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Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni pagina 13SMERALDINA Io non ho né padre, né madre. Bisognerebbe dirlo al mio padrone, o alla mia padrona. TRUFFALDINO Benissimo, se ghel dirò, cossa dirali? SMERALDINA Diranno, che se sono contenta io... TRUFFALDINO E ela cossa dirala? SMERALDINA Dirò... che se sono contenti loro... TRUFFALDINO Non occorr'altro. Saremo tutti contenti. Dème la lettera, e co ve porterò la risposta discorreremo. SMERALDINA Ecco la lettera. TRUFFALDINO Savìu mo cossa, che la diga sta lettera? SMERALDINA Non lo so; e se sapeste che curiosità, che averei di saperlo! TRUFFALDINO No vorria, che la fuss una qualche lettera de sdegno, e che m'avess da far romper el muso. SMERALDINA Chi sa? D'amore non dovrebbe essere. TRUFFALDINO Mi no vòi impegni. Se no so cossa, che la diga, mi no ghe la porto. SMERALDINA Si potrebbe aprirla... ma poi a serrarla ti voglio. TRUFFALDINO Eh lassè far a mi; per serrar le lettere son fatto a posta; no se cognosserà gnente affatto. SMERALDINA Apriamola dunque. TRUFFALDINO Savìu lezer vu? SMERALDINA Un poco. Ma voi saprete legger bene. TRUFFALDINO Anca mi un pochettin. SMERALDINA Sentiamo dunque. TRUFFALDINO Averzimola con pulizia. (ne straccia una parte) SMERALDINA Oh! che avete fatto? TRUFFALDINO Niente. Ho el segreto d'accomodarla. Eccola qua, l'è averta. SMERALDINA Via leggetela. TRUFFALDINO Lezila vu. El carattere della vostra padrona l'intenderè meio de mi. SMERALDINA Per dirla io non capisco niente. (osservando la lettera) TRUFFALDINO E mi gnanca una parola. (fa lo stesso) SMERALDINA Che serviva dunque aprirla? TRUFFALDINO Aspettè; inzegnémose; qualcossa capisso. (tiene egli la lettera) SMERALDINA Anch'io intendo qualche lettera. TRUFFALDINO Provèmose un po' per un. Questo non èlo un emme? SMERALDINA Oibò; questo è un erre. TRUFFALDINO Dall'erre all'emme gh'è poca differenza. SMERALDINA Ri, ri, a, ria. No, no, state cheto, che credo sia un emme: mi, mi, a, mia TRUFFALDINO No dirà mia, dirà mio. SMERALDINA No, che vi è la codetta. TRUFFALDINO Giusto per questo: mio. Scena diciottesima Beatrice e Pantalone dalla locanda, e detti. PANTALONE Cossa feu qua? (a Smeraldina) SMERALDINA Niente, signore, venivo in traccia di voi. (intimorita) PANTALONE Cossa voleu da mi? (a Smeraldina) SMERALDINA La padrona vi cerca. (come sopra) BEATRICE Che foglio è quello? (a Truffaldino) TRUFFALDINO Niente, l'è una carta... (intimorito) BEATRICE Lascia vedere. (a Truffaldino) TRUFFALDINO Signor sì. (gli dà il foglio tremando) BEATRICE Come! Questo è un viglietto, che viene a me. Indegno! Sempre si aprono le mie lettere? TRUFFALDINO Mi no so niente, signor... BEATRICE Osservate, signor Pantalone, un viglietto della signora Clarice, in cui mi avvisa delle pazze gelosie di Silvio; e questo briccone me l'apre. PANTALONE E ti, ti ghe tien terzo? (a Smeraldina) SMERALDINA Io non so niente, signore. BEATRICE Chi l'ha aperto questo viglietto? TRUFFALDINO Mi no. SMERALDINA Nemmen io. PANTALONE Mo chi l'ha portà? SMERALDINA Truffaldino lo portava al suo padrone. TRUFFALDINO E Smeraldina l'ha portà a Truffaldin. SMERALDINA (Chiacchierone, non ti voglio più bene). PANTALONE Ti, pettegola desgraziada, ti ha fatto sta bell'azion? Non so chi me tegna, che no te daga una man in tel muso. SMERALDINA Le mani nel viso non me le ha date nessuno; e mi maraviglio di voi. PANTALONE Cusì ti me respondi? (le va da vicino) SMERALDINA Eh non mi pigliate. Avete degl'impedimenti, che non potete correre. (parte correndo) PANTALONE Desgraziada, te farò veder se posso correr; te chiaperò. (parte correndo dietro a Smeraldina) Scena diciannovesima Beatrice, Truffaldino, poi Florindo alla finestra della locanda. TRUFFALDINO (Se savess come far a cavarme). (da sé) BEATRICE (Povera Clarice, ella è disperata per la gelosia di Silvio; converrà ch'io mi scopra, e che la consoli). (osservando il viglietto) TRUFFALDINO (Par che nol me veda. Vòi provar de andar via). (piano piano se ne vorrebbe andare) BEATRICE Dove vai? TRUFFALDINO Son qua. (si ferma) BEATRICE Perché hai aperta questa lettera? TRUFFALDINO L'è stada Smeraldina. Signor, mi no so gnente. BEATRICE Che Smeraldina? Tu sei stato, briccone. Una, e