Libri coscienza

Libri su coscienza, con la parola coscienza

Confessioni di un Italiano (pagina 43)
di Ippolito Nievo (estratti)

... La coscienza ci assicura che meglio è la generosità colla miseria che la dappocaggine colla contentezza ... Quanti secoli ci vollero al sentimento umano per concertarsi in coscienza? Lo dicano gli antropologi ... — Ma come quella stella matura forse agli ultimi e scomposti confini dell'universo un altro sistema solare, così la coscienza promette al disordine interno dei sentimenti un'armonia stabile e veramente morale ...
Confessioni di un Italiano (pagina 80)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Dio mi tragge per un'altra strada: sarei una cattivissima moglie e posso continuare a vivere da figliuola dabbene; la mia coscienza mi comanda di attenermi a quest'ultimo partito ... Io non sarò certamente quello che vorrà condannarla di questo rispetto alle leggi della coscienza ... Mi vuol ella permettere che col mio umilissimo ma devoto criterio l'aiuti a illuminare quella coscienza che forse s'è un po' turbata, un po' oscurata nei tentennamenti, nelle battaglie dei giorni passati? Nessuno, Contessina, è tanto santo da credere ciecamente alla coscienza propria rifiutando i lumi e i suggerimenti dell'altrui ... Ecco la coscienza come l'intendiamo noi poveri ministri dell'Evangelo ...
Confessioni di un Italiano (pagina 90)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Cominciava così: “Se sei al tutto infelice è segno che hai qualche peccato sull'anima; perché la quiete della coscienza prepara a' tuoi dolori un letto da riposarsi ... E tornai a meditare la prima, la quale ascriveva a qualche nostra mancanza o a qualche cattiva azione la piena infelicità! “Povero me!” pensai “certo che io ho molte colpe sulla coscienza, perché mi sento oggi più miseramente infelice che uomo alcuno al mondo non possa essere” ... Sì, ve lo giuro, feci un esame di coscienza così sottile, così scrupoloso che non fu senza merito per essere stato il primo: colla nozione imperfettissima ch'io aveva delle leggi morali, ho paura che me ne passassi buona più d'una, ma anche mi rampognai di cose per sé innocentissime; come per esempio d'essermi sempre rifiutato a stringer amicizia coi figliuoli di Fulgenzio e di serbar poca gratitudine alla signora Contessa ... Intanto, quello che più importa, non m'illusi punto sul mio peccataccio più grosso, su quello sfrenato amore per la Pisana, il quale mi si scoprì d'un tratto alla coscienza in tutta la sua bestiale salvatichezza ...
Confessioni di un Italiano (pagina 193)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Cominciai un severo esame di coscienza; a riandare la mia vita passata e a vedere come la presente le corrispondeva ... Napoleone capitò a Milano e si pose in capo la Corona Ferrea dicendo: — Dio me l'ha data, guai a chi la tocca! — Io mi assettai povero privato nelle antiche camerucce di Porta Romana dicendo a mia volta: — Dio mi ha dato una coscienza, nessuno la comprerà! — Ora i nemici di Napoleone trovarono ardimento e forza bastante a toccare e togliergli del capo quella fatale corona; ma né la California né l'Australia scavarono finora oro bastante per pagare la mia coscienza ...
Confessioni di un Italiano (pagina 199)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Quel colpo poi che mi veniva da Lucilio, dall'amico il di cui giudizio io poneva sopra il giudizio di tutti, da quello che avea regolato fin'allora la mia coscienza, e tenutomi luogo di quella costanza di quella robustezza che talvolta mi mancavano, un tal colpo dico, mi tolse perfino il discernimento della mia disgrazia ... Sentii che l'opinione altrui valeva nulla contro l'usbergo della mia coscienza, e che in questa sola s'accumulava la maggior somma dei castighi e delle ricompense ... Il mondo ha migliaia di occhi, di orecchi, di lingue; la coscienza sola ha la virtù il coraggio la fede ... E dalla rocca inespugnabile di questa mia coscienza guardai alteramente tutti coloro di cui con tanto dolore avea sofferto il muto disprezzo ...
Confessioni di un Italiano (pagina 233)
di Ippolito Nievo (estratti)

