Corbaccio di Giovanni Boccaccio pagina 14

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mosterrò come intender si dee, e come ella intende, ciò che, nella lettera a te mandata da lei, scrive che le piace; forse da te non tanto bene inteso. L'ordine richiedea a dovere della sua cortesia dire: la quale, ella dalla magnificenzia distingue, per ciò che la magnificenzia intende che s'usi nelle cose donandole o gittandole via; la cortesia intende di se medesima usarsi, quando liberamente di sì dice a chi la richiede d'amore: della qual cosa per certo ella è stata non cortese ma cortesissima, pure che sia stato chi ardire abia avuto di domandare; de' quali assai sono suti che, quantunque ella nello aspetto sia paruta molto imperiosa, non si sono però peritati; e bene n'è loro avvenuto: dico avendo rispetto al loro appetito, al quale, per merito della richiesta, prestamente è seguito l'effetto. E perciò meritamente dice piacerle la cortesia: sì come colei che, mentre da dovere essere richiesta è stata, mai disdir nol seppe, così, omai che in tempo viene che a lei converrà richiedere, niuno vorrebbe che 'l disdicesse. E veramente di te io mi maraviglio come ti sia stato disdetto quello che più a niuno fu già mai; né altro ne so vedere, se non ch'io estimo che Dio t'ami, quello negare faccendoti che tu, essendone stato pregato, dovevi come lo 'nferno fuggire. E perciò, se altra cortesia avessi, la sua lettera leggendo, intesa, abbi testé inteso di qual si parla. Savissima donna per certo è questa tua; e per ciò che ogni simile suo simile appetisce, dèi tu avere assai per constante le savie persone, come ella ti scrive, gradirle. Ma, come tu sai, diverse sono le cose per le quali gli uomini e ogn'altra persona generalmente sono savi chiamati. Alcuni sono savi chiamati, per ciò che ottimamente la scrittura di Dio intendono e sannola altrui mostrare; altri, per ciò che intorno alle questioni civili et ecclesiastiche, sì come molto in legge e in decretali amaestrati, sanno ottimamente consigli donare; altri, per ciò che nel governo della republica sono pratichi e le cose nocive sanno schifare e seguire l'utili, quando il bisogno viene; et alcuni sono savi tenuti, però che sanno bene guidare i fondachi, le loro mercatanzie e arti e' lor fatti di casa, e secondo i mutamenti de' tempi sanno temporeggiare. De' quali modi e d'altri assai, che laudevoli contar si potrebbono, io non vorrei che tu intendessi lei esser savia; per ciò ch'ella non cura di divina scrittura né di filosofica, né di legge né di statuto o di reggimento publico o privato né di così fatte cose; per ciò che, se così intendessi, non intenderesti bene il senno di che ti scrive che si diletta. Egli c'è un'altra maniera di savia gente, la quale forse tu non udisti mai in scuola tra la filosofica gente ricordare, la quale si chiama la cianghellina. Sì come da Socrate coloro, che la sua dottrina seguirono, furono chiamati socratici e quelli, che quella di Platone, platonici, ha questo nome preso la nuova setta da una gran valente donna, la quale tu molte volte puoi avere udita ricordare, che fu chiamata madonna Cianghella; cui sentenzia, dopo lunga e seriosa disputazione, fu nel concilio delle donne discrete e per conclusione posto: che tutte quelle donne, che hanno ardire e cuore e sanno modo trovare d'essere tante volte e con tanti uomini con quanti il loro appetito concupiscibile richiedea, erano da essere chiamate savie; e tutte l'altre decime o moccicose. Questo è addunque quel senno il quale le piace e aggrada; col quale ella con lunghe vigilie molti anni ha studiato et ènne, oltre ad ogni Sibilla, savia divenuta e maestra: in tanto che tra lei e alcune sue consorte s'è assai volte disputato chi più degnamente, poi che monna Cianghella più non vive né monna Diana, ch'a lei succedette, debbia la catedra tenere nella loro scuola. Questo è quel senno, nel quale ella vorrebbe ciascuna donna o uomo essere savio o appararlo; e perciò sgànnati, se male avessi inteso; e ch'ella sia savia credi sicuramente all'amico tuo. Parmi essere certo che, come nelle due già