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Orfeo di Angelo Poliziano pagina 2dura sorte co' lacrimosi versi, o dolce cetra; forse ne diverrà pietosa Morte ché già cantando abbiam mosso una pietra, la cervia e 'l tigre insieme avemo accolti e tirate le selve, e ' fiumi svolti. Pietà! Pietà! del misero amatore pietà vi prenda, o spiriti infernali. Qua giù m'ha scorto solamente Amore, volato son qua giù colle sue ali. Posa, Cerbero, posa il tuo furore, ché quando intenderai tutte e' mie mali, non solamente tu piangerai meco, ma qualunque è qua giù nel mondo cieco. Non bisogna per me, Furie, mugghiare, non bisogna arricciar tanti serpenti: se voi sapessi le mie doglie amare, faresti compagnia a' mie' lamenti. Lasciate questo miserel passare ch'ha 'l ciel nimico e tutti gli elementi, che vien per impetrar merzé da Morte: dunque gli aprite le ferrate porte. Pluto: Chi è costui che con suo dolce nota muove l'abisso, e con l'ornata cetra? I' veggo fixa d'Ixion la rota, Sysifo assiso sopra la sua petra e le Belide star con l'urna vota, né più l'acqua di Tantalo s'arretra; e veggo Cerber con tre bocche intento e le Furie aquietate al pio lamento. Orpheo: O regnator di tutte quelle genti ch'hanno perduto la superna luce, al qual discende ciò che gli elementi, ciò che natura sotto 'l ciel produce, udite la cagion de' mie' lamenti. Pietoso amor de' nostri passi è duce: non per Cerber legar fei questa via, ma solamente per la donna mia. Una serpe tra' fior nascosa e l'herba mi tolse la mia donna, anzi il mio core: ond'io meno la vita in pena acerba, né posso più resistere al dolore. Ma se memoria alcuna in voi si serba del vostro celebrato antico amore, se la vecchia rapina a mente havete, Euridice mie bella mi rendete. Ogni cosa nel fine a voi ritorna, ogni cosa mortale a voi ricade: quanto cerchia la luna con suo corna convien ch'arrivi alle vostre contrade. Chi più chi men tra' superi soggiorna, ognun convien ch'arrivi a queste strade; quest'è de' nostri passi extremo segno: poi tenete di noi più longo regno. Così la nimpha mia per voi si serba quando suo morte gli darà natura. Hor la tenera vite e l'uva acerba tagliata havete colla falce dura. Chi è che mieta la sementa in herba e non aspetti che la sia matura? Dunque rendete a me la mia speranza: i' non vel cheggio in don, quest'è prestanza. Io ve ne priego pelle turbide acque della palude Stigia e d'Acheronte; pel Caos onde tutto el mondo nacque e pel sonante ardor di Flegetonte; pel pomo ch'a te già, regina, piacque quando lasciasti pria nostro orizonte. E se pur me la nieghi iniqua sorte, io non vo' su tornar, ma chieggio morte. Proserpina: Io non credetti, o dolce mie consorte, che Pietà mai veisse in questo regno: hor la veggio regnare in nostra corte et io sento di lei tutto 'l cor pregno; né solo i tormentati, ma la Morte veggio che piange del suo caso indegno: dunque tua dura legge a lui pieghi, pel canto, pell'amor, pe' giusti prieghi. Pluto: Io te la rendo, ma con queste leggi: che la ti segua per la ceca via, ma che tu mai la suo faccia non veggi finché tra' vivi pervenuta sia; dunque el tuo gran disire, Orpheo, correggi, se non, che subito tolta ti fia. I' son contento che a sì dolce plectro s'inchini la potenza del mio sceptro. Orpheo vien cantando alcuni versi lieti e volgesi. Euridice parla: Oimè, che 'l troppo amore n'ha disfatti ambendua. Ecco ch'i' ti son tolta a gran furore, né sono hormai più tua. Ben tendo a te le braccia, ma non vale, ché 'ndrieto son tirata. Orpheo mie, vale! Orpheo: Oimè, se' mi tu tolta, Euridice mie bella? O mie furore, o duro fato, o ciel nimico, o Morte! O troppo sventurato