Libri speranza

Libri su speranza, con la parola speranza

Confessioni di un Italiano (pagina 52)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Oh sì! la comprendo benissimo; perché anch'io respiro l'aria imbalsamata dei sogni, e mi affido alle poesie della speranza, per non rispondere coll'odio all'ingiustizia e colla disperazione al dolore ... Ma fra tanta ciurma semimorta si erge in alto qualche fronte che sembra illuminarsi d'una luce sovrumana: dinanzi a questa il cinico va balbettando confuse parole; ma non può impedire che non gli tremoli in cuore o speranza o spavento d'una vita futura ... — Sì, sono felice come forse non lo sarò mai più! — proseguì Lucilio — felice nei desiderii, perché i desiderii miei sono pieni di speranza, e la speranza mi invita da lunge come un bel giardino fiorito ...
Confessioni di un Italiano (pagina 53)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Oh quante volte all'oscurarsi di quelle sembianze s'annuvolò dentro di noi il bel sereno della speranza, e il pensiero precipitò bestemmiando nel gran vuoto del nulla, come Icaro sfortunato cui si fondevano le ali di cera! Quali sùbiti, dolorosi trabalzi dall'etere inane dove nuotano miriadi di spiriti in oceani di luce, al morto e gelido abisso che non vedrà mai raggio di sole, che mai non darà vita per volger di secoli a una larva pensata! E la scienza, erede di cento generazioni, e l'orgoglio, frutto di quattromill'anni di storia, fuggono come schiavi colti in fallo, al tempestar minaccioso d'un sentimento ... Egli amava da anni; da anni drizzava ogni suo consiglio, ogni sua arte, ogni sua parola a incalorire nel lontano futuro la beatitudine di quel momento; da anni camminava accorto paziente per vie tortuose e solitarie ma rischiarate qua e là da qualche barlume di speranza; camminava lento e instancabile verso quella cima fiorita, donde contemplava allora e teneva per sue tutte le gioie tutte le delizie tutte le ricchezze del mondo, come il monarca dell'universo ... Solamente sentì per la prima volta di essere con tutta l'anima in potere d'un altro; e ciò non fece altro che cambiare il suo sorriso dal color della gioia in quello della speranza ...
Confessioni di un Italiano (pagina 224)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Carlo, sei tu forte animoso? Hai fede nella virtù e nella giustizia? Giurami allora che non sarai vile, che non abbandonerai il tuo posto, che misero o felice, accompagnato o solo, per la virtù per la giustizia combatterai fino all'estremo! — Oh Pisana, cosa mi chiedi mai? Come credere alla virtù e alla giustizia quando non ti abbia al fianco, quando una vita come la tua ottenga una sì misera ricompensa? — Una vita come la mia è così invidiabile che beati gli uomini se potessero averne ciascuno una di simile! Una vita che principia coll'amore e termina col perdono colla pace colla speranza per sollevarsi in un altro amore che non avrà più fine, è tanto superiore ad ogni mio merito che ne ringrazio e ne benedico Iddio come d'un dono grazioso ... Lo giuro per quel desiderio che avrei di seguirti, lo giuro per la speranza invincibile che la natura penserà presto a sciogliermi del mio giuramento! ... Vedi tu questo sorriso di beatitudine, queste lagrime di gioia che m'inondano gli occhi? Or bene, credi tu che io povera donna pazza briaca d'amore, mi rassegnerei a lasciarti ad abbandonarti per sempre a non vederti mai più né in terra né in cielo, se una speranza certa, profonda, invincibile non mi affidasse che ci rivedremo che saremo uniti e contenti a mille tanti che nol fummo mai, per tutta la eternità? ... I suoi sguardi inspirati dalla fede delle cose misteriose ed eterne mi lampeggiavano ancora dinanzi; sentii che la loro luce non si sarebbe offuscata mai più nel mio cuore e che si sarebbe tramutata in una felice speranza in un desiderio paziente ma sicuro ...
Confessioni di un Italiano (pagina 248)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Dove la speranza della gloria e l'emozione acuta del pericolo compensano ad usura il sacrifizio della vita, non è il luogo di chi cerca penitenza e perdono ... Le corone sono per coloro che senza l'applauso degli spettatori, senza la speranza della gloria, senza l'avidità del trionfo combattono pazienti e ignorati ... Allora è concesso anzi imposto di mutarsi da soldati in vittime; allora son proibiti i postumi rincrescimenti, le scambievoli rampogne; allora il sacrifizio è una necessità non una speranza ...
Confessioni di un Italiano (pagina 255)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Oh no! lo sento dentro di me; lo dissi con fede incrollabile, e lo ripeto ora con ferma speranza ... Ho misurato coi brevi miei giorni il passo d'un gran popolo; e quella legge universale che conduce il frutto a maturanza, e costringe il sole a compiere il suo giro, mi assicura che la mia speranza sopravviverà per diventar certezza e trionfo ... Per te per te sola, o divina, il cuore dimentica ogni suo affanno, e una dolce malinconia suscitata dalla speranza lo occupa soavemente ...
Corbaccio (pagina 2)
di Giovanni Boccaccio (estratti)

