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Nuove storie d'ogni colore di Emilio De Marchi pagina 2infonde energia, quando c'è uno scopo nella vita; ma io, al contrario, chi sa perchè? mi sentivo stracco, svogliato, isolato nel mondo, come se colla morte del povero Battista mi fosse morto un braccio. E poichè le cose andavan bene anche senza di me, mi abbandonai alla santa poltroneria… Cioè, poltroneria forse non è la parola più esatta. Sarebbe meglio dire ipocondria, o meglio ancora lasciatemi stare. Passavo, per esempio, molto tempo sulla bottega del Pirola che sta in faccia all'Ombrellino rosso, mezzo nascosto dalle tendine dell'osteria, con davanti un bicchier di vin bianco che non avevo voglia di bere, cogli occhi in aria, così in estasi, dietro una nuvola. E se uscivo di là non era per tornare a casa, ma per andare a zonzo, di qua, di là per le strade più deserte, finchè i piedi mi portavano in qualche sito quieto sui bastioni. Mi sedevo su una banchina a guardar l'erba e gli scherzi che fanno le ombre delle frasche sul terreno, collo sguardo perduto sul Milano pieno di case e di campanili che mi stava davanti, immerso in un mare di riminiscenze nelle quali entrava il povero Battista, la zia di Valmadrera, le trappole, il vin bianco, la vita e la morte; finchè, gira e rigira, il pensiero, quasi trascinato dalla sua corrente, andava a fermarsi sull'insegna vistosa dell'Ombrellino rosso, che vedevo ballar sotto gli occhi come una fiamma, come un girasole; e me ne sentivo fin rossa o calda la faccia. A quarantadue anni avvengono in noi dei fenomeni che fanno paura. Non si osa credere che il cuore possa tornare indietro, essere in credito di qualche cosa e avere delle tratte in scadenza. Non si può più fare il sentimentale, perchè certi vestiti stretti non vanno più bene, si ha suggezione della gente; se ti piglia il fuoco, badi a bruciar tutto di dentro, a inghiottire i carboni accesi, a non lasciar trasparire di fuori nemmeno il fumo che ti soffoca. Insomma si soffre in silenzio come un pesce agonizzante. Se io avessi avuto dieci o dodici anni di meno, avrei osato dire a me stesso:—Gerolamo, tu sei innamorato di quella donna!—Ma vi pare? potevo essere quasi suo padre: e poi c'era di mezzo un morto, un caro amico, a cui dovevo dei riguardi e del rispetto. E poi, per quanto non brutto e non decrepito, non è con questi pochi capelli e con questa larghezza di gilè che un uomo della mia età possa parlare di amore e di poesia a una donnina, che vestita di nero pareva ancora più giovane e più bella. Andiamo via, sor Gerolamo. * * * A furia di picchiare e di ripicchiare con questi ragionamenti di bronzo sul cuore, credetti quasi di averlo ridotto duro come un'incudine, quando al tornare da un altro viaggio (nel quale mi spinsi fino a Padova) mi capitò un suo invito. Ecco come andò. Quando mi vide entrare in bottega, mi venne incontro con un saltuccio, mostrandosi tutta contenta di vedermi, mi fece sedere sulla sua poltroncina di velluto, mi tolse di mano la valigia, l'ombrello…—Ha fatto buon viaggio, sor Gerolamo?—Bonissimo, grazie: e lei è sempre stata bene?—Benissimo, grazie.—E la piccina?—È un tesoro—Un tesoro come….?—e alt! quel tal gnocco mi soffocò il resto in gola. Mi parve che tutte le ombrelle chiuse negli scaffali cominciassero a muoversi e a ballare o che l'Ombrellino rosso attaccato di fuori girasse come una ruota di molino. Ripulii il cappello colla manica e stavo per dirle:—Stia bene, a rivederci… quando essa, voltandosi verso di me col suo faccino grazioso, disse:—Senta, sor Gerolamo, spero che verrà anche quest'anno a far Natale con noi: non ci sarà troppa allegria, ma farà un'opera di misericordia. —È un piacere, che cosa dice?—balbettai nell'alzarmi, mentre andavo cercando nei cantucci il mio ombrello da viaggio. —Mi fa un tal senso di tristezza la sola idea di restar sola in un tal giorno…. —Eh, immagino, poverina! o anche a me…. Verrò volentieri. Son solo anch'io e in un giorno così…. Grazie, stia bene. E via! Credete che io abbia dormito una notte intera dopo questo discorso? Avrei dato un occhio della testa, dopo aver detto di sì, per liberarmi dell'invito; ma avrei dato l'altro per il gusto d'andarci. La vita senza occhi adesso mi pareva meno buia della vita senza Paolina. Pensai subito a qualche bel regalo, che non offendesse la malinconia del suo stato e nello stesso tempo contentasse il suo cuore. E finii collo scegliere un bel manicotto di martoro scuro col suo bravo boa compagno. Inutile dire che al panettone, al vin bianco, al bambino di Letizia; al regalo per la servetta ho pensato io come si faceva per il passato, quantunque Paolina protestasse e si dichiarasse mortificata.