Libri febbre
Libri su febbre, con la parola febbre
Fermo e Lucia (pagina 6)
di Alessandro Manzoni (estratti)
... Spesse volte personaggi assai più importanti di Don Abbondio trovandosi in situazioni imbrogliate a segno di non sapere quale determinazione prendere, e non avendo nulla di opportuno da fare, e non potendo stare senza far nulla senza una buona ragione, trovarono che una febbre è una ragione ottima, e si posero a letto colla febbre ... Basti dire che Don Abbondio ordinò a Vittoria di chiamare due contadini suoi affidati e di tenerli come a guardia della casa, e di far sapere che il curato aveva la febbre ... Soltanto per prestarmi alla debolezza di quei lettori che non capiscono che l'uomo timido il quale lascia di fare il suo dovere per ispavento merita meno pietà dello scellerato consumato il quale cercando il male, e facendolo spontaneamente mostra almeno di avere una gran forza d'animo, e di sentire le alte passioni, e che potrebbero essere solleciti per quel meschino, credo di doverli informare che Don Abbondio non morì di quella febbre ...
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L'amore che torna (pagina 65)
di Guido da Verona (estratti)
... Intanto un malessere sempre più frequente mi serpeggiava per l'ossa; un breve cammino od una piccola fatica bastavano ad esaurire le mie forze; gli occhi, sotto le palpebre, mi bruciavano; le vene dei polsi, delle tempie, mi battevano come nel rezzo della febbre; non potevo quasi toccar cibo, nè leggere, nè pensare seguitamente; avevo nelle orecchie un rumor sordo, simile a quella sonorità che ronza nelle conchiglie marine, ed esso mi si ripercoteva tormentoso nel cervello; mi sentivo assalire da spaventi subitanei, da traffitture per tutte le membra, e l'unghie agli orli mi si sfogliavano come le squame dei pesci ... Mi portarono a letto e vi giacqui per cinquanta giorni, arso da una febbre tenace, invincibile, che ogni tanto sostava, per riprendere di lì a breve con maggiore accanimento ... Disse che, appena combattuta la febbre, avrei dovuto da me stesso rimediare al resto, vincendo la mia svogliatezza, distraendomi, cacciando le idee nere ... A lui, nel delirio della febbre, raccontavo le cose più pazze, pregandolo che andasse via, che mi lasciasse morir solo; e l'amico dolce come un fratello sapeva trovar le parole atte a rendermi un poco di serenità ... Appena vinta la febbre, mi trassero fuori dalle coltri, mi sedettero all'aperto, tra i fiori, tra il verde ...
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