Sodoma e Gomorra di Docteur Jaf pagina 16

Testo di pubblico dominio

guina di velo, e qualcuna col seno interamente scoperto. La letteratura oscena era naturalmente in gran moda, gli spettacoli licenziosi abbondavano, ed a tali esempii, dice Mercier, la lascivia dei Parigini era diventata così sensibile da superare quella dei passerotti che popolano i loro tetti; anzi i primi sono ancor più volubili e cambiano di femina più frequente dei secondi, e la maggior parte non hanno nemmeno la stessa delicatezza nei piaceri. «Non vi è un sol angolo di porta, un sol angolo di muro che non sia triplamente coperto di stampati annunzianti rimedii per la guarigione radicale delle malattie veneree. Si distribuiscono nelle mani dei vecchi, delle donne, delle giovanette mille annunzii di pretese guarigioni. Nessuno arrossisce di dare o di ricevere questi stampati.» E togliamo ancora dai Tableaux de Paris di Mercier quest'ultimo meraviglioso quadro della vita libertina di quei tempi: «Alle nove di sera il rumore ricomincia... è la sfilata dello spettacolo. Le case sono scosse dal rullio delle vetture; ma questa confusione è passeggiera. È l'ora, in cui tutte le prostitute, la gola scollata, a testa alta, il viso illuminato, l'occhio ardito quanto il braccio, malgrado la luce delle botteghe e dei pubblici fanali, vi perseguitano nel fango con le calze di seta e le scarpine piatte. Si dice che l'incontinenza serve a preservare la castità; che queste donne vulgivaghe impediscono il furto; che, senza le ragazze di piacere, la gente avrebbe meno scrupoli di sedurre e di violare giovani innocenti. Checchè ne sia questo scandalo è passato innanzi la porta delle oneste borghesi che hanno figlie spettatrici di tale obbrobrioso disordine. «Alle undici, nuovo silenzio. È l'ora in cui ognun finisce di cenare. È l'ora pure in cui i caffè sono pieni di oziosi e di viziose. Le libere passeggiatrici non osando più di restar in istrada, per non farsi arrestare dalla ronda che a tal ora è in giro, si rifuggiano nei caffè. «A mezza notte e un quarto di nuovo il rumor delle carrozze, di quelli che escono dai teatri, dai caffè, dai divertimenti, e che, non essendo giocatori, rincasano. La città a quest'ora non appare per nulla deserta: il modesto borghese e l'operaio che dorme diggià, è svegliato da simile confusione, cosa che non dispiace punto alla moglie. Più di un Parigino deve la sua nascita alla brusca commozione degli equipaggi. Il tuono è anch'esso un gran popolatore! «Al mattino, i libertini escono dalle case delle amanti di una notte pallidi, disfatti, la coscienza più volta al timore che al rimorso, e gemono tutto il giorno per l'occupazione della notte, ma il vizio è un tiranno che li riprenderà l'indomani.» Come si vede la corruzione aveva fatto in tutte le classi tali progressi, che è da meravigliare se la società moderna, pervertita sin dalla nascita dal rovesciamento di tutte le leggi, dallo scatenamento di tutte le follie, dalla sete smodata dei godimenti e dei piaceri sensuali, dall'amore del lusso, della ricchezza e dal desiderio del piacere, non sia più cattiva e più depravata. Si ammigliorò, al contrario, a misura che il governo rivenne a migliori istituzioni sociali. Il gran riformatore fu il Primo Console. III. Pratiche Viziose Contro Natura (Nell'antichità) La storia del vizio contro natura nelle sue diverse manifestazioni si perde nella notte dei tempi, o almeno non se ne trovano indizii che per la pederastia, ma a partire dalla Grecia antica i poeti di quei tempi sono stati, si può dire, gli storici della concupiscenza, illuminandoci sulle alte turpitudini dei loro concittadini. A Roma soprattutto si era diventati maestri nell'arte dei raffinamenti lubrici. Tra le diverse pratiche immonde bisogna menzionare in prima linea l'azione dei cunnilingues e dei fellatores. I cunnilingues erano quelli o quelle (giacchè questa sporcizia era praticata da entrambi i sessi) che eccitavano i genitali femminili con la lingua sulla clitoride. I fellateurs o fellatrices succhiavano le parti virili e le tribadi sacrificano a Venere senza il concorso dell'uomo. Il poeta Marziale nei suoi epigrammi ci dà un quadro magnifico di questi depravati: «Manneius, marito con la lingua, adultero con la bocca, più sporca delle bocche del Summaenium, di fronte al quale, vedendolo nudo innanzi alla sua finestra a Suburra, l'ignobile prostituta chiude il suo lupanare. Lui che ha tanta pratica delle visceri femminili, da