, spingendo il cavallo al piccolo trotto. Notis e il suo compagno, tirato il fiato, gli si misero bravamente dietro, determinati a sapere dove andasse a finire e sicuri di scoprire qualche cosa di nuovo che li riguardava. Venti minuti dopo lo scièk si arrestava dinanzi a una capanna piuttosto malandata, situata all'estremità del quartiere e circondata da un orticello nel quale crescevano superbi tamarindi. Dalle fessure delle pareti trapelavano dei raggi di luce. —Oh! fe' Notis, arrestandosi di botto e aprendo bene bene gli occhi. Il birbante ha delle persone che lo aspettano. Ira di Dio! Qui sotto gatta ci cova. Abù-el-Nèmr spostò un lembo di siepe che racchiudeva l'orticello, condusse il cavallo sotto una piccola tettoia poi battè tre volte le mani. La porta della capanna si aprì lasciando vedere un gran fascio di luce, poi si rinchiuse dietro lo scièk. —Medinek, disse Notis, volgendosi al compagno. Chi abita in quel tugurio? —Non lo so, rispose il guerriero. Una volta quella capanna era deserta. —Bisogna sapere a qualsiasi costo chi la abita. —Uhm! Non è cosa tanto facile. Non trovo altro mezzo che quello di salire sul tetto e di appoggiare gli occhi alle canne. —Andiamo sul tetto, Medinek. —Noi corriamo il rischio di venire scoperti. —Hai il tuo jatagan?— —Sì. —Hai paura? —Non lo credo. —Allora andiamo concluse il greco. In pochi minuti raggiunsero l'orticello e vi entrarono. Medinek appoggiò un orecchio alla parete per udire se giungeva fino a lui qualche parola, ma non udì che un mormorio indistinto. —Saliamo, mormorò egli. —Sta saldo, rispose il greco. S'arrampicò sulle spalle del guerriero, si aggrappò ai travicelli che formavano l'ossatura del tetto e con un salto giunse in cima. Stendere le mani al compagno e tirarlo su, fu l'affare di un istante. —Là, così, borbottò il greco soddisfatto. Ora apriremo un pertugio che ci permetterà di vedere senza essere veduti. Ci bagneremo fino alle ossa, ma ciò che udremo compenserà largamente il bagno. Trasse l'jatagan, lo cacciò senza far rumore tra le canne inzuppate d'acqua, e lentamente, con infinite precauzioni, praticò un forellino appena capace di lasciar passare due dita. Ciò fatto si distese sul ventre, accostò l'orecchio al pertugio e guardò attentamente, nell'interno della capanna, senza occuparsi della pioggia che lo innondava. Due uomini erano seduti presso un braciere che spandeva all'intorno una vivissima luce. In uno di essi, Notis conobbe lo scièk Abù-el-Nèmr, ma l'altro non fu capace di vederlo in volto pel motivo che volgevagli le spalle, ma si accorse che era un negro. —Non monta, bisbigliò il birbante. Lo saprò più tardi chi esso sia. Zitto ora, e non perdiamo una parola. La conversazione fra lo scièk e il padrone della capanna era di già cominciata. —Come ti dissi, diceva Abù-el-Nèmr, mi sono presentato questa sera istessa a Mohammed Ahmed. Egli mi ha accolto con molta gioia e mi ha subito parlato dell'uomo che noi cerchiamo. —Oh! esclamò il suo compagno, facendo un balzo sull'angareb. È proprio vero quello che tu dici? —Te lo giuro. Egli mi parlò di Abd-el-Kerim. —E dunque? —Mi narrò che lo aveva dato in mano ad un uomo che aveva molto insistito per averlo. —In mano ad un uomo? -Sì. —Era un bianco quell'uomo? chiese il negro con viva emozione. —No, un beduino. —Respiro, Abù-el-Nèmr. Avevo paura che fosse. —Chi mai? Forse il rivale di Abd-el-Kerim? —Appunto credevo che fosse il greco Notis. Ma quale interesse poteva avere quel beduino per averlo in sua mano? Qui sotto ci deve essere qualche raggiro, qualche mistero