Il benefattore di Luigi Capuana pagina 7

Testo di pubblico dominio

macchie di sangue cascate sul verde delle foglie; arbusti con rami sottili, quasi delicate braccia di strani candelabri a cui fossero attaccate rigide lamette verdi, spiccavano con mucchi di chioccioline aggrappatevi attorno, e si sarebbero detti carichi di bacche biancastre. —Ecco come siete voialtri!—disse miss Elsa, che si era fermata ad ammirare.—Una fioritura bella, ma selvaggia, ma… —Inutile o nociva… Ha ritegno di dirlo? —Nociva, no; quelle piante usurpano il terreno, impediscono che le rampe scoscendano, quando piove troppo, e ingombrino lo stradone. —Lei vuol sviare il discorso!—esclamò Paolo. —Non posso farle dire quel che non vuol dire. —Mi perdonerà, se parlo? —Non dirà certamente nulla che non dovrei udire. —Io l'amo! Io sono pazzo di lei!… E il giovane, pronunziate queste parole con voce soffocata dalla grande commozione, nascose la faccia tra le mani, quasi avesse paura di scorgere l'impressione che esse dovevano aver fatto su colei alla quale erano indirizzate. —Pazzo?—rispose miss Elsa con voce un po' velata.—Eh, via! Lei esagera, alla siciliana… Ma che mi volesse bene, io lo so da un pezzo; attendevo che me lo confessasse; cominciavo a dubitarne… Paolo si slanciò a prenderla per una mano. Si sentiva davvero impazzire, ma di gioia, di felicità… E portò alle labbra la mano bianca e fine che miss Elsa gli cedeva abbandonatamente. Dietro alcune piante di fichi d'India si udì uno scoppio di risa. Paolo, voltatosi sdegnosamente verso quel punto, vide sparire a un tratto, tra le grosse e spinose foglie dei fichi d'India, la testa del contadino che si era accorto di quel bacio e aveva maliziosamente riso… Impallidì e rimase impietrito. —Come sono disgraziato!—esclamò dopo un istante. —Perchè? —Ci hanno visto! —Non abbiamo fatto niente di male. —Ah! Ora costui andrà a spargere in paese… —Che importa? —M'importa per lei, non per me. —Ma io le darei a baciare la mano al cospetto di tutti. Sì—ella soggiunse dopo breve pausa—lei ha ragione! Sciocca sono io, che non so ancora abituarmi al vostro modo di vivere e di pensare. Come siamo distanti! Io le ho espresso francamente, schiettamente quel che sento e penso. Perchè avrei dovuto esitare, mentire? E così non le nascondo che sono lieta di esser certa finalmente che non mi sono ingannata. —Grazie, Elsa!.. Mi permette di darle del tu? —Volentieri. Non siamo fidanzati sin da questo momento?… Oh!… Ora ho paura di sembrarti sfacciata. —No, Elsa, no!… —Che pensi? —Vorrei inseguire, raggiungere colui che ha riso, avvertirlo, minacciarlo perchè taccia… —Faresti peggio. Per chi dobbiamo nasconderci? Appena arrivata al cottage, io dirò ai miei parenti… —Ti prego, Elsa; attendi qualche poco prima di far questo. —Ma io soffrirei se dovessi nascondere a mio padre e alla mamma… —Attendi un altro po'! Mio padre… Ebbene, mi ribellerò; non sono più sotto tutela! Miss Elsa, appena essi furono usciti dalla gola dello stradone, si era appoggiata a un palo del telegrafo per lasciar passare due carri che salivano lentamente verso Settefonti; Paolo aveva pronunciato sotto voce la sua frase di ribellione; e la bionda creatura, già diventata triste e pensosa alla preghiera di attendere prima di parlare del loro fidanzamento ai suoi parenti, lo fissò quasi atterrita… —Ha fatto male—ella disse dolcemente, con grande tristezza.—Non avrebbe dovuto parlare oggi… Saremo fidanzati più tardi, se potremo esser tali. Per ora non ha nessun impegno, non ha nessun dovere di ribellarsi contro suo padre. Dio mio! Perchè ha parlato?… Mi lasci andar sola. Non le dico addio, ma a rivederci.. Non vorrei esser cagione di dolore a nessuno!… Il mio cuore, Paolo, non dubiti, non cambierà in niente per questo… A rivederci! E vedendola andar via, con passi affrettati, e poi sparire dietro la siepe d'agavi americane che cingevano da una parte la svoltata dello stradone, Paolo credette che la sua felicità si allontanasse e sparisse per sempre. Non era durata neppure mezz'ora! IX. Miss Elsa, trovò tutti i suoi su la spianata assieme con l'ingegnere loro ospite, venuto da Catania per esplorare le colline nel punto dove gemeva una fontanella che il signor Kyllea sospettava potesse essere indizio di una gran polla d'acqua. Egli aveva praticato degli scavi, ma inutilmente; la sottile vena si era accresciuta di poco. Don Liddu però gli assicurava di aver sentito dire da suo nonno che colà c'era