Romanzo d'una signorina per bene di Anna Vertua Gentile pagina 15

Testo di pubblico dominio

Olga e Lucia sedettero nel prato, al di là del filare, su un mucchio di terra vestito d'erba. Olga ciangottava a l'amica le sue confidenze, le sue speranze di fanciulla smaniosa di accasarsi, di avere un nido proprio, un nido morbidamente imbottito dove crogiolarsi riscaldata da un affetto immaginoso, dove sbizzarrirsi a suo piacere, a sua volontà. Oh non dovere più assoggettare la propria volontà, anzi dominare su l'altrui!… era questo il sogno più ridente, più vagheggiato di Olga. Le altre due sorelle Marri, Corinna e Irma, a braccetto, presero per un senteruolo che guidava a un punto ove si poteva godere la vista del mare. Il signor Svarzi rimase con la signora Marri. Dal suo posto Lucia li sentiva discorrere con qualche vivacità. Certe parole che l'aria le portò nette e precise, la colpirono, svegliarono la sua curiosità, acuirono la sua attenzione. Mentre Olga diceva con accento non interrotto, ella non pensava ad altro che ad afferrare qualche frase della conversazione fra la signora Marri e lo Svarzi. E colse al volo una parte del dialogo. «Quel povero Ferretti!—compiangeva la signora. «Pazzo! pazzo da legare!—rispondeva il signore. «La sua disgrazia è quella donna!… lui è da compiangere! «Ma se lo sapeva che ella aveva già ruinato il primo marito, che era piena di debiti, che era una creatura pericolosa! Lo sapeva e l'ha sposata!… non è una pazzia questa? «La ruina è proprio completa? «Completa! «O e la fabbrica? «Si sta costituendo una società d'azionisti. «E quella povera signora Marta? «Mah!… vivrà della sua pensione di vedova! «E Lucia! Nè l'uno nè l'altra si erano accorti, che Lucia la quale si era alzata alle prime parole del dialogo, stava loro dietro le spalle. Si rivolsero sorpresi a sentirla dire con voce un po' rauca e tremante: «Io dubitavo.—Il signore—e additava con una piega sprezzante intorno a la bocca, lo Svarzi—mi ha dato la certezza della disgrazia. Si è tolto la maschera fino adesso usata davanti a l'ereditiera; si è mostrato qual'è!.. Anch'io mi mostro qual sono, signore, senza il ritegno della convenienza. Ricca o povera, i miei sentimenti furono e sono i medesimi a suo riguardo. La prego di non inuggirmi, di non offendermi con il suo ardire tutt'altro che da gentiluomo! S'inchinò dinanzi a la signora Marri, salutò Olga e sali con passo svelto per a la volta di Pruneto. Aveva le mani fredde, le correvano dei brividi lungo il dorso, il cuore le batteva fino a la fontanella della gola; un fremito acre le serpeggiava nel sangue. «Stupido… vigliacco!—badava a mormorare fra sè e sè.—Mi ha creduta così volgare di accettare i suoi omaggi ora che sono povera!… ha approfittato di questo momento doloroso per perseguitarmi con la sua insistenza, forse per compromettermi!.. Antipatico!—disse forte a gli ultimi bagliori del giorno, che andava morendo in un languore di luce, fra il zizzìo degli insetti, l'ultimo pigolare degli uccelli appollaiati, il lontano scroscio dell'onda, i mille profumi! Arrivò a la fattoria ansimante e stravolta. A l'accoglienza festosa degli affittaiuoli, a le premurose sollecitudini di Adele e Bortolo, rispose dando nel pianto; un pianto convulso, tutto singhiozzi e lagrimoni abbondanti; da bambina. * * * La giornata era bigia, oppressa da nuvoloni spessi e pieni. Il vento di mare soffiava forte. Sopra i monti cominciò presto a tuonare e balenare; caddero i primi goccioloni a strappare al suolo il caldo odore di terra bagnata; seguì uno scroscio; quindi una pioggerella insistente che scendeva a righe sottili fra la funebre tenda di nuvoloni che copriva i colli e la spiaggia. Lucia, ritta contro lo stipite dell'uscio a vetri che dava su 'l terrazzo, vagava con gli occhi nell'aria annebbiata dalla piova, mentre in cuore le scendeva un senso di abbattimento. L'abbattimento pieno di tristezza che viene dal pensiero. Pensava a suo padre, che da che la aveva lasciata, solo una volta le si era fatto vivo con un breve telegramma; a suo padre che l'aveva abbandonata, che la dimenticava, la sacrificava a la passione sfrenata per quella signora… sua moglie… la donna che aveva preso il posto dell'altra, la buona, la santa!.. Tutto sacrificava a quella creatura; le memorie, gli affetti, la sostanza raggranellata a forza di economia e di attività, perfino l'avvenire dell'unica figliuola! Il suo avvenire!