una due. Due lettere mi hai aperte in un giorno. Vieni qui. TRUFFALDINO Per carità, signor. (accostandosi con paura) BEATRICE Vien qui, dico. TRUFFALDINO Per misericordia. (s'accosta tremando) BEATRICE (Leva dal fianco di Truffaldino il bastone, e lo bastona ben bene, essendo voltata colla schiena alla locanda) FLORINDO (Alla finestra della locanda) Come! Si bastona il mio servitore? (parte dalla finestra) TRUFFALDINO No più, per carità. BEATRICE Tieni, briccone. Imparerai a aprirle lettere. (getta il bastone per terra e parte) Scena ventesima Truffaldino, poi Florindo dalla locanda. TRUFFALDINO (Dopo partita Beatrice) Sangue de mi! Corpo de mi! Cusì se tratta coi omeni della me sorte? Bastonar un par mio? I servitori co no serve i se manda via, no i se bastona. FLORINDO Che cosa dici? (uscito dalla locanda non veduto da Triffaldino) TRUFFALDINO (Oh!). (avvedendosi di Florindo) No se bastona i servitori de i altri in sta maniera. Quest l'è un affronto, che ha ricevudo el me patron. (verso la parte per dove è andata Beatrice) FLORINDO Sì, è un affronto, che ricevo io. Chi è colui, che ti ha bastonato? TRUFFALDINO Mi no lo so, signor; nol conosso. FLORINDO Perché ti ha battuto? TRUFFALDINO Perché... perché gh'ho spudà su una scarpa. FLORINDO E ti lasci bastonare così? E non ti muovi, e non ti difendi nemmeno? Ed esponi il tuo padrone ad un affronto, ad un precipizio? Asino, poltronaccio che sei. (prende il bastone di terra) Se hai piacere a essere bastonato, ti darò gusto, ti bastonerò ancora io. (lo bastona, e poi entra nella locanda) TRUFFALDINO Adesso posso dir, che son servitor de do padroni: ho tirà el salario da tutti do. (entra nella locanda) Atto terzo Scena prima Sala della locanda con varie porte. TRUFFALDINO solo, poi due CAMERIERI TRUFFALDINO Con una scorladina ho mandà via tutto el dolor delle bastonade; ma ho magnà ben; ho disnà ben, e sta sera cenerò meio, e fin che posso, vòi servir do patroni, tanto almanco, che podesse tirar do salari. Adess mo coss'òia da far? El primo patron l'è fora de casa, el segondo dorme; poderia giust adesso dar un poco de aria ai abiti; tirarli fora dei bauli, e vardar se i ha bisogno de niente. Ho giusto le chiavi. Sta sala l'è giusto a proposito. Tirerò fora i bauli, e farò pulito. Bisogna, che me fazza aiutar. Camerieri. (chiama) CAMERIERI (Viene in compagnia d'un garzone) Che volete? TRUFFALDINO Vorria, che me dessi una man a tirar fora certi bauli da quelle camere, per dar un poco de aria ai vestidi. CAMERIERI Andate; aiutategli. (al garzone) TRUFFALDINO Andemo, che ve darò de bona man una porzion de quel regalo, che m'ha fatto i me patroni. (entra in una camera col garzone) CAMERIERI Costui pare sia un buon servitore. È lesto, pronto, attentissimo; però qualche difetto anch'egli averà. Ho servito anch'io, e so come la va. Per amore non si fa niente. Tutto si fa, o per pelar il padrone, o per fidarlo. TRUFFALDINO (Dalla suddetta camera col garzone, portando fuori un baule) A pian; mettemolo qua. (lo posano in mezzo alla sala) Andemo a tòr st'altro. Ma femo a pian, che el padron l'è in quell'altra stanza, che el dorme. (entra col garzone nella camera di Florindo) CAMERIERI Costui o è un grand'uomo di garbo, o è un gran furbo; servir due persone in questa maniera, non ho più veduto. Da vero voglio stare un po' attento; non vorrei, che un giorno, o l'altro col pretesto di servir due padroni, tutti due gli spogliasse. TRUFFALDINO (Dalla suddetta camera col garzone con l'altro baule) E questo mettemolo qua. (lo posano in poca distanza da quell'altro) Adesso, se volè andar, andè; che no me occorre altro. Tag: truffaldino beatrice locanda pantalone niente lettera parte due garzone Argomenti: terzo scena Altri libri consultabili online del sito affini al contenuto della pagina: Fermo e Lucia di Alessandro Manzoni La favorita del Mahdi di Emilio Salgari Fior di passione di Matilde Serao L'arte di prender marito di Paolo Mantegazza Le smanie per la villeggiatura di Carlo Goldoni Articoli del sito affini al contenuto della pagina: Vacanze in Grecia, Lindos Sala del tesoro di Częstochowa Muoversi a Varsavia Come restare amici dell'ex fidanzato L'innesto della rosa
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