... Et è il vero che, quanto più avanti per esso andava, tanto più parea che di piacere mi porgesse, per che da quello si fermò una speranza la quale mi promettea che, se io al fine del sentiero pervenissi, letizia inestimabile e mai da me non sentita mi si apparechiava ... Onde pareva che in me s'accendesse un disio sì fervente di pervenire a quello, che non solamente i miei piedi si moveano a correre per pervenirvi, ma mi parea che mi fossero da non usitata natura prestate velocissime ali; colle quali mentre a me parea più rattamente volare, mi parve il cammino cambiare qualità; e, dove erbe verdi e varii fiori nella entrata m'erano paruti vedere, ora sassi, ortiche e triboli e cardi e simili cose mi parea trovare; sanza che, indietro volgendomi, seguir mi vidi a una nebbia sì folta e sì oscura quanto niuna se ne vedesse già mai; la quale subitamente intorniatomi, non solamente il mio valore impedìo, ma quasi d'ogni speranza del promesso bene allo 'ntrare del camino mi fece cadere ... E, mentre che io in cotal guisa e già quasi da ogni speranza abandonato, tutto delle mie lagrime molle mi stava, et ecco, di verso quella parte dalla quale nella misera valle il sole si levava, venire verso me con lento passo uno uomo senza alcuna compagnia; il quale, per quello ch'io poi più dappresso discernessi, era di statura grande e di pelle e di pelo bruno, benché in parte bianco divenuto fosse per gli anni, de' quali forse sessanta o più dimostrava d'avere; e il suo vestimento era lunghissimo e largo e di colore vermiglio, come che assai più vivo mi paresse – non ostante che tenebroso fosse il luogo dov'io era – che quello che qua tingono i nostri maestri ... Il quale, come detto è, con lenti passi approssimandosi a me, in parte mi porse paura e in parte mi recò speranza: paura mi porse, per ciò ch'io cominciai a temere non quello luogo a lui fosse per propia possessione assegnato e, recandosi ad ingiuria di vedervi alcuno altro, le fiere del luogo, sì come a lui familiari, a vendicare la sua ingiuria sopra me incitasse e a queste mi facesse dilacerare; speranza d'alcuna salute mi recò, in quanto più faccendosi a me vicino, pieno di mansuetudine mel parea vedere; e più e più riguardandolo, estimando d'altra volta, non quivi ma in altra parte, averlo veduto, diceva meco: “Questi per aventura, sì come uomo uso in queste contrade, mi mostrerrà dove sia di questo luogo l'uscita; e ancora, se in lui fia spirito di pietà alcuno, infino a quello benignamente mi menerà” ...
Corbaccio (pagina 3)
di Giovanni Boccaccio (estratti)

... Ma, poi che alquanto sfogata fu la nuova passione per le lagrime, raccolte alquanto le forze dello animo in uno, con rotta voce e non senza vergogna, rispuosi: – Sì come io penso, il falso piacere delle caduche cose, il quale più savio ch'io non sono già trasviò molte volte e forse a non minor pericolo condusse, qui, prima che io m'accorgessi dov'io m'andassi, m'ebbe menato: là dove <in> amaritudine incomportabile e senza speranza alcuna, da poi che io mi ci vidi, che è sempre stato di notte, dimorato sono ... Tu di' che hai per abitazione luogo più duro che questo, ma meno pericoloso; e io già, per le tue parole medesime e per la mia ricordanza, conosco che tu al nostro mondo non vivi: quale luogo addunque possiedi tu? Se' tu in quella prigione etterna nella quale, senza speranza di redenzione, e s'entra e si dimora? o se' in parte che, quando che sia, speranza vera ti prometta salute? Se tu se' nella prigione etterna, senza dubbio più dura dimora credo che vi sia che qui non è; ma come può ella essere con meno periglio? E, se tu se' in parte che ti prometta ancora riposo, come può ella essere <più dura> che questa non è? – Io sono – rispuose lo spirito – in parte che mi promette sanza fallo salute ... Ma sanza dubbio la mia stanza, com'io già dissi, ha troppo più di dureza che questa: in tanto che, se lieta speranza, che certa di migliore vi si porta, non aiutasse e me e gli altri che vi sono a sostenere pazientemente la graveza di quella, quasi si porìa dire che gli spiriti, li quali sono immortali, ne morrebbono ...
Corbaccio (pagina 19)
di Giovanni Boccaccio (estratti)

