La famiglia dell'antiquario di Carlo Goldoni pagina 2

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Anzi sta benissimo, e quando occorrerà, si allargherà. DORALICE Non è vostro decoro, ch'io vada vestita, come una serva. ANSELMO (Non darei questa medaglia per cento scudi). (da sé) DORALICE Finalmente ho portato in casa ventimila scudi. ANSELMO (A compir la collana, mi mancano ancora sette medaglie). (da sé) DORALICE Avete voluto fare il matrimonio segreto, ed io non ho parlato. ANSELMO (Queste sette medaglie, le troverò). (da sé) DORALICE Non avete invitato nessuno de' miei parenti; pazienza. ANSELMO (Vi sono ancora duemila scudi, le troverò). (da sé) DORALICE Ma ch'io debba stare confinata in casa, perché non ho vestiti da comparire, è una indiscretezza. ANSELMO (Oh sono pure annoiato!) (da sé) Andate da vostra suocera; ditele il vostro bisogno; a lei ho dato l'incombenza; ella farà quello, che sarà giusto. DORALICE Con la signora suocera, non voglio parlare di queste cose. Ella non mi vede di buon occhio. Vi prego datemi voi il denaro per un abito, che io penserè a provederlo. ANSELMO Denaro io non ne ho. DORALICE Non ne avete? I ventimila scudi dove sono andati? (parla sempre flemmaticamente) ANSELMO A voi non devo rendere questi conti. DORALICE Li renderete a mio marito. La dote è sua; voi non gliel'avete a mangiare. ANSELMO E lo dite con questa flemma? DORALICE Per dir la sua ragione, non vi è bisogno di scaldarsi il sangue. ANSELMO Orsù; fatemi il piacere; andate via di qua; ché se il sangue non si scalda a voi; or ora si scalda a me. DORALICE Mi maraviglio di mio marito. È un uomo ammogliato, e si lascia strapazzare così. ANSELMO Per carità, andate via. Scena sesta Il conte Giacinto e detti. GIACINTO Ha ragione mia moglie; ha ragione, una sposa non va trattata così. ANSELMO (Uh povere le mie medaglie!) (da sé) GIACINTO Nemmeno un abito? ANSELMO Andate da vostra madre. Le ho dato quattrocento zecchini. GIACINTO Voi signor padre, siete il capo di casa. ANSELMO Io non posso abbadare a tutto. GIACINTO Maladette quelle anticaglie! DORALICE Dei ventimila scudi dice, che non ne ha più. GIACINTO Non ne ha più? Dove sono andati? DORALICE Per me non si è speso un soldo. GIACINTO Io non ho avuto un quattrino. DORALICE Signor suocero, come va questa faccenda? GIACINTO Signor padre, ho moglie, sono obbligato a prevedere il futuro. ANSELMO (Non posso più. Non posso più. Ho tanto di testa. Non posso più). (da sé, prende le medaglie, le mette nello scrigno, e le porta via) Scena settima Il conte Giacinto e Doralice DORALICE Che ne dite eh? Ci ha data questa bella risposta. GIACINTO Che volete, ch'io dica? Le medaglie lo hanno incantato. DORALICE Si è incantato lui; non siete incantato voi. GIACINTO Cosa mi consiglierete di fare? DORALICE Dir le vostre, e le mie ragioni. GIACINTO Finalmente è mio padre; non posso, e non deggio mancare al dovuto rispetto. DORALICE Avete sentito? Vostra madre ha quattrocento zecchini da spendere. Fate che ne spenda ancora per me. GIACINTO Sarà difficile cavarglieli dalle mani. DORALICE Se non vuol colle buone, obbligatela colle cattive. GIACINTO È mia madre. DORALICE Ed io son vostra moglie. GIACINTO Vi vorrei pur vedere in pace. DORALICE È difficile. GIACINTO Ma perché? DORALICE Perché ella è troppo superba. GIACINTO E voi convincetela coll'umiltà. Sentite, Doralice mia, due donne, che gridano sono come due porte aperte, dalle quali entra furiosamente il vento; basta chiuderne una, perché il vento si moderi. DORALICE La mia collera è un vento, che in casa non fa rumore. GIACINTO Sì, è vero; è un vento leggiero; ma non tanto fino, ed acuto, che penetra nelle midolle dell'ossa. DORALICE Vuole atterrar tutti colla sua furia. GIACINTO E voi non vi fate stare colla vostra flemma. DORALICE Sempre mette in campo la sua nobilità. GIACINTO E voi la vostra dote. DORALICE La mia dote è vera. GIACINTO E la sua nobilità non è