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Intrichi d'amore di Torquato Tasso pagina 27

Testo di pubblico dominio

Cornelia fusse morta, mi ricasai con Leonora, chiamandomi Alberto per non sentir più quel disgraziato nome di Muzio. Ella averà fatto il medemo, credendo che io fusse morto, e si è ricasata di nuovo con Alessandro, e adesso procura l'altro. Or vedete che grande intrico è questo. Che cosa si farà? Come farò? MANILIO Io non so che dirvi, nè che farvi. Dispiacemi che anch'io ho perduto la mia commodità, perchè, capperi!, Cornelia era bella. Ma ecco di là l'altra moglie insieme con Pasquina. Vengono molto in fretta, e turbate; alcun altro intrico ci sarà. LEONORA Vedi, Pasquina, che tu non t'inganni come suoli al spesso. Dimmelo chiaro: hailo tu veduto con gli occhi proprii? PASQUINA Con gli occhi proprii. LEONORA Entrar nella camera? PASQUINA Nella camera. LEONORA E Lavinia entrò prima di lui? PASQUINA Prima di lui. LEONORA E gli hai serrati di fuora? PASQUINA Di fuora. LEONORA Oh! traditori disonorati! Parmi mill'anni che io mi sfoghi sopra di voi. ALBERTO Moglie mia carissima, donde venite? Dove andate? Perchè sete in còlera? Che cosa ci è? LEONORA A tempo vi trovo, marito mio caro. Andiamo, andiamo in casa; e pregovi, Messer Manilio, che ancor voi vi degnate di venire, per aiutarci in un bisogno molto importante, dove vi va l'onore e la riputazione di casa mia. ALBERTO Che altro disturbo sarà questo? Entrate pur, Messer Manilio. MANILIO Intriamo. In fine è vero che le disgrazie non vengono mai sole. Scena 11 ALESSANDRO E io ti dico, Leandro, che l'onore s'ha da preporre a tutte le cose; e di due mali, si deve eleggere il manco. Saria manco male a tormi la vergogna con la morte di Cornelia e di Camillo, che restar favola delle genti: che restando così ne potrebbe nascere uno delli doi disordini, che io mi disperasse affatto con pericolo dell'anima, che importa più, o che ogni giorno uccidessi tutti quelli che mi volessero notare di questa infamia. LEANDRO Dal presente al futuro è una gran differenza, padron mio. S'al presente che sete in còlera dite così, non so poi se quel che potrebbe nascere averia l'effetto suo; che molte cose diciamo a sangue caldo, che raffreddato poi non si mandano in esecuzione. Talchè, evitando questo presente eccesso che vi preparate di fare, evitarete anco il secondo, con più onor vostro, con quiete della mente e con salute dell'anima. ALESSANDRO Il sangue non raffredda mai a chi fa stima dell'onor suo, ma sempre bolle, sempre freme insieme, se non si risolve in vendetta del riceùto oltraggio. LEANDRO Nelle cose che sono secrete, io non so questo onore di che colore si sia; se però da noi stessi non vi mettiamo sopra il tinto, come fanno alcuni, che si ponno celar le corna in seno, se le mettono in fronte. Ditemi: chi sa, o chi saprà, o chi si potrà imaginare mai questo fallo di Cornelia e Camillo, se da noi stessi non lo publichiamo? Stiamoci dunque a piacere, e dissimulando il negozio barattarete Cornelia con Brianda, e lasciamo stare tanti omicidii. ALESSANDRO Il secreto che passa per bocca d'uno non è più secreto. Franceschetto lo sa, lo sai tu; e quando tu e Franceschetto nol sapeste, lo so io, la mia conscienzia, che vale per mille testimonii. Lascia fare a me. Adesso che il traditore è serrato in camera, secondo mi ha riferito Franceschetto, il colore sarà di sorte che il rosso del sangue coprirà il verde della loro lasciva speranza. LEANDRO Nell'ultimo, Signor Alessandro, so che mi farete buona quella regola che non si punisce l'affetto se non segue l'effetto. Ha permesso Iddio che Camillo sia stato chiuso in camera prima che venisse all'effetto, dunque non si deve punire l'affetto. ALESSANDRO T'inganni: perchè ne gli eccessi gravi ed enormi si considera principalmente la mala volontà e il proposito cattivo col quale si va a delinquere; e se ben non segue l'effetto, bàstavi che solo con la sola in camera, accarezzandosi lascivamente insieme, son venuti a i baci. Ma ecco che Cornelia viene in porta; fermianci qui, mentre m'accommodo le palle in