Le smanie per la villeggiatura di Carlo Goldoni pagina 2

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non so che dire. Mi spiacerebbe di vedervi scontenta; ma in ogni modo s'ha da partire. VITTORIA Io non vengo assolutamente. LEONARDO Se non ci verrete voi, ci anderò io. VITTORIA Come! Senza di me? Avrete cuore di lasciarmi in Livorno? LEONARDO Verrò poi a pigliarvi. VITTORIA No, non mi fido. Sa il Cielo, quando verrete, e se resto qui senza di voi, ho paura, che quel tisico di nostro zio mi obblighi a restar in Livorno con lui; e se dovessi star qui, in tempo che l'altre vanno in villeggiatura, mi ammalerei di rabbia, di disperazione. LEONARDO Dunque risolvetevi di venire. VITTORIA Andate dal sarto, ed obbligatelo a lasciar tutto, ed a terminare il mio mariage. LEONARDO Io non ho tempo da perdere. Ho da far cento cose. VITTORIA Maledetta la mia disgrazia! LEONARDO Oh gran disgrazia invero! Un abito di meno è una disgrazia lacrimosa, intollerabile, estrema. VITTORIA Sì, signore, la mancanza di un abito alla moda può far perder il credito a chi ha fama di essere di buon gusto. LEONARDO Finalmente siete ancora fanciulla, e le fanciulle non s'hanno a mettere colle maritate. VITTORIA Anche la signora Giacinta è fanciulla, e va con tutte le mode, con tutte le gale delle maritate. E in oggi non si distinguono le fanciulle dalle maritate e una fanciulla, che non faccia quello, che fanno l'altre, suol passare per zotica, per anticaglia; e mi maraviglio che voi abbiate di queste massime, e che mi vogliate avvilita, e strapazzata a tal segno. LEONARDO Tanto fracasso per un abito? VITTORIA Piuttosto, che restar qui, o venir fuori senza il mio abito, mi contenterei d'avere una malattia. LEONARDO Il Cielo vi conceda la grazia. VITTORIA Che mi venga una malattia? (con isdegno). LEONARDO No, che abbiate l'abito, e che siate contenta. Scena quarta Berto, e detti. BERTO Signore, il signor Ferdinando desidera riverirla (a Leonardo). LEONARDO Venga, venga, è padrone. VITTORIA Sentimi. Va' immediatamente dal sarto, da monsieur de la Réjouissance, e digli, che finisca subito il mio vestito, che lo voglio prima ch'io parta per la campagna, altrimenti me ne renderà conto, e non farà più il sarto in Livorno. BERTO Sarà servita (parte). LEONARDO Via, acchetatevi, e non vi fate scorgere dal signor Ferdinando. VITTORIA Che importa a me del signor Ferdinando? Io non mi prendo soggezione di lui. M'immagino, che anche quest'anno verrà in campagna a piantare il bordone da noi. LEONARDO Certo, mi ha dato speranza di venir con noi, e intende di farci una distinzione; ma siccome è uno di quelli, che si cacciano da per tutto, e si fanno merito, rapportando qua, e là i fatti degli altri, convien guardarsene, e non fargli sapere ogni cosa; perché se sapesse le vostre smanie per l'abito, sarebbe capace di porvi in ridicolo in tutte le compagnie, in tutte le conversazioni. VITTORIA E perché dunque volete condur con noi questo canchero, se conoscete il di lui carattere? LEONARDO Vedete bene: in campagna è necessario aver della compagnia. Tutti procurano d'aver più gente, che possono; e poi si sente dire: il tale ha dieci persone, il tale ne ha sei, il tale otto, e chi ne ha più, è più stimato. Ferdinando poi è una persona, che comoda infinitamente. Gioca a tutto, è sempre allegro, dice delle buffonerie, mangia bene, fa onore alla tavola, soffre la burla, e non se ne ha a male di niente. VITTORIA Sì, sì, è vero; in campagna questi caratteri sono necessari. Ma che fa, che non viene? LEONARDO Eccolo lì, ch'esce dalla cucina. VITTORIA Che cosa sarà andato a fare in cucina? LEONARDO Curiosità. Vuol saper tutto. Vuol saper quel che si fa, quel che si mangia, e poi lo dice per tutto. VITTORIA Manco male, che di noi non potrà raccontare miserie. Scena quinta Ferdinando, e detti. FERDINANDO Padroni miei riveriti. Il mio rispetto alla signora Vittoria. VITTORIA Serva, signor Ferdinando. LEONARDO Siete, amico, siete dei nostri? FERDINANDO Sì, sarò con voi. Mi sono liberato da quel seccatore