... Io voglio presupporre che vero fosse ciò che l'amico tuo del valore di costei ti ragionò; il che se così credesti che fosse, mai non mi farai credere che in lei libidinoso amore avessi posto, sì come colui ch'avresti conosciuto quelle virtù essere contrarie a quello tuo vizioso desiderio; e, <per> consequente, essendo esse in lei, mai non dovere venire fatto in quello atto cosa che tu avessi voluta; sì che non quelle ad amarla ti tirarono, ma la sua forma per certo; e alcuna cosa veduta di lei ti mise in speranza del tuo disonesto volere potere recare a fine ... Ma furonti sì gli occhi corporali nella testa travolti, che tu non vedesti lei essere vecchia e già stomachevole e noiosa a riguardare? E, oltre a ciò, qual cechità d'animo sì quelli della mente t'avea adombrati che, cessando la speranza del tuo folle desiderio in costei, con acerbo dolore ti facessono la morte desiderare? Qual miseria, qual tiepideza, qual trascuraggine te a te così avea della memoria tratto che, venendoti meno costei, tu estimassi che tutto l'altro mondo ti dovesse essere venuto meno e per questo volere morire? Part'egli così essere da nulla? Se' tu così pusillanimo, così scaduto, così nelle fitte rimaso, così scoppiato di cerro o di grotta o se' così da ogni uomo del mondo discacciato che tu costei per unico rifuggio e per tuo singulare bene eletta avessi, che, se ti mancasse, tu dovessi desiderare di morire? Qual piacere, quale onore, quale utile mai avesti da lei o ti fu promesso, se non dalla tua sciocca e bestiale speranza, il quale poi ti fosse tolto da lei? E la tua speranza che cosa ti poteva da lei giustamente promettere? Certo niuna, se non di metterti nelle braccia quelle membra cascanti e vize e fetide; delle quali sanza fallo, se saputo avessi il mercato il quale n'ha fatto e fa, come ora sai, sarebbe stato il disiderio minore ...
Fermo e Lucia (pagina 129)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Oltre le paghe sulle quali non era da fare assegnamento certo, quello che determinava gli uomini ad arruolarsi era la speranza del saccheggio e tutte le vaghezze della licenza ... Quegli che erano rimasti colla speranza di preservare i loro averi, ne videro la distruzione, videro l'abominevole sfrenatezza, e per sopra più soggiacquero agli strapazzi, alle percosse e alle ferite ... Nè i campi all'intorno furono risparmiati; la vendemmia, somma speranza dei terrazzani in quell'anno calamitoso sparve in un momento, coll'uve furono sterpate le viti, gli alberi abbattuti col frutto, molti casali incendiati ...
Fermo e Lucia (pagina 158)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Quanta speranza svanita! Rimanevano però i carri ancora: Fermo gli vedeva venire; e i primi erano carichi di donne ... Anche prima di vedere trascorrere quella per lui sì trista rassegna, egli sentiva pur troppo, quanto era più probabile che Lucia fosse nel numero dei tanti portati fuora dal lazzeretto sui carri, che dei pochi risanati: ma pure, come si suole egli metteva il suo desiderio sul guscio della speranza, e faceva traboccare le bilance da quella parte ... Ma ora, egli credeva di dovere esser certo che Lucia non era tra i guariti, nè tra i convalescenti: la contingenza più lieta per lui, l'unica sua speranza (quale speranza!) era ormai ch'ella fosse ivi languente, ma viva ...
I nuovi tartufi (pagina 5)
di Francesco Domenico Guerrazzi (estratti)