cosa ideale. DORALICE Dunque date ragione a vostra madre, e date torto a me? GIACINTO Vi do ragione quando l'avete. DORALICE Ho forse torto a pretendere d'essere vestita decentemente? GIACINTO No, ma per mia madre desidero, che abbiate un poco più di rispetto. DORALICE Orsù sapete, che farò? Per rispettarla, per non inquietarla, anderò a star con mio padre. GIACINTO Vedete? Ecco il vento leggiero leggiero, ma fino ed acuto. Con tutta placidezza, vorreste fare la peggior cosa del mondo. DORALICE Farei sì gran male a tornar con mio padre? GIACINTO Fareste malissimo a lasciare il marito. DORALICE Potete venire ancor voi. GIACINTO Ed io farei peggio ad escire di casa mia. DORALICE Dunque stiamo qui, e tiriamo avanti così. GIACINTO È poco che siete in casa. DORALICE Dal buon mattino si conosce qual esser debba la buona sera. GIACINTO Mia madre, vi prenderà amore. DORALICE Non lo credo. GIACINTO Procurate di farvi ben volere. DORALICE È impossibile con quella bestia. GIACINTO Bestia a mia madre? DORALICE Sì, bestia; è una bestia. GIACINTO E lo dite con quella flemma? DORALICE Io non mi voglio scaldare il sangue. GIACINTO Cara Doralice, abbiate giudizio. DORALICE Ne ho anche troppo. GIACINTO Via, se mi volete bene, regolatevi con prudenza. DORALICE Fate, che io abbia quello, che mi si conviene, e sarò pazientissima. GIACINTO Il merito della virtù consiste nel soffrire. DORALICE Sì soffrirò, ma voglio un abito. GIACINTO L'averete, l'averete. DORALICE Lo voglio, se credessi, che mi andasse la testa, sono impuntata, lo voglio. GIACINTO Vi dico, che lo averete. DORALICE E presto lo voglio, presto. GIACINTO Or ora vado per il mercante. (Bisogna in qualche maniera acquietarla). (da sé) DORALICE Dite; che abito avete intenzione di farmi? GIACINTO Vi farò un abito buono. DORALICE M'immagino vi sarà dell'oro, o dell'argento nel drappo. GIACINTO E se fosse di seta schietta; non sarebbe a proposito? DORALICE Mi pare, che ventimila scudi di dote, possino meritare un abito con un poco di oro. GIACINTO Via, vi sarà dell'oro. DORALICE Mandatemi la cameriera, ché le voglio ordinare una scuffia. GIACINTO Sentite; anche con Colombina siate tollerante. È cameriera antica di casa; mia madre le vuol bene, e può mettere qualche buona parola. DORALICE Che! dovrò aver sogezione anche della cameriera? Mandatela, mandatela, ché ne ho bisogno. GIACINTO La mando subito. (Sto fresco. Madre colerica. Moglie puntigliosa. Due venti contrari. Voglia il cielo, che non facciano naufragare la casa). (da sé, parte) Scena ottava Doralice e poi Colombina DORALICE Oh! In quanto a questo poi non mi voglio lasciar soverchiare. La mia ragione la voglio dir certamente. Mio marito si maraviglia perché dico l'animo mio senza alterarmi. Mi pare di far meglio così. Chi va pazzamente in collera, pregiudica alla sua salute, e fa ridere i suoi nemici. COLOMBINA Il signor Contino m'ha detto, che la padrona mi domanda, ma non la vedo. È forse andata via? DORALICE Io sono la padrona, che ti domanda. COLOMBINA Oh! Mi perdoni, la mia padrona è l'illustrissima signora Contessa. DORALICE Io in questa casa son padrona? COLOMBINA Io servo la signora Contessa. DORALICE Per domani mi farai una scuffia. COLOMBINA Davvero, che non posso servirla. DORALICE Perché? COLOMBINA Perché ho da fare per la padrona. DORALICE Padrona sono anch'io; e voglio esser servita, o ti farò cacciar via. COLOMBINA Sono dieci anni, ch'io sono in questa casa. DORALICE E che vuoi dire per questo? COLOMBINA Voglio dire, che forse non le riuscirà di farmi andar via. DORALICE Villana! Malcreata! COLOMBINA Io villana? La non mi conosce bene, signora. DORALICE Oh, chi è Vusignoria? Me lo dica acciò non manchi al mio debito. COLOMBINA Mio padre vendeva nastri, e spille per le strade. Siamo tutti mercanti. DORALICE Siamo tutti mercanti! Non vi è differenza da uno, che va per le strade, e un

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