dette cose perversamente intendevi, così similemente nella terza sii caduto in errore. Di' ch'ella sempre s'è dilettata oltremodo di vedere gli uomini pieni di prodeza e di gagliardia; e credo che tu credevi ch'ella volesse o disiderasse o le piacesse di vedere gli uomini pro' e gagliardi, colle lance ferrate giostrando, o nelle sanguinose battaglie tra mille pericoli mortali o combattendo le città e le castella o colle spade in mano insieme uccidersi. Non è così: non è costei così crudele né così perfida, come mostra che tu creda, ch'ella voglia bene agli uomini perché s'uccidano. E che farebbe ella del sangue, che, morendo l'uomo, vermiglio si versa? La sua sete è del digesto che i vivi e sani possono, senza riaverlo, prestare. Quella prodeza addunque, che le piace, niuno la sa meglio di me. Ella non s'usa nelle piaze né ne' campi né su per le mura né con coraze indosso né con bacinetti in testa né con alcuno offendevole ferro: ella s'usa nelle camere, ne' nascosi luoghi, ne' letti e negli altri simili luoghi acconci a ciò, dove, senza corso di cavallo o suono di tromba di rame, alle giostre si va a pian passo; e colui tiene ella che sia o vuogli Lancelotto o vuogli Tristano, Orlando o Ulivieri di prodeza, la cui lancia, per sei o per otto o per dieci aringhi, la notte non si piega in guisa che poi non si dirizi. Questi così fatti, se eglino avessono già il viso fatto come il saracino della piaza, ama ella sopra ogn'altra cosa; e questi cotali sommamente commenda e oltremodo le piacciono. Per che, se gli anni non t'hanno tolta l'usata virtù, non ti dovevi per prodeza disperare di piacerle, come facesti, credendo tu ch'ella volesse che tu fossi l'Amaroldo d'Irlanda. Della sua gentileza già in parte parlato ho, la quale ella dice che antica le piace: in che io t'acerto che, come che nelle precedenti cose assai bene e vero, secondo le dimostrazioni fatte, ella abbia il suo piacere dimostrato, in quello ella non sa che si dire, sì come colei che niuno sentimento ha di gentileza: che cosa si sia né donde proceda né di chi dir si debba gentile né chi no; se non ch'ella ha in ciò voluto mostrare ch'ella sia gentile ella; e però, come gentile, ama e disidera le cose gentili; et è tanta la sua vanagloria e pompa che ella fa di questa sua gentileza, che in verità a quelli di Baviera o a' reali di Francia o qualunque altri, se altri ne sono antichi e le cui opere sieno state gloriose, sarebbe soperchio. Ma ben doveva, s'ella voleva mostrare che l'antica gentileza le piaccia, sé antica gentildonna mostrare; de' quali l'uno senza parole ella potrà oggimai tosto col viso mostrare, cioè che antica sia; o donna o gentil non cred'io ch'ella potesse mostrare mai. Scriveti che le piacciono i grandi favellatori, con ciò sia cosa ch'ella di favellare ogn'altra persona avanzi e trapassi; e dicoti che 'l suo cinguettare è tanto che, solo, troppo più aiuterebbe alla luna sostenere le sue fatiche che non facevano tutti insieme i bacini degli antichi; e lasciamo stare l'alte e grandi millanterie ch'ella fa, quando berlinga coll'altre femine dicendo: “Quelli di casa mia e gli antichi miei e' miei consorti”, ché le pare troppo bella cosa a dire; e tutta gongola, quando si vede bene ascoltare e odesi dire: “Monna cotale de' cotali” e vedesi cerchio fare. Ma ella in brevissimo spazio di tempo ti dirà ciò che si fa in Francia e ordina il Re d'Inghilterra; se i Ciciliani avranno buona ricolta o no; se i Genovesi o' Vineziani recheranno spezeria di Levante e quanta; se la reina Giovanna giacque la notte passata col re; quello che i Fiorentini dispongano dello stato della città (benché questo le potrebbe essere assai agevole, se con alcuno de' reggenti si stropicciasse: li quali, non altrimenti che 'l paniere o il vaglio l'acqua, tengono i sagreti de' petti loro); e tante altre cose, oltre a queste, dirà, che maravigliosa cosa è a pensare donde tanta lena le venga. E

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Argomenti: troppo bella,    appetito concupiscibile,    niuno sentimento

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