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Le femmine puntigliose di Carlo Goldoni pagina 3delle lettere, e l'erudizione. Ma giacché il ricco Patrimonio vostro mi è accaduto per incidente di nominare, lasciate, che io vi dica essere la Ricchezza il nono grado della ricercata felicità. Altri non avrebbono aspettato sinora a ragionare della Ricchezza, ma collocandola in più alto posto, l'avrebbono mandata innanzi a parecchi gradi, considerandola il sommo ben della vita. Io non ho certamente in tanta estimazione i tesori, che ardisca di anteporgli alla salute, alle scienze, alla nobiltà, e né tampoco alla felicità della Patria, desiderandomi aver più tosto tre Paoli al giorno in Italia, che dieci Doppie in uno dei gelati Paesi del Settentrione. So, che Voi pure calcolate il bene delle vostre doviziose rendite per mantenere con decoro, e con lustro la nobilissima Casa vostra, ed il buon uso, che fate dell'oro, e dell'argento, dimostra, che Voi lo apprezzate sol quanto merita, ma, a quel che merita più, non lo preferite. Non è fuor di proposito considerare fra i gradi della nostra felicità, la libertà ancora, e collocarla nel decimo luogo di questa nostra rassegna Voi la godete perfettamente, con un Ordine in petto, che vi difende dalla catena del Matrimonio. Io non dirò, che sieno le nozze generalmente di peso agli Uomini, e di tormento, anzi sostituirei a questo grado di felicità il Matrimonio medesimo, se di una discreta moglie potesse alcuno gloriarsi, ma poiché il dubbio è grande, ed il pericolo è manifesto, la libertà è un gran bene, un bene, che si conosce meglio, quando si perde, ma è meglio non perderlo, a costo ancora di non conoscerlo perfettamente. L'undecimo grado diamolo noi meritamente all'uso delle sociali Virtù. Rendono queste l'Uomo amabile, e desiderato, arbitro delle oneste conversazioni, e posseditore dei migliori cuori del Mondo. Sono certe virtù quelle, che io chiamo virtù sociali, che derivano da una buona Morale, e si adattano alle circostanze. Per esempio ridere, barzellettare, brillare colle persone di spinto, ragionare colle persone di senno, non inquietare coloro, che sono di malinconico umore, parlar di scienze coi dotti, astenersene cogl'ignoranti, non irritare i superbi, non avvilire i pusillanimi. Esser savio coi savi, ma ben guardarsi di non impazzire coi pazzi. Mentre accenno queste regole della felicissima Società, non intendo già di darle a Voi, quasiché abbiate ora necessità d'impararle. Voi siete adorno di tutte le più amabili qualità, siete un perfetto conoscitore del Mondo, e avete per gli onesti piaceri, che il mondo ci somministra, un ottimo discernimento, un perfettissimo gusto. Ecco la duodecima, ed ultima condizione, la quale, secondo me, può render l'Uomo felice: il buon gusto, il sano discernimento. Iddio ha creato il Mondo per noi, e tutte le sue delizie sono delizie nostre. Guardiamoci dall'abusarcene, non dal goderle. Senza andar dietro ai piaceri vietati, tanti noi ne abbiamo dei permessi, che smentir possiamo coloro, i quali tristo chiamano il Mondo. È l'appetito smoderato degli Uomini quello, che cambia aspetto alle cose, per altro vi è da godere, vi è da prendersi divertimento, senza traviare dal sentiero dell'onestà. Vi vuol buon gusto, vi vuol perfetto discernimento; Voi l'uno, e l'altro avete, e lodevole uso ne fate: Voi siete dunque felice. Che se alcuno mi volesse opporre, essere necessario per la felicità dell'Uomo il comando, no, gli direi, t'inganni. Possono gli Scettri, e le Corone appagar l'ambizione, non rendere contento il cuore. Un grado solo dell'umana felicità, che manchi al Sovrano, lo può rendere nella sua grandezza infelice, e tutta la sua grandezza non vale a procacciargli la pace del cuore. Io dunque mi rallegro con Voi, Illustrissimo Signor Cavaliere, e mi rallegro di cuore con me medesimo, per aver ritrovato, e conosciuto in Voi il tesoro dell'umana felicità. Voi non potete non desiderare felici gli altri per effetto della Virtù, onde a ragion mi lusingo, che mi vorrete beneficare, donandomi ora per e sempre la benignissima grazia vostra, accettando come un tributo d'ammirazione, di servitù, ed ossequio questa miserabile Commedia, che vi offerisco, e permettendomi, che possa dire di essere, quale umilmente mi sottoscrivo, Di V. S. Illustriss. Umiliss. Devotiss. ed Obblig. Serv. CARLO