el nostro amore! Ma pur un'altra volta convien ch'i' torni alla plutonia corte. Una furia: Più non venire avanti, anzi 'l piè ferma e di te stesso omai teco ti dole: vane son tuo parole, vano el pianto e 'l dolor. Tuo legge è ferma. Orpheo: Qual sarà mai sì miserabil canto che pareggi il dolor del mie gran danno? O come potrò mai lacrimar tanto ch'i' sempre pianga el mio mortale affanno? Starommi mesto e sconsolato in pianto per fin ch'e' cieli in vita mi terranno: e poi che sì crudele è mia fortuna, già mai non voglio amar più donna alcuna. Da qui innanzi vo' côr e' fior novelli, la primavera del sexo migliore, quando son tutti leggiadretti e snelli: quest'è più dolce e più soave amore. Non sie chi mai di donna mi favelli, po' che mort'è colei ch'ebbe 'l mio core; chi vuol commerzio haver co' mie' sermoni di feminile amor non mi ragioni. Quant'è misero l'huom che cangia voglia per donna o mai per lei s'allegra o dole, o qual per lei di libertà si spoglia o crede a suo' sembianti, a suo parole! Ché sempre è più leggier ch'al vento foglia e mille volte el dì vuole e disvole; segue chi fugge, a chi la vuol s'asconde, e vanne e vien come alla riva l'onde. Fanne di questo Giove intera fede, che dal dolce amoroso nodo avinto si gode in cielo il suo bel Ganymede; e Phebo in terra si godea Hyacinto; a questo santo amore Hercole cede che vinse il mondo e dal bello Hyla è vinto: conforto e' maritati a far divorzio, e ciascun fugga el feminil consorzio. Una Baccante: Ecco quel che l'amor nostro disprezza! O, o, sorelle! O, o, diamoli morte! Tu scaglia il tirso; e tu quel ramo spezza; tu piglia o saxo o fuoco e gitta forte; tu corri e quella pianta là scavezza. O, o, facciam che pena el tristo porte! O, o, caviangli il cor del pecto fora! Mora lo scelerato, mora! mora! Torna la Baccante colla testa di Orpheo e dice: O, o, ! O, o, ! mort'è lo scelerato! Euoè! Bacco, Bacco, i' ti ringrazio! Per tutto 'l bosco l'habbiamo stracciato, tal ch'ogni sterpo è del suo sangue sazio. L'habbiamo a membro a membro lacerato in molti pezzi con crudele strazio. Or vadi e biasimi la teda legittima! Euoè Bacco! accepta questa vittima! El coro delle Baccante Ognun segua, Bacco, te! Bacco, Bacco, euoè! Chi vuol bevere, chi vuol bevere, venga abevere, venga qui. Voi 'mbottate come pevere: i' vo' bevere ancor mi! Gli è del vino ancor per ti, lascia bevere inprima a me. Ognun segua, Bacco, te! Bacco, Bacco, euoè! Io ho voto già il mio corno: damm'un po' 'l bottazzo qua! Questo monte gira intorno, e 'l cervello a spasso va. Ognun corra 'n za e in là come vede fare a me. Ognun segua, Bacco, te! Bacco, Bacco, euoè! I' mi moro già di sonno: son io ebria, o sì o no? Star più ritte in piè non ponno: voi siate ebrie, ch'io lo so! Ognun facci come io fo: ognun succi come me! Ognun segua, Bacco, te! Bacco, Bacco, euoè! Ognun cridi: Bacco, Bacco! e pur cacci del vin giù. Po' co' suoni faren fiacco: bevi tu, e tu, e tu! I' non posso ballar più. Ognun cridi: euoè! Ognun segua, Bacco, te! Bacco, Bacco, euoè! Tag: bacco morte amore dolce donna qua bevere dura mondo Argomenti: misero amatore, dolce nota, troppo amore, amoroso nodo, santo amore Altri libri consultabili online del sito affini al contenuto della pagina: Nel sogno di era Decameron di Giovanni Boccaccio Giambi ed Epodi di Giosuè Carducci Il diavolo nell'ampolla di Adolfo Albertazzi Il fiore di Dante Alighieri Articoli del sito affini al contenuto della pagina: Lago Bajkal Toronto e le sue attrazioni principali Offerta capodanno a Nuova Delhi Offerta capodanno a Sidney I giardini di Kirstenbosch in Sudafrica
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