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L'Olimpia di Giambattista Della Porta pagina 4di conto a dimandarmi, gli dica che son ito a Palazzo, che S. E. tien Consiglio di Stato questa mattina. Tu compra robbe accioché s'apparecchi per questa sera, poi vieni a trovarmi dove tu sai. MASTICA. (Poiché compra robbe me gli vo' scoprire; forse ne carpirò una colazionetta questa mattina). TRASILOGO. Ma io veggio Mastica. O Mastica mio galante! SCENA V. MASTICA, TRASILOGO. MASTICA. Eccomi, fior della cavalleria, re di paladini, gloria di rodomonti! TRASILOGO. Dove si va? MASTICA. Dove mi sento trascinar dalla gola. TRASILOGO. Tu vuoi dir che vorresti mangiar meco, eh? MASTICA. Fareste una opera pia: all'altro mondo ve la trovareste all'anima. TRASILOGO. Orsú vo' che desini meco. MASTICA. O principe, o re, o capitano strenuo e valoroso! TRASILOGO. Che dice Olimpia di me? MASTICA. Che questa notte s'è sognata con voi e che voi le parete il piú bel gentiluomo del mondo. TRASILOGO. Haile tu detto che se ho un viso d'angiolo ho un cuor di diavolo? in somma la mia bellezza mi rubba gran parte della fama delle mie pruove; ché le genti vedendomi cosí bello non si ponno imaginare che sia quel satanasso, quel gran diavolo ch'io sono. Haile tu raccontato le cittá che ho prese, le tante volte che ho combattuto in steccato e le battaglie terribili c'ho fatte? MASTICA. Quali? TRASILOGO…. Non devi esser di questa cittá o sei nato sordo, poiché non hai inteso per ogni cantone le mie pruove. Ascolta, che vo' raccontartene una spaventevole che un tempo ebbi con la famosa Alitia. Questa è piú valorosa d'una Angroia, d'una Marfisa bizzarra, e siamo stati sempre capitalissimi inimici. Un dí bandimmo giornata: a lei vennero in aiuto i popoli grínei, dinamèi e dícei; a me i popoli alopecèi, epitáli ed epismirni…. MASTICA. Oh che nomi da scongiurare spiriti! e sonovi questi popoli sul pappamondo? TRASILOGO. Tu sei poco prattico nelle guerre, però non li conosci. MASTICA. Io non conosco se non i popoli panettari, piscatori, tavernari e salcicciari che mi donano da mangiare: con questi prattico e fo le mie scaramucce. Ma che seguí della guerra? TRASILOGO…. Combattendo seco, quantunque l'avessi dato diecimilla stoccate non la poteva uccider mai, perché era fatata come Orlando. Al fin per torlami dinanzi, le attacco una pietra al collo e la sommergo nell'Arcipelago…. MASTICA. Crudel battaglia fu questa! TRASILOGO…. Ascolta quest'altra ch'ebbi con gli uomini marini…. MASTICA. Che uomini marini? TRASILOGO. Questi sono mezzi uomini e mezzi pesci; e cosí scorrono per lo mare come gli uccelli per l'aria, e son coverti di piume molli che dando loro con la spada cedono al taglio, che non fa ferita. Né si può loro appressar con navi, perché portan fuoco e le bruggian tutte…. MASTICA. Voi come l'uccideste? TRASILOGO…. Prima tesi una rete tessuta di gomene di navi tra certi scogli, poi feci carri di soveri e vi posi delfini a briglia; e dando loro la caccia gli feci cadere nell'imboscata, poi tenendogli sospesi dall'acqua gli lasciai morir di fame come cani…. MASTICA. Oh che morte crudele! or non v'era altra sorte di farli morire che di fame? Ma dimmi, non ci fu alcun testimonio che lo vidde? TRASILOGO…. I miei compagni tutti moriro all'impresa e di loro non rimase niuno vivo. Ma io te ne racconterò delle piú brave…. MASTICA. Bastan queste: non piú, di grazia. TRASILOGO. Ascolta, che poi anderemo a pranso. MASTICA. Vo' piuttosto star senza pranso che ascoltar queste bugie. TRASILOGO. Io non so dir mensogne, né son di questi squassapennacchi che con le loro frappe accrescono le cose loro piú di quello che sono. In fatti son piú fiero che non mostro con le parole. Va' e racconta queste cose ad Olimpia, che ti donarò una alfangia spagnola vecchia…. MASTICA. Che cosa è «armangia»? TRASILOGO. Dico «alfangia» non «armangia». MASTICA. Che m'importa alfangia o armangia! vi domando s'è cosa da mangiare. TRASILOGO…. È una scimitarra che tolsi al capitan don Juan Manrich Caravaschal cara de Pamplona…. MASTICA. Gran scimitarra dovea esser questa che ci ponevano la mano tante persone! TRASILOGO. Che tante persone? MASTICA. Questi «tric», «varric», «varra», «varrone» che avete detto. TRASILOGO…. E ave un bel manico d'avorio posticcio. MASTICA. Pasticcio? questo