... —Ma se in te la speranza ha fiore di verde, Dio te la mantenga florida, o Gualberto, e le mie parole vi passino sopra senza seccarla: vos rebus servate secundis ... Ahimè! uguali ad Ascanio altri non pochi mi circondarono nella vita senza fede e senza speranza, e siccome erano disperati veramente, non per vana ostentazione, così li vidi appassire, prendere a sazietà la vita, e morire ... —Io sopravvivo solo a tanti valorosi amici defunti, ma spossato,—ma rotto come colonna mutilata di un tempio in rovine;—e nonostante, quello che mi sostiene è un filo di speranza, e dove venisse a spegnersi io mi protenderei sopra la terra, e le direi:—O madre, cuoprimi;—ed ella accoglierebbe gratamente in suo seno un figlio che ha sofferto tanto, goduto nulla;—assolutamente nulla ... —Alla mia destra appariva un personaggio egregiamente nudrito, tondo e rubicondo, con occhi sporgenti e lucidi di quella tale lucentezza che osserviamo negli occhi dei bambini e dei vecchi; quando incomincia o cessa la vita; età che si toccano per la impotenza imbecille; se non che la infanzia ha davanti a se la speranza, e la vecchiezza il sepolcro ...
Intrichi d'amore (pagina 4)
di Torquato Tasso (estratti)

... Pecchè lo candido armellino denota l'innamorato netto e polito, lo verde significa speranza, ergo l'innamorato polito posa sopra la speranza d'amore, senza la quale policia è rotta tua speranza ... Como isso puro secotò chillo autro vierso: «Rott'è l'alta colonna e 'l verde lauro»: verde, zoè speranza d'amore ...
La favorita del Mahdi (pagina 18)
di Emilio Salgari (estratti)

... E se io mi spacciassi per un amante di Fathma? —Ebbene? —Lascia pensare a me o tu vedrai che gli farò perdere ogni speranza di rivedere Fathma e gli farò comparire Elenka come una salvatrice ... —Quale? chiese l'arabo che ebbe un raggio di speranza ... Per dieci minuti lo sventurato Abd-el-Kerim non fu capace di muoversi tanto era stato forte il pugno scagliatogli dal bandito, poi con uno sforzo disperato si rizzò in piedi e si precipitò innanzi, colla speranza d'arrivare alla porta ... Sarebbe mai possibile che quell'uomo fosse mio rivale? Sarebbe mai possibile che egli avesse a rapirla deludendo la sorveglianza di Hassarn?… Fathma! Fathma!… che farò io abbandonato in questa spaventevole prigione, senza speranza d'aprirmi un varco, senza un'arme per tentare la fuga, solo, isolato nel mezzo delle foreste del Bahr-el-Abiad?… Ho paura, ho paura, io divento pazzo!… Due lagrime gli solcarono le brune gote; si lasciò cadere a terra, nascose la faccia fra le mani e pianse ... Aveva già perduta ogni speranza e s'era accoccolato in un angolo della prigione, fiaccato dalla fame e dalle angoscie, rassegnato a morire, quando un fischio repentino lo tolse dalla sua disperazione ...
La via del rifugio (pagina 3)
di Guido Gozzano (estratti)

... O beva chi non beve, doni chi si rifiuta prima che sia compiuta la mia favola breve! Fanciullo e verrai tu, compagno alato della seconda cosa bella — il non essere più — verrai con bende e dardi, anche, Fanciullo, a me? O amare prima che si faccia troppo tardi! L'amore giungerà, Marta?” (Nel Libro intonso, pensavo, ecco il responso lesse di Verità) “l'Amore come un sole” (durava nella stanza l'eco d'una speranza data senza parole) “irraggerà l'assedio dell'anima autunnale, se pure questo male non è senza rimedio ... Rispose: “Forse! — Perchè non v'uccidete?” L'AMICA DI NONNA SPERANZA “ ... alla sua Speranza la sua Carlotta ... È giunta è giunta in vacanza la grande sorella Speranza con la compagna Carlotta ... Speranza suona ...
Le Grazie (pagina 7)
di Ugo Foscolo (estratti)

... LA SPERANZA] Mentre nel Lilibeo mare la Fata Dava promesse e le attendea cortese A quante all'Adria indi posaro il volo Angiolette Febee; l'altro drappello Che per antico amor Flora seguendo Tendea per le tirrene aure il suo corso Trovò simile a Cerere una donna Su la foce dell'Arno; e l'attendeva Portando in man purpurei gigli, e frondi Fresche d'ulivo ... Essa agli Dei Non tornò mai da che scendea ne' primi Dì nojosi dell'uomo, e il riconforta Ma le presenti ore gl'invola; ha nome Speranza, e men infida ama i coloni ...
Mastro don Gesualdo (pagina 16)
di Giovanni Verga (estratti)