… Certo non sarebbe stato ora quello dell'ereditiera!… Di questo era sicura. Glielo aveva detto la ritirata prudente dell'ufficiale di artiglieria; glielo aveva mostrato la condotta dello Svarzi, lo sfacciato che la perseguitava apertamente della sua volgare passione, adesso che la sapeva povera e senza difesa. Il vento soffiava l'acqua a sbuffi verso la casa; la pioggia spruzzava in volto a la fanciulla, che non si muoveva, perduta in un obblio di pensieri. Quel giorno aveva ricevuto due lettere; una della sorella del povero Cecchino, che le annunciava la sua vestizione con parole di commovente riconoscenza; l'altra di Lena, la quale le rispondeva piangendo con lei e confortandola nello stesso tempo a sopportare con dignitosa forza la sventura, a nobilmente rassegnarsi al volere di Dio. Certo la ruina del padre le doveva recare preoccupazione e schianti d'ogni maniera, poi che ella era una ottima figliuola che amava il suo papà e non poteva a meno di soffrire delle sue sofferenze. Oh le sofferenze dovevano, pur troppo, seguire presto la vita di continuo delirio che ora lo traeva a sicuro precipizio, il povero uomo!.. Ma lei, Lucia, era al sicuro della povertà; ella sapeva e voleva assicurarla. Quella casetta lì della spiaggia, la fattoria di Pruneto e un'altra più lontana, erano roba sua, che le veniva di sua madre e che nessuno avrebbe potuto toccare. Certo non era la ricchezza; ma era la vita sicura; era un'agiatezza modesta. «Se al papà mancherà il pane, io lo potrò soccorrere!—pensò ricordando le parole della lettera.—Starà qui con me; finirà nella quiete! La dolce prospettiva le fu offuscata dinanzi dalla bellissima, altera figura della signora Rabbi, che le si rizzò nel pensiero. «E lei?… e sua moglie?.. la matrigna?… Sorrise figurandosi quella signora, usa a la ricchezza, a lo sfarzo, lì nella casetta modesta, darsi attorno per le faccenduole domestiche. Fissò gli occhi verso l'orizzonte, dove ormai le nuvole diafane e a strappi scoprivano qualche lembo di azzurro, e disse scuotendo il capo: «La signora Rabbi qui a far vita ritirata, a far vita da borghesuccia economa!… Era cessata la piova. Le nuvole, battute dal vento, si staccavano, assumevano forme svariatamente capricciose, correvano innalzandosi di sopra l'acqua, si impicciolivano nella corsa, sfumavano a distanza. Il sole tornò a sfolgorare su la spiaggia deserta, su 'l mare che veniva a la riva con l'onda grossa e sbuffante e si scioglieva su la ghiaia fremendo in un lieto scrosciare di spuma. Lucia uscì su 'l terrazzo; si dimenticò un istante nella contemplazione delle cose; le cose belle e sublimi, che staccano l'anima dalle miserie della terra per innalzarla su su al grandioso, a la potenza sovrana. Fra lei e il grandioso e la potenza sovrana, non erano ostacoli di incresciosità, poichè la coscienza non le susurrava rimproveri, poichè nel suo passato non giacevano rammarichi. I disgusti, i dolori venivano dal di fuori; scrosci che acciaccano, non distruggono; o se abbattono e svellono, è per volere superiore; non è la morte prodotta da vile tarlo interno. Apparve su 'l mare, a poca distanza dalla riva, un burchiello da pescatore. «È il vecchio Baciccia!—osservò Lucia. Con voce fessa, il pescatore prese a cantarellare una nenia mentre vogava a fatica. «Ha perduto il figlio, ha la moglie inferma, stenta la vita e canta!—pensò.—La sventura non gli ha offuscato in cuore la serenità dell'uomo onesto e pio. Essere disgraziati è da tutti; non abbiosciarsi, saper sopportare con rassegnazione, pentirsi e riparare, è da pochi; è da

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Argomenti: fremito acre,    momento doloroso,    lontano scroscio,    caldo odore,    funebre tenda

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