che bisogna svelare. —È quello che penso pur io, tanto più che quel beduino scomparve dal campo, nè fu possibile scoprirlo. —Che sia il greco dipinto? Non so ma il cuore mi batte forte forte e mi sento assalire da forti sospetti. Notis, che non avea perduto sillaba di quel colloquio, involontariamente rabbrividì. —Ira di Dio! borbottò. Che mi abbiano scoperto? Chi può essere mai quel negro d'inferno che indovina le cose tanto bene? Ragazzo mio, se posso averti sotto le unghie non ti risparmierò. Udiamo la fine. —Ad ogni modo, ripigliò il negro, staremo in guardia. Non credo che quel birbante sia ancora vivo nè abbia avuto tanto fegato da spingersi fino a El-Obeid. E che ti disse Ahmed? —Egli mi promise di cercare attivamente quel beduino. Per ogni precauzione, sarà bene che avvisiamo Fathma di stare in guardia. —Non mancherò di farla avvisare. —L'hai condotta dove ti dissi? —Sì, rispose il negro. All'estremità della zeribak dei prigionieri le ho costruito una bella capanna. Notis si rizzò sulle ginocchia così in furia che il tetto gemette. Fu con grande fatica che rattenne il grido di sorpresa e di gioa che stava per isfuggirgli dalle labbra. —Nella zeribak dei prigionieri! esclamò, tremando per l'emozione. Fathma fra i prigionieri!… Per Dio!… —Che hai? chiese Medinek. —Scappiamo! —Siamo stati scoperti? —No, ho saputo ove si trova la donna che cerco. —Ah!… E dov'è? —Nella zeribak dei prigionieri. —I furbi! —Andiamocene Medinek. Non bisogna perder tempo. Il guerriero si alzò in furia. Quella brusca mossa tornò a far gemere il tetto. —Ira di Dio! brontolò il greco. Fa piano, animale. —Chi va là? chiese in quell'istante Abù-el-Nemr. Notis, quantunque fosse coraggioso, provò un brivido e rimase immobile. Medinek invece saltò giù dal tetto cadendo sopra una tavola di legno che si spezzò con fracasso. La porta della capanna si aprì e lo scièk e il suo compagno comparvero con dei tizzoni accesi. —Alto là! gridò lo scièk, vedendo il guerriero che scalava rapidamente il recinto dell'orticello. Medinek invece di arrestarsi precipitossi nella via allontanandosi a tutte gambe. —Ah! razza di un cane! gridò lo scièk, sparandogli dietro un colpo di pistola. —Che abbia udito i nostri discorsi? chiese il suo compagno. Se lo inseguissimo? —A quest'ora deve essere assai lontano poichè correva come un cervo. Chi può essere e quale scopo lo spinse a salire sul tetto della capanna? amico mio, non vedo chiaro in questa faccenda. —E neppur io se vuoi che te lo dica francamente. Era almeno solo? —Non ne ho visto che uno, ma faremo bene a dare un'occhiata sul tetto. Chissà, potrebbe darsi che lassù, si tenesse celato qualche altro curioso. Fammi la scala che io salga. —Prendi l'altra pistola e armala. Non si sa mai quello che può accadere. —Hai ragione, amico mio. Orsù, sta fermo che salgo sulle tue Tag: capanna sotto tetto greco compagno essere bene negro dopo Argomenti: grande fatica, qualsiasi costo, silenzio funebre, tanto fegato Altri libri consultabili online del sito affini al contenuto della pagina: Confessioni di un Italiano di Ippolito Nievo Corbaccio di Giovanni Boccaccio Il benefattore di Luigi Capuana Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni Le femmine puntigliose di Carlo Goldoni Articoli del sito affini al contenuto della pagina: Il furetto a grandi linee Costruire la propria autostima ritrovando la fiducia in se stessi Quali giochi scegliere per il coniglio nano Come scegliere le scarpe da sera Come smettere di essere innamorati
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