... Erano dieci o dodici tarì che gli cascavano di tasca ogni asino morto al poveruomo! - Carico di famiglia! Santo che gli faceva mangiare i gomiti sin d'allora; Speranza che cominciava a voler marito; la mamma con le febbri, tredici mesi dell'anno! ... e la dote di Speranza anche, perché la ragazza non poteva più stare in casa ... Morì raccomandando a tutti Santo, che era stato sempre il suo prediletto, e Speranza carica di famiglia com'era stata lei ... - Non feste, non domeniche, mai una risata allegra, tutti che volevano da lui qualche cosa, il suo tempo, il suo lavoro, o il suo denaro; mai un'ora come quelle che suo fratello Santo regalavasi in barba sua all'osteria! - trovando a casa poi ogni volta il viso arcigno di Speranza, o le querimonie del cognato, o il piagnucolìo dei ragazzi - le liti fra tutti loro, quando gli affari non andavano bene ... - Dover celare sempre la febbre dei guadagni, la botta di una mala notizia, l'impeto di una contentezza; e aver sempre la faccia chiusa, l'occhio vigilante, la bocca seria! Le astuzie di ogni giorno; le ambagi per dire soltanto "vi saluto"; le strette di mano inquiete, coll'orecchio teso; la lotta coi sorrisi falsi, o coi visi arrossati dall'ira, spumanti bava e minacce - la notte sempre inquieta, il domani sempre grave di speranza o di timore ...
Mastro don Gesualdo (pagina 21)
di Giovanni Verga (estratti)

... Nel vicoletto lì accanto, vicino a casa sua, trovò Diodata che stava aspettandolo colla mantellina in testa, rincantucciata sotto l'arco del ballatoio, poiché in casa non la volevano, Speranza principalmente, e la tolleravano soltanto in campagna, pei servigi grossi ... Io sola mi mangio il fegato! Il fratello Gesualdo, colla bocca amara, le andava cantando: - Lascia stare, Speranza! Lasciami stare, che ne ho abbastanza, anche senza la tua predica! - Non volete sentire neppure la predica? Non volete che mi lamenti? Tanti denari persi! ... Speranza sempre dietro, come il gastigo di Dio ... ora lo fo sul serio, com'è vero Dio! L'asino quando non ne può più si corica, e buona notte a chi resta! E se ne andò nella stalla, mentre Speranza gli strillava dietro: - Scappate anche? per andare a trovare Diodata? Vi pare che non l'abbia vista? Mezza giornata che vi aspetta, quella sfacciata! ...
Mastro don Gesualdo (pagina 57)
di Giovanni Verga (estratti)

... Guardava Gesualdo che si affannava intorno al farmacista, Speranza la quale strillava e singhiozzava aiutando il marito ne' preparativi della partenza, Santo che non si muoveva, istupidito, i nipoti qua e là per la casa e nel cortile, e Bomma che gli voltava le spalle, scrollando il capo, facendo gesti d'impazienza ... Speranza infine andò a consegnare le chiavi a suo fratello, seguitando a brontolare: - Ecco! Mi piace che siete venuto ... - Speranza ogni tanto s'accostava al malato in punta di piedi, lo toccava, lo chiamava adagio adagio; ma lui zitto ... Speranza cominciò a urlare e a graffiarsi la faccia ... Speranza, inconsolabile, minacciava di correre al paese per buttarsi nella cisterna, di lasciarsi morir di fame: - Cosa ci fo più al mondo adesso? Ho perso il mio sostegno! la colonna della casa! - Quel piagnisteo durò la giornata intera ... - No! - s'ostinava Speranza ... Allora Speranza infuriò ...
Mastro don Gesualdo (pagina 60)
di Giovanni Verga (estratti)