del conte Anselmo, che mi voleva seco per forza. VITTORIA Il conte Anselmo non fa una buona villeggiatura? FERDINANDO Sì, si tratta bene, fa una buona tavola; ma da lui si fa una vita troppo metodica. Si va a cena a quattr'ore, e si va a letto alle cinque. VITTORIA Oh! io non farei questa vita per tutto l'oro del mondo. Se vado a letto prima dell'alba, non è possibile, ch'io prenda sonno. LEONARDO Da noi sapete come si fa. Si gioca, si balla; non si va mai a cena prima delle otto; e poi col nostro carissimo faraoncino il più delle volte si vede il sole. VITTORIA Questo si chiama vivere. FERDINANDO E per questo ho preferito la vostra villeggiatura a quella del conte Anselmo. E poi quell'anticaglia di sua moglie è una cosa insoffribile. VITTORIA Sì, sì, vuol fare ancora la giovinetta. FERDINANDO L'anno passato, i primi giorni sono stato io il cavalier servente; poi è capitato un giovanetto di ventidue anni, e ha piantato me per attaccarsi a lui. VITTORIA Oh! che ti venga il bene. Con un giovanetto di ventidue anni? FERDINANDO Sì, e mi piace di dire la verità; era un biondino, ben cincinato, bianco, e rosso come una rosa. LEONARDO Mi maraviglio di lui, che avesse tal sofferenza. FERDINANDO Sapete, com'è? È uno di quelli, che non hanno il modo, che si appoggiano qua, e là, dove possono; e si attaccano ad alcuna di queste signore antichette, le quali pagano loro le poste, e danno loro qualche zecchino ancor per giocare. VITTORIA (È una buona lingua per altro). FERDINANDO A che ora si parte? VITTORIA Non si sa ancora. L'ora non è stabilita. FERDINANDO M'immagino, che anderete in una carrozza da quattro posti. LEONARDO Io ho ordinato un calesso per mia sorella, e per me, ed un cavallo per il mio cameriere. FERDINANDO Ed io come vengo? LEONARDO Come volete. VITTORIA Via, via. Il signor Ferdinando verrà con me, voi anderete nello sterzo col signor Filippo e la signora Giacinta. (Farò meglio figura a andar in calesso con lui, che con mio fratello). LEONARDO Ma siete poi risolta di voler partire? (a Vittoria). FERDINANDO Che? Ci ha qualche difficoltà? VITTORIA Vi potrebbe essere una picciola difficoltà. FERDINANDO Se non siete sicuri di partire, ditemelo liberamente. Se non vado con voi, andrò con qualchedun altro. Tutti vanno in campagna, e non voglio, che dicano, ch'io resto a far la guardia a Livorno. VITTORIA (Sarebbe anche per me una grandissima mortificazione). Scena sesta Cecco, e detti. CECCO Son qui, signore... (a Leonardo). LEONARDO Accostati (a Cecco). Con licenza (a Ferdinando). CECCO (Il signor Filippo la riverisce, e dice che circa ai cavalli da posta, riposa sopra di lei. La signora Giacinta sta bene; lo sta attendendo, e lo prega sollecitare, perché di notte non ha piacer di viaggiare). LEONARDO (E di Guglielmo mi sai dir niente?) CECCO (Mi assicurano, che questa mattina non si è veduto). LEONARDO (Benissimo: son contento). Andrai ad avvisare il fattore della posta, che siano lesti i cavalli per ventun'ora. VITTORIA Ma se quell'affare non fosse in ordine?... LEONARDO Ci sia, o non ci sia. Venite, o non venite, io vo' partire alle ventun'ora... FERDINANDO Ed io per le vent'una sarò qui preparato. VITTORIA Vorrei vedere ancor questa... LEONARDO Sono in impegno, e per una scioccheria voi non mi farete mancare. Se vi fussero delle buone ragioni, pazienza; ma per uno straccio d'abito non si ha da restare (a Vittoria, e parte). Scena settima Vittoria, Ferdinando, e Cecco. VITTORIA (Povera me, in che condizione miserabile, che mi trovo! Non son padrona di me; ho da dipendere dal fratello. Non veggo l'ora di maritarmi; niente per altro, che per poter fare a mio modo). FERDINANDO Ditemi in confidenza, signora, se si può dire: che cosa vi mette in dubbio di partire, o di non partire? VITTORIA Cecco. CECCO Signora. VITTORIA Sei tu stato dalla signora Giacinta? CECCO Sì, signora. VITTORIA L'hai veduta?

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Argomenti: vita troppo,    tanto fracasso

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