si che l'accetto. TRASILOGO. Ti lascio, ch'io vo' partirmi. MASTICA. E quando pransaremo? TRASILOGO. Io vo a desinare con S. E. questa mattina, che iersera ne volse la fede mia di non mancarle. Questa sera cenerai nel banchetto della tua padrona, ché ben sai che dove la sera si fan nozze la mattina non vi si mangia. MASTICA. Disgrazio tal legge e chi la compose! TRASILOGO. Tu sei in còlera meco: non ti partire, ch'adesso ritornerò, che giá non è ora di pranso. MASTICA. In casa tua mai non è ora di pranso mentre ci sono io. Temerario vantatore, capitan di ranocchi, mi fa ascoltare e parlar quattro ore, poi me ne manda assordito e diseccato, senza mangiare e senza bere. Si pensava che le sue parole m'entrassero in corpo e mi servissero per cibo, o forse mi voleva far morire come quelli suoi popoli. Mi voleva dar l'alfangia, come s'io avessi bisogno di queste armi per combattere con la fame: ché non ho altra nemica al mondo, né è piú gran pericolo che combatter con lei; e se non mi difendessi a piatti di lasagni, di maccheroni, caponi, faggiani e fegatelli, m'ucciderebbe. Orsú, me n'andrò ratto a Salerno per trovar Lampridio e gli darò la lettera, che per mancia non mi mancherá un banchetto da imperadore. ATTO II. SCENA I. LAMPRIDIO innamorato, PROTODIDASCALO suo precettore. LAMPRIDIO. Ecco pur veggio quell'ora, che per troppo desiderarla mai non parea che venisse. Quanto pensi, o Protodidascalo precettore, mi sia dolce Napoli? PROTODIDASCALO. Pol, aedepol, mehercle, quidem, Lampridio, che al fin ti será molto amarulenta. Nota «aedepol» col diftongo. LAMPRIDIO. Pur la buona sorte ha voluto che ci venissi. PROTODIDASCALO. «O terque quaterque beatus» se non ci fosti venuto mai! LAMPRIDIO. E come desiosa farfalla corre intorno l'amato lume, cosí vo io ratto a pascermi gli occhi dell'amata luce del mio sole!… PROTODIDASCALO. La fiamma ti comburerá l'ali, caderai deplumato e ustulato come il Dedalide—patronimice loquendo: Icaro figliuolo di Dedalo. LAMPRIDIO…. da cui per esser stato cosí lontano, non so come le tenebre non m'abbino accecato e spento in tutto. PROTODIDASCALO. O quam melius non stuzzicassi i carboni semivivi, semisopiti sotto la cenere, che ogni favillula dandole fiato cresce in gran fiamma. Però smorzalo. LAMPRIDIO. Oimè come vuoi ch'io lo smorzi se tutto ardo? e Amor sí fattamente soffia nelle faci che m'ave accese nell'alma, che sono avampato di sorte che son tutto di fuoco. PROTODIDASCALO. Rivolvendo le tue cure altrove, Amor insufflando ne' tuoi igniculi non fará altro che fumo. Ma se tu non volessi ignescere piú di quello che sei, non saresti venuto Neapolim versus. Non sai quel famulo terenziano: Accede ad ignem hunc, iam calesces plus satis; che il fuoco arde piú vicino che lungi? LAMPRIDIO. Anzi l'incendio d'amore arde e si fa sentir di lontano piú che da presso. Ma io vo' palesarti il mio pensiero: le cose vietate sogliono piacere e le possedute rincrescere; io con l'esser venuto qui in Napoli, veggendola di continuo, per la troppa abondanza mi verrá in fastidio e mi levarò da questo amore. PROTODIDASCALO. Falsum, idest falsa imaginatio est che la vista d'una cosa amata voglia rincrescer giamai; anzi non è cosa piú melliflua e piena di dolcedine ch'un polcrissimo aspetto, e quanto gli oculari radii piú reciprocano meno si saziano. Concludo ergo che questo tuo venir a Napoli non è altro che addere ignem igni. LAMPRIDIO. Questa será veramente l'acqua ch'estinguerá il mio foco. PROTODIDASCALO. Será come l'acqua che spruzza il fabro ferrario su' carboni per fargli piú flagranti ed escandescenti. LAMPRIDIO. Non fará il tuo dire ch'io perda la sua grazia, poiché l'ho acquistata. PROTODIDASCALO. Oh Tag: gran pranso mattina sei uomini mondo mangiare fuoco fame Argomenti: capitano strenuo Altri libri consultabili online del sito affini al contenuto della pagina: Confessioni di un Italiano di Ippolito Nievo Decameron di Giovanni Boccaccio Garibaldi di Francesco Crispi Il fiore di Dante Alighieri La favorita del Mahdi di Emilio Salgari Articoli del sito affini al contenuto della pagina: Vita notturna a Madrid Guarire dall'anoressia Toronto e le sue attrazioni principali Offerta capodanno a Nuova Delhi Offerta capodanno a Sidney
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