—Mortificata di che? bel capitale, cara lei… così potessi renderla tutta felice…. E mentre parlavo, ero in continua paura di dir troppo e di dire troppo poco, di espormi troppo, di fare una cattiva figura, o di farmi compatire. Per finirla, venne anche quel benedetto giorno! Per un pezzo sperai che avrebbe invitato con me anche qualche suo parente o qualche parente del povero Battista: ma subito, dopo ebbi una strana paura d'incontrarmi con estranei. All'ultimo momento, se mi fossi sentito male, avrei mandato volentieri un biglietto di scusa, o forse non l'avrei mandato; forse ci sarei andato anche colla febbre, in punto di morte. L'amore alla nostra età è una febbre pericolosa, credete a me, e non c'è che un rimedio; lasciarla passare o morirci dentro. * * * Siamo al gran giorno. Paolina in un vestito nero di lutto, semplicissimo, quasi senza pieghe (se li faceva lei col suo buon gusto) mi ricevette cordialmente nel salottino, quantunque a trovarsi con me in quel medesimo luogo, davanti a quel medesimo caminetto, dove l'anno primo il suo Battista s'era mostrato tanto allegro, le facesse un certo senso di pena. Per un po' lottò contro la ricordanza, cercò di ringraziarmi dei regali, anzi mi rimproverò perchè eran troppo belli… non stava bene…. mi fece sedere davanti al caminetto, s'inginocchiò a ravvivare il fuoco, ma il dolore fu più forte del coraggio e scoppiò in un tal pianto, poverina, che io mi alzai, aprii la bocca, alzai una mano, e stetti lì incapace, come un merlo, a guardarmi nello specchio, sopra le gambe che tremavano, tremavano, Gesù d'amor acceso! Vi ho detto che non posso veder le donne a piangere e questa non era nemmeno una donna come tutte le altre. Lasciai passare un bel momento e quando mi parve che lo strazio del suo cuore cominciasse a cedere:—Senta—le dissi—senta, sora Paolina, non faccia così. Lei ha ragione, ma pensi che il suo Battista è andato fuori dei fastidi del mondo e che lei deve vivere per la sua Letizia. Sicuro, povero rattino! fu una grande disgrazia, ma si volti indietro a guardare certe miserie. A lei e alla sua figliuola non manca nulla. Io sono un ignorante, un vero Gerolamo al suo confronto, ma nel mio piccolo le ho dato più d'una prova che se per caso quella piccina fosse mia, non potrei volerle più bene. Non è per consigliarla, creda. In suo paragone io non sono che un povero negoziante di ombrelle, che dovrei nascondermi sotto un mucchio di cenere, ma la gente si misura dal cuore e in questo cuore, cara Paolina, se lei potesse leggere, c'è qualche cosa che i re sempre non hanno. Dunque, adesso non pianga più; si asciughi gli occhi, benedetta, o finirà col farmi piangere anche me, che è fin una cosa ridicola… E che cosa dissi ancora? non so più. Strozzato da quel gnocco che vi ho detto, col cuore rovesciato, la testa in un fuoco, vedendo che non potevo sfuggire a una cattiva figura, girai sui talloni e fingendo di andare a cercare qualche cosa in anticamera, aprii l'uscio. Ma proprio sulla soglia m'imbattei nella piccina, che veniva in braccio alla balietta. Era vestita di bianco, tranne un brutto nastro di lutto in vita e piccole fettuccie nere sulle spalle; ma su quel bianco e su quel nero spiccava la testolina d'angioletto coi riccioli d'oro. La bocca era una fragoletta da succhiare coi Tag: cuore battista bianco povero vita bene bel dire troppo Argomenti: certo senso, bravo boa, povero negoziante, brutto nastro Altri libri consultabili online del sito affini al contenuto della pagina: Confessioni di un Italiano di Ippolito Nievo Le femmine puntigliose di Carlo Goldoni Corbaccio di Giovanni Boccaccio Giambi ed Epodi di Giosuè Carducci I nuovi tartufi di Francesco Domenico Guerrazzi Articoli del sito affini al contenuto della pagina: Città Vecchia di Varsavia Come scegliere le scarpe da sera I Caraibi e la Giamaica per una vacanza economica Trogir, una località sconosciuta a molti Dipendenza dalla caffeina
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