... Speranza l'aspettava sulle scale del pretorio per vomitargli addosso degli improperii, aizzandogli contro i figliuoli grandi e grossi inutilmente, aizzandogli contro Santo che non aveva faccia veramente di pigliarsela con don Gesualdo e cercava di sfuggirlo ... Una domenica riunì in casa sua tutti i Motta, compreso il marito di comare Speranza ch'era una bestia, e non sapeva dire le sue ragioni ... Speranza, che vedeva sfumare la sua parte dell'eredità se si parlava di buon cuore, se la pigliava col marito e coi figliuoli i quali non sapevano difendersi ... Speranza se ne andò da una parte ancora sbraitando, e don Gesualdo dall'altra, colla bocca amara, tormentato anche da quell'altra pulce che la sorella gli aveva messo nell'orecchio ...
Mastro don Gesualdo (pagina 76)
di Giovanni Verga (estratti)

... Poi sopraggiunse Speranza strepitando che voleva vedere suo fratello, quasi egli stesse per rendere l'anima a Dio ... Speranza volle restare a guardia del fratello, giacché trovavasi tanto malato, e per miracolo quella notte non gli avevano messo ogni cosa a sacco e ruba ... - Però un baiocco non lo mette fuori! - sbraitava comare Speranza ... Inutilmente Speranza, amorevole, cercava erbe e medicine, consultava Zanni e persone che avevano segreti per tutti i mali ... Speranza, che era presente mentre il fratello s'inteneriva sulla lettera, sputò fuori il veleno: - Ecco! Ora vi guastate il sangue, per giunta! Potreste andarvene all'altro mondo ... In quella sopravvenne Speranza, e fece una partaccia a quella sfacciata che veniva a tentarle il fratello in fin di vita, per cavargli qualcosa, per pelarlo sino all'ultimo ... Speranza tornò al fratello, tutta amorevole e sorridente ...
Mastro don Gesualdo (pagina 78)
di Giovanni Verga (estratti)

... - Madonna del Pericolo! - cominciò a strillare Speranza ... - Andate là, Bomma, che m'avete dato un bel consiglio! Speranza, premurosa, vide giunta l'ora di rivolgersi ai santi, e si diede le mani attorno a procurar reliquie e immagini benedette ... Ma laggiù, dinanzi alla sua roba, si persuase che era finita davvero, che ogni speranza per lui era perduta, al vedere che di nulla gliene importava, oramai ... Il mondo andava ancora pel suo verso, mentre non c'era più speranza per lui, roso dal baco al pari di una mela fradicia che deve cascare dal ramo, senza forza di muovere un passo sulla sua terra, senza voglia di mandar giù un uovo ... Il poveretto, ch'era ormai l'ombra di se stesso, lasciava fare; riapriva anzi il cuore alla speranza; intenerivasi alle premure del genero e della figliuola che l'aspettava a braccia aperte ... Speranza, e tutti i suoi, in collera dacché era venuto il duca a spadroneggiare, non si erano fatti più vedere ...
Rinaldo (pagina 13)
di Torquato Tasso (estratti)

... 7 Ma la speranza, che non prima manca in tutto altrui che manchi ancor la vita, benché debole sia, benché sia stanca, e quasi oppressa omai, non che smarita, pur quanto può s'inalza e si rinfranca e gli è contro al dolor schermo ed aita; e tai cose nel core a lui ragiona, ch'a fatto in preda al duol non s'abbandona; 8 ma determina in fin di gir cercando Clarice bella ovunque Apollo illustri, e quando il verno imbianca i campi, e quando Flora gli orna di rose e di ligustri, né, perché a lui più volte il sol girando rapporti in sen gli anni fugaci e i lustri, lasciar l'impresa, se non trova prima lei che de' suoi pensier si siede in cima; 9 ché poi non teme, se trovar la puote, di non la riaver mal grado altrui, benché quanti guerrier son tra Boote ed Austro fusser giunti ai danni sui; ché già gli son l'alte sue forze note, e da l'amor l'ardir s'avanza in lui ... L'animoso guerrier verso quel lato sprona l'agil cavallo immantinente, forse anco scorto da speranza vana, che dagli amanti mai non s'allontana; 12 ed un vago e bellissimo garzone vide che sotto un pin steso giacea, ed era di sua età nella stagione sacra e dicata a la ciprigna dea, quando a sua voglia Amor di noi dispone: né del fiorir del pelo in lui parea pur segno alcun, ma netto e bianco il mento avea, qual terso avorio o puro argento ... 19 Segue il rozo monton la pecorella, scorto da speme, per gli erbosi campi; segue il colombo a la diurna stella la cara amica ed a' notturni lampi; combatte il toro a la stagion novella da speme tratto, e par che d'ira avampi: sempr'è speranza, ov'è d'amor il foco, quella in me no, ma sì ben questo ha loco ...