GOLDONI Atto primo Scena prima Appartamento nella locanda, in cui sono alloggiati don Florindo, e donna Rosaura. Donna Rosaura, e Don Florindo. FLORINDO Signora consorte carissima, credo, che ce ne possiamo tornare al nostro paese, e se aveste aderito a quello, che io diceva, non saremmo nemmeno venuti a Palermo. ROSAURA Che avrebbero mai detto di noi le donne del nostro rango, se dentro il primo anno del nostro matrimonio non fossimo venuti a far qualche sfarzo nella città capitale? FLORINDO E che cosa diranno di noi, se torneremo alla patria, senza che una dama di questo paese siasi degnata di ammetterci alla sua conversazione? ROSAURA Ciò basterebbe a farmi morir di dolore. FLORINDO Penso che sarebbe stato meglio, se in luogo di aspirare alla conversazione delle dame, ci fossimo contentati di quella delle mercantesse della nostra condizione. ROSAURA Oh, questo poi no. Sono venuta a Palermo per acquistare qualche cosa di più. Per esser distinta a Castell'a Mare, basta ch'io possa dire, sono stata in Palermo alla conversazion delle dame. FLORINDO Ma se questa conversazione, non si può ottenere? ROSAURA Il Conte Lelio mi ha dato speranza, che forse, forse si otterrà. FLORINDO Il Conte Lelio, e molti altri cavalieri ci trattano, ci favoriscono, mostrano desiderio d'introdurci per tutto; ma so, che le dame non vogliono ammetterci assolutamente. ROSAURA Eppure sono stata a casa di alcune, e mi hanno ricevuta. FLORINDO Sì. In privato tutte ci faranno delle finezze, ma in pubblico non è possibile. ROSAURA Mi ha promesso il Conte Lelio, che la Contessa Beatrice prenderà ella l'impegno d'introdurmi. FLORINDO Questa dama non la conosco. Non le ho portato veruna lettera di raccomandazione. ROSAURA La lettera di raccomandazione, che dovremo noi presentarle, sarà un piccolo regaletto di cento doppie. FLORINDO Cento doppie? A che motivo? ROSAURA Per gl'incomodi, che si dovrà prendere per causa nostra. FLORINDO E sarà tanto vile, per vendere a denaro contante la sua protezione? ROSAURA Il Conte Lelio maneggia l'affare: io gliel'ho promesse, e son certa che in questo non mi farete scorgere. Purché ottenghiamo l'intento nostro, che importa a voi il sagrificio di cento doppie? FLORINDO Quando riesca la cosa bene, le sagrifico volentieri, unicamente per compiacervi. ROSAURA Anzi ho divisato donare al Conte Lelio un orologio d'oro per gratitudine dei buoni uffici, che fa per noi. FLORINDO Ed egli l'accetta? ROSAURA Perché volete, che lo ricusi? FLORINDO Per quel, ch'io vedo, si vende la protezione, come il panno, e la seta. ROSAURA Ci siamo, bisogna starci. FLORINDO In otto giorni, che siamo qui, abbiamo speso più di trecento scudi, senza veder cosa alcuna. ROSAURA Non voglio andare in nessun luogo, senza una dama, che mi conduca. Scena seconda Brighella, e detti. BRIGHELLA Signori... ROSAURA Villanaccio (a Brighella con isdegno gittandogli un fazzoletto in faccia). BRIGHELLA Lustrissima... ROSAURA Dammi, quel fazzoletto. BRIGHELLA Lustrissima sì. Gh'è qua l'illustrissimo sior Pantalon, che li voria reverir. ROSAURA Pantalone non è illustrissimo. BRIGHELLA La perdona, signora... ROSAURA Asino! BRIGHELLA Illustrissima, la me compatissa. FLORINDO Digli che passi. BRIGHELLA Signor sì... Illustrissimo sì. (No me posso avvezzar) (parte). ROSAURA Non voglio sentire le seccature di questo vecchio. Vado nella mia camera; se viene il Conte Lelio, mandatelo da me. FLORINDO Sarete servita. ROSAURA Se questa dama ci favorisce, bisognerà trattarla. FLORINDO Siamo forestieri, probabilmente sarà ella la prima a trattarci. ROSAURA Basta; purché si spunti, si ha da spendere Tag: brighella noi conte mondo dama bene grado nostra matrimonio Argomenti: contessa beatrice, signora consorte, ricco patrimonio, decimo luogo, perfetto conoscitore Altri libri consultabili online del sito affini al contenuto della pagina: Il conte di Carmagnola di Alessandro Manzoni Confessioni di un Italiano di Ippolito Nievo Il benefattore di Luigi Capuana Il colore del tempo di Federico De Roberto Il ponte del Paradiso di Anton Giulio Barrili Articoli del sito affini al contenuto della pagina: Le pratiche da disbrigare per il matrimonio Come vestirsi ad un matrimonio Le vacanze insieme per salvare la vita di coppia Quando sposarsi in spiaggia e perché Il matrimonio in casa
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