sapervi dire se una donna incinta ha nel ventre un maschio od una femmina; ora non può allungare l'infetta lingua, giacchè un male indecente ha imputridito la cloaca della sua bocca, in modo che il poveromo non sa più come fare per essere pulito nè sporco.» Questa mostruosa fantasia fu spinta tant'oltre presso i Greci, che, cosa incredibile, non contenti di leccare le parti genitali delle donne allo stato normale, ve ne erano di quelli che le ricercavano umide e sporche sia di mestruo, sia di tutt'altra escrezione. I Romani imitarono i Greci, Seneca s'indigna di veder nominare console un cunnilinguo: «Ignoravi tu dunque, quando nominasti console Mammercus Scaurus, che egli inghiottiva a bocca aperta i mestrui delle sue serve? E se ne nascondeva forse? E ci teneva forse ad apparire un uomo puro?» Questa porcheria era chiamata «andare in Fenicia» perchè tale operazione ricordava il colore rosso di questo paese. Simile atto era designato pure con la parola Scylax (cane) perchè i cani hanno di tali abitudini schifose. La strana depravazione dei cunnilingui fu ancora in favore nelle età susseguenti. Ausonio in un suo epigramma dice: «Che padre modello quel Eunus, quando sua moglie è incinta, si affretta a dar lezioni di lingua ai figli non ancora nati!» Catullo nei suoi versi tratta da becchi i cunnilingues ed i fellatores a causa della fetidità delle loro bocche. Una varietà di fellatores era data dai così detti irrumateurs, che non succhiavano, ma semplicemente solleticavano colla lingua. I Lesbici passavano per gl'inventori di questa impurità, ed è per tale ragione che si trova spesso citata la parola «lesbianizzare». Gli abitanti di Nola avevano simile riputazione; Ausonio ne parla in questi termini: «Aldifuori della privanza coniugale, del legittimo commercio, l'infame lussuria ha scoperte oscene voluttà, che all'erede di Ercole consigliò lo scioglimento di Lemno, che la toga del fecondo Africano mise in mostra sulla scena, che una molle e corrotta capitale insegnò alle genti di Nola. Crispa che non ha se non un corpo solo pertanto le pratica tutte; essa masturba, succhia, presta alle impure voglie l'uno e l'altro orifizio; ha paura di morire senza essersi corrotta in ogni parte dell'impudico corpo.» Il Manuel d'erotologie de Forberg descrive tutte queste sozzure con una eccessiva ricerca di dettagli; ed in esso si trova la famosa domanda di Smepronia ad un suo amico: «Che melodia vuoi che ti suoni su questo flauto?» Ai giorni nostri il coito boccale è in gran voga, specie fra le classi di condizione relativamente agiata, e fra i mariti che amano il contrabando, giacchè, secondo loro, questa pratica presenta meno pericolo di contagio. Se la semenza umana potesse fecondar la terra, nel bosco di Bologna a Parigi, sopratutto di està, che musica di vagiti si udrebbe! È là che la sera, il libertino seduto sul banco e la felattrice inginocchiata per terra, la Venere contro natura trionfa! Gli antichi per sfogar le loro brame non lasciavano neppur caste le glandole mammarie. Nei suoi dialoghi Luisa Singea, fa raccontare ad Ottavia una scena di questo genere: «Con l'una e l'altra conca di Venere—ella dice—mi sono coperta di onta! arrossisco nel ricordarmi che l'interstizio dei miei seni è servito di passaggio a Venere...» Ma non andiamo più oltre, chi volesse sapere fino a quali estreme raffinatezze gli antichi fossero giunti per soddisfare il loro erotismo non ha che a leggere il Satyricon di Petronio. IV. Vizii contro Natura Femminili 1º Tribadi, Fellatrices,

Tag: lingua    notte    gran    contro    natura    donne    pratica    tempi    console    

Argomenti: colore rosso,    coito boccale,    guarigione radicale,    poeta marziale,    donna incinta

Altri libri consultabili online del sito affini al contenuto della pagina:

Confessioni di un Italiano di Ippolito Nievo
Decameron di Giovanni Boccaccio
I nuovi tartufi di Francesco Domenico Guerrazzi
Il fiore di Dante Alighieri
L'Olimpia di Giambattista Della Porta

Articoli del sito affini al contenuto della pagina:

Croazia: un soggiorno a Dubrovnik
Festa della donna
Smettere di mangiarsi le unghie
Problemi comuni della lingua
Offerta capodanno a Lisbona


<- precedente 1   |    2   |    3   |    4   |    5   |    6   |    7   |    8   |    9   |    10   |    11   |    12   |    13   |    14   |    15   |    16   |    17   |    18   |    19   |    20   |    21   |    22   |    23   |    24   |    25   |    26 successiva ->