stata, tempo fa, gran tempo fa, molt'acqua che serviva a irrigare i terreni piantati a orto: poi, dopo il terremoto del 1793, la polla era scomparsa a un tratto. Un altro terremoto, nel 1821, l'aveva fatta ricomparire come si trovava al presente. E il signor Kyllea s'era messo in testa di ricercare e ritrovare proprio l'antica vena abbondante; sarebbe stata una benedizione, ora che la siccità si era ridotta fenomeno ordinario in Sicilia. Dopo i tentativi poco fruttuosi fatti l'anno avanti, egli aveva pensato di ricorrere alla scienza di un ingegnere che godeva fama di valentissimo in lavori di tal genere; e appunto in quel giorno miss Elsa trovava il cottage in festa. L'acqua era stata finalmente scoperta, e dalla terrazza si poteva veder scendere giù, in un bel rivolo serpeggiante che anneriva il terreno per dove passava. Gli operai lavoravano ancora a sgombrare il profondo scavo praticato lassù. Il signor Kyllea volendo mostrare alla figlia il bel risultato, l'aveva condotta su la terrazza. Egli era gongolante di gioia. —Anche questa mi è riuscita! Quando lo sapranno a Settefonti!… E si meravigliò che sua figlia manifestasse poca soddisfazione e nessuna gioia per un avvenimento che elevava straordinariamente il valore dei loro terreni. —Ma sì, babbo, sono contenta perchè tu sei contento… E gli cinse il collo con le braccia e lo baciò. Anche dalla signora Kyllea e dall'ingegnere fu notato che miss Elsa non era del solito buon umore. —Ho un po' di mal di capo… Forse ho fatto la strada troppo in fretta… Era la prima volta che le accadeva di non essere sincera coi suoi. E quando, dopo cena, si ritirò nella sua camera, quella piccola bugia prese davanti ai suoi occhi tali proporzioni che ella ne fu sgomentata, quasi fosse sul punto di diventare una gran mentitrice, un animo falso, capace di ingannare coloro che più le volevano bene. In quella solitudine, l'assiduità della vista di Paolo Jenco le era riuscita dapprima attraente—giovinezza ama giovinezza—poi interessante pel carattere di lui così schiettamente siciliano e per l'ingegno e la cultura. Con lui, ella poteva parlare di letteratura e di arte senza timore di vedergli sgranare gli occhi come al dottor Medulla, assiduo anche esso, ma vanitoso, pretenzioso, e che sùbito aveva mostrato le orecchie, cioè si era palesato caldo corteggiatore, mettendo in tutti i suoi atti l'evidente intenzione di dar nell'occhio e scoraggiare il sospettato rivale, Paolo Jenco. Una volta anzi, tentato di porlo in ridicolo, aveva dovuto pentirsene. Improvvisamente punto sul vivo, Paolo era scattato rispondendogli per le rime; e quella volta miss Elsa non nascose il piacere da lei sentito per la disfatta del presuntuoso ignorante. Così, a poco a poco, nel suo spirito calmo, nel suo cuore tranquillo, la figura di Paolo Jenco si era insinuata carezzevolmente, senza che la bella inglesina si accorgesse del lavorìo di suggestione che vi veniva prodotto. E quando se n'accorse, in uno di quegli esami di coscienza che era abituata a fare di tanto in tanto con grande severità verso sè stessa, non se ne meravigliò, nè se ne dispiacque. Si sentiva, s'indovinava voluta bene, con rispettosa gentilezza; e prevedeva che questo sentimento si sarebbe potuto trasformare in amore, se a lei fosse piaciuto d'incoraggiarlo, di alimentarlo dignitosamente, senza ipocrisia e senza calcolo. Si lasciò sedurre dal dolce incanto; o, meglio, scoprì che era già stata sedotta prima

Tag: elsa    paolo    miss    dopo    poco    fatto    prima    stradone    gran    

Argomenti: sottile vena,    fenomeno ordinario,    profondo scavo,    strada troppo,    grande severità

Altri libri consultabili online del sito affini al contenuto della pagina:

Confessioni di un Italiano di Ippolito Nievo
Diario del primo amore di Giacomo Leopardi
L'arte di prender marito di Paolo Mantegazza
La divina commedia di Dante Alighieri
Il fiore di Dante Alighieri

Articoli del sito affini al contenuto della pagina:

Come affrontare con fiducia un colloquio di lavoro in azienda
Come fare il profumo in casa
Consigli per una dieta veloce ed efficace
Suggerimenti sulla pulizia dei kit di trucco
Fase REM del sonno e sogni


<- precedente 1   |    2   |    3   |    4   |    5   |    6   |    7   |    8   |    9   |    10   |    11   |    12   |    13   |    14   |    15   |    16   |    17   |    18   |    19   |    20   |    21   |    22   |    23   |    24   |    25   |    26 successiva ->