bocca, acciò balbutiendo non mi conosca alla favella. Scena 12 CORNELIA Mi è morto il marito; l'ombra dell'altro m'affligge; mi pregiudica la figliastra; Camillo m'inganna; mi tradisce il servo; il messo mi sospende; l'astrologo non viene. Che debbo dunque sperare, se dubbiose, sospese, vane, estinte, incerte e morte sono tutte le mie speranze? Debbo sperar forse alla dubbiosa speranza che mi resta di questo astrologo? Ahi, che t'inganni, Cornelia: non sai tu che tutti li pronostichi non sempre riescono? E non riuscendo Camillo qual ti promettesti, tu ne rimaneresti infamata appresso l'astrologo e appresso il mondo. Non sia mai che mi publichi per tale, che io mi scuopra innamorata di Camillo, se prima non faccio mille esperienzie di lui. Ma ecco Leandro; credo che l'altro sarà l'astrologo. Oh, Amore, conducemi al porto, dopo tante tempeste! LEANDRO Ecco qui, Signora Cornelia, l'astrologo che io vi ho proposto. Confidate liberamente alla virtù sua, che come prudente e saggio darà efficace rimedio alle vostre disaventure. CORNELIA L'effigie veramente è veneranda; spero che gli effetti saranno corrispondenti. ALESSANDRO Quella che è mastra di tutte le cose, l'esperienza dico, vi farà certa la speranza ch'avete in me. CORNELIA Ohimè, questo balbutire mi dà sospetto, già che si dice: guardati da' segnati. ALESSANDRO Non accade a sospettar di nulla, nè a parlar fra di voi stessa, che io già comprendo il tutto. CORNELIA Voi mi mirate così fissamente nel volto. Che cosa disegnate? ALESSANDRO Disegno segni mirabili nella vostra effigie; e perchè sono cose di molta importanza, ritiratevi in quel cantone, Leandro, acciò senza sospetto ella mi possa manifestare il vero. LEANDRO Di grazia. ALESSANDRO Se a voi piacesse, Signora, che noi andassimo sopra, io andarei volentieri, per poter più diffusamente ragionare. CORNELIA Non importa: cominciate a dir qualcosa qui, che essendo il luogo rimoto, non sarà disdicevole. ALESSANDRO Voi, primieramente, sete innamorata; e questo amor vostro cominciò molti mesi avanti che morisse vostro marito. Non è vero? LEANDRO Dio voglia che non cada al primo assalto. CORNELIA Mentre visse l'infelice consorte, non amavo altri che lui, e al presente non mi è rimasto altro amore che de' proprii figli. LEANDRO Oh, che saggia risposta! ALESSANDRO Del figliastro, dovevate dir voi, e non del figlio: e mentre lui fu riputato per tale, voi non osaste di scoprire il fuoco; ma poi che fusti certa che egli non vi era figliastro, usciron fuora le fiamme, tal che voi ed egli, che era nell'istessa fornace, n'avampaste a tutto potere. Non è così? LEANDRO Ohimè! CORNELIA Io non so che dite. LEANDRO Oh, buona! ALESSANDRO Se per onestà non volete confessare il vero, vi laudo. Basta che il vero è quello che io dico; e vi dirò anco una profonda particularità, che la morte di vostro marito vi piacque grandemente, per aver la commodità di sodisfarvi insieme. Che dite? LEANDRO Tienti, Cornelia. CORNELIA Dico che v'insognate. LEANDRO Buona! ALESSANDRO Io non m'insogno, ma segno la verità: anzi vi chiarirò di più, che sete venuti all'atto prossimo col baciarvi insieme mo poco avanti. Potrete negar questa? LEANDRO Salda. CORNELIA Io stupisco. LEANDRO Ohimè! CORNELIA Ditemi: chi è costui che v'imaginate? ALESSANDRO Il nome in particolare non possiamo saper noi; ma solo al presente si ritrova serrato dentro la camera vostra. CORNELIA Chi? ALESSANDRO Costui che io dico, che arde, come ardete voi, d'un istesso amore. CORNELIA Andate, andate in buon ora; e cercate ingannar altri, che Cornelia non si lasciarà ingannar da voi. ALESSANDRO Io non inganno nessuno, e voi non sete ingannata da me; ma per farvi conoscere che io dico il vero, andiamo di sopra, che trovaremo il drudo serrato in capitolo. CORNELIA E se non vi sarà? ALESSANDRO Se non vi sarà, dirò che la virtù mia è falsa. Ma se vi sarà? CORNELIA

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Argomenti: disgraziato nome,    grande intrico,    presente eccesso,    proposito cattivo,    efficace rimedio

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