Libri mangiare
Libri su mangiare, con la parola mangiare
Confessioni di un Italiano (pagina 96)
di Ippolito Nievo (estratti)
... L'avvocato invece sembrava ai sette cieli per avere dintorno a sé una così eletta compagnia; osservai peraltro ch'egli non invitava mai il sollecitatore a bere e i giovinastri a mangiare ... Tutti i suoi eccitamenti li volgeva alla Marchesa la quale non potea più bere né mangiare per la tosse che la travagliava ... Io pensai che se in tutte le loro occupazioni ponevano quello stesso zelo che nel mangiare, avrebbero avuto maggior bisogno di freno che di stimolo ...
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Decameron (pagina 15)
di Giovanni Boccaccio (estratti)
... A che gli fu risposto che forse a sei miglia, a un suo luogo; al quale Primasso pensò di potervi essere, movendosi la mattina a buona ora, a ora di mangiare ... Fattasi adunque la via insegnare, non trovando alcun che v'andasse, temette non per isciagura gli venisse smarrita e quinci potere andare in parte dove così tosto non troveria da mangiare; per che, se ciò avvenisse, acciò che di mangiare non patisse disagio, seco pensò di portare tre pani, avvisando che dell'acqua, come che ella gli piacesse poco, troverebbe in ogni parte da bere ... E quegli messisi in seno, prese il suo cammino e vennegli sì ben fatto, che avanti ora di mangiare pervenne là dove l'abate era ... ’ E, stando alquanto intorno a queste cose attento, il siniscalco dell'abate, per ciò che ora era di mangiare, comandò che l'acqua si desse alle mani; e, data l'acqua, mise ogn'uomo a tavola ... E per avventura avvenne che Primasso fu messo a sedere appunto di rimpetto all'uscio della camera donde l'abate dovea uscire per venire nella sala a mangiare ... Era in quella corte questa usanza, che in su le tavole vino né pane né altre cose da mangiare o da ber si ponea già mai, se prima l'abate non veniva a sedere alla tavola ... Avendo adunque il siniscalco le tavole messe, fece dire all'abate che, qualora gli piacesse, il mangiare era presto ... L'abate fece aprir la camera per venir nella sala: e venendo si guardò innanzi e per ventura il primo uomo che agli occhi gli corse fu Primasso, il quale assai male era in arnese e cui egli per veduta non conoscea: e come veduto l'ebbe, incontanente gli corse nell'animo un pensiero cattivo e mai più non statovi, e disse seco: ‘Vedi a cui io do mangiare il mio!’ E tornandosi adietro, comandò che la camera fosse serrata e domandò coloro che appresso lui erano se alcuno conoscesse quel ribaldo che arrimpetto all'uscio della sua camera sedeva alle tavole ... Primasso, il quale avea talento di mangiare, come colui che camminato avea e uso non era di digiunare, avendo alquanto aspettato e veggendo che l'abate non veniva, si trasse di seno l'uno de' tre pani li quali portati aveva e cominciò a mangiare ... Primasso, avendo l'un pane mangiato e l'abate non vegnendo, cominciò a mangiare il secondo: il che similmente all'abate fu detto, che fatto avea guardare se partito fosse ... Ultimamente, non venendo l'abate, Primasso mangiato il secondo cominciò a mangiare il terzo: il che ancora fu all'abate detto, il quale seco stesso cominciò a pensare e a dire: ‘Deh questa che novità è oggi che nella anima m'è venuta, che avarizia, chente sdegno, e per cui? Io ho dato mangiare il mio, già è molt'anni, a chiunque mangiar n'ha voluto, senza guardare se gentile uomo è o villano, o povero o ricco, o mercatante o barattiere stato sia, e a infiniti ribaldi con l'occhio me l'ho veduto straziare, né mai nell'animo m'entrò questo pensiero che per costui mi c'è entrato ... E appresso mangiare, secondo che alla sufficienza di Primasso si conveniva, il fé nobilmente vestire, e donatigli denari e pallafreno, nel suo albitrio rimise l'andare e lo stare ... E sì come egli di ricchezza ogni altro avanzava che italico fosse, così d'avarizia e di miseria ogni altro misero e avaro che al mondo fosse soperchiava oltre misura: per ciò che non solamente in onorare altrui teneva la borsa stretta, ma nelle cose oportune alla sua propria persona, contra il general costume de' genovesi che usi sono di nobilemente vestire, sosteneva egli per non ispendere difetti grandissimi, e similmente nel mangiare e nel bere ...
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L'Olimpia (pagina 4)
di Giambattista Della Porta (estratti)
... Io non conosco se non i popoli panettari, piscatori, tavernari e salcicciari che mi donano da mangiare: con questi prattico e fo le mie scaramucce ... Che m'importa alfangia o armangia! vi domando s'è cosa da mangiare ... Temerario vantatore, capitan di ranocchi, mi fa ascoltare e parlar quattro ore, poi me ne manda assordito e diseccato, senza mangiare e senza bere ...
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L'Olimpia (pagina 7)
di Giambattista Della Porta (estratti)
... Tu piangi? e che faresti vedendo rotta una pignatta in mezzo il foco vicino l'ora di mangiare? PROTODIDASCALO ... Vuoi disputar meco? e se vincerai vo' star un giorno senza mangiare, e se perdi vo' farti un cavallo, ché non sai accordare il geno mascolino col feminino ... Io gli darò a ber un poco d'acqua di legno, che gli lo sconcierá di sorte che per parecchi giorni non gli verrá voglia di mangiare ...
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