... — Benissimo! — ripigliai — ma io certo non vorrei avere sulla coscienza quest'ignoranza! — Infatti il vecchio Ormenta morì pochi giorni dopo accompagnato dalla generale esecrazione; ma se vi fu sentimento che vincesse in veemenza e in universalità quell'odio postumo contro di lui, esso fu certamente quello che sorse nel cuore di tutti contro l'ingratitudine e l'empietà di suo figlio che contrattò egli stesso le spese del funerale, adì l'eredità col benefizio dell'inventario, e rifiutò la mercede al medico perché il passivo fu trovato maggiore dell'attivo ... Avrei voluto aggiungere che così era comandato, perché appunto la ragione l'ordine sociale e la coscienza inducevano la necessità di quei comandamenti; desiderava insomma che la volontà di Dio fosse loro dimostrata, oltreché nella parola della rivelazione, anche nelle leggi e nelle necessità morali che regolano la coscienza degli individui e la pubblica giustizia ... Così, se anche una contraria educazione li privava dei sostegni della fede, essi restavano sempre uomini soggetti ad una legge ragionevole ed umana; mentre una volta che fossero alieni dalla religione, così com'erano sudditi a' suoi precetti unicamente per paura, la loro coscienza rimaneva senza alcun lume, e nullo affatto il valor morale dell'animo ... Ora del male che non operai, tutto il merito ne viene a quel freno invincibile della coscienza che mi trattenne anche dopoché cessai di credermi obbligato a certe formule ...
Confessioni di un Italiano (pagina 240)
di Ippolito Nievo (estratti)

... In tanta sciagura uno solo è il ricovero che la Provvidenza permette all'onest'uomo; il ricovero della coscienza ... Ma tu, Giulio, come ti troverai di faccia alla coscienza? ... Via, rispondi; non ti pare che fra i tuoi maestri, i tuoi amici, fra il dottor Ormenta, fra Augusto Cisterna, i suoi figliuoli e il resto della gente non corra alcun divario? Ma se la gente accusa, vitupera, perseguita le azioni di quelli, non è segno che almeno la coscienza pubblica è migliore della loro, e che v'è una vita possibile possibilissima, e se non felice e dignitosa in tutto, certo più degna di quella cui essi ti hanno invitato? ... La mia coscienza mi dirà sempre ch'io la penso più dirittamente di loro, e il mio buonsenso riformerà le sentenze appellabilissime dell'altrui ignoranza ...
Il colore del tempo (pagina 9)
di Federico De Roberto (estratti)

... Costei considera impassibilmente la propria opera attraverso l'occhio ignorante del bruto; la pietà e il terrore, il bisogno e la sete della giustizia sorgono e operano nella coscienza umana ... Ma che cosa è questa coscienza? Dapprima il poeta aveva considerata la propria coscienza come uno specchio che non doveva far altro se non riflettere lo spettacolo della Natura, senza giudicarlo ... Ora la sua coscienza, la coscienza di tutti gli uomini, è un giudice, è anzi il solo giudice ... Se la coscienza è giudice, se questo giudice deve rendere giustizia, come mai torna egli a rassegnarsi? Egli dice: «I mali che credevo ingiusti sono forse, non già i capricci folli o colpevoli d'un padrone, sibbene i mezzi fatali, le necessarie condizioni d'un ordine che ignoriamo» ...
Il colore del tempo (pagina 10)
di Federico De Roberto (estratti)

... Allora l'uomo cosciente, l'uomo giudicante, oltre che degno di compassione ed infelice, è anche meno saggio: questa sua coscienza è una stoltezza ... Allora vorrà dire che la natura, della quale è opera, avrà creato una coscienza capace di giustizia soltanto per darle il sentimento d'una ingiustizia, d'una stoltezza, d'una nefandezza nuova! E ancora: la giustizia non esiste nella natura, ma soltanto nel cuore dell'uomo; l'uomo s'accorge che l'universo è stato compito «senza virtù» e sente che il suo desiderio di virtù è stoltezza ... Ma allora, se l'anima umana, dove ha sede la giustizia, è mandataria del gran Tutto, non potremo più dire che nel Tutto non c'è giustizia! Finchè il poeta considerava l'uomo come una particella infinitesimale dell'universo, come lo «specchio» del Nietzsche, capace semplicemente e solamente di riflettere l'universo, egli poteva dire che non c'è in quest'universo giustizia; ma dal momento che l'uomo è il rappresentante della natura, questa natura che si riassume in una coscienza capace di giustizia non si potrà più accusare d'iniquità ... Se dalla materia inerte all'uomo c'è un abisso; se l'uomo, per la coscienza, è tanto superiore ai bruti, si deve credere che egli sia il termine ultimo dell'evoluzione? Un altro passo innanzi, oltre l'uomo, non sarà possibile? Certamente! L'umano genere è un termine medio, un tentativo, une espèce éclose à contre-temps: Tout est prématuré dans ses voeux transcendants ... Nel nuovo astro quei corpi, che il bastone e lo staffile martoriavano un tempo, si sono nobilmente sviluppati, e Fausto ne ammira la perfetta armonia delle linee, la serenità dell'espressione acquistata con la coscienza del nuovo stato libero, eternamente felice ...
L'amore che torna (pagina 37)
di Guido da Verona (estratti)

... — Però, visto che ragioniamo di cose gravi, — osservai — qualche volta può esservi di mezzo anche la coscienza ... Nell'uomo forte la coscienza non è altro che l'esecutrice della sua volontà ... — Oh, mio caro, so che parlate per burla! — No, davvero! E voi stesso, come tutti, almeno cento volte nella nostra vita sarete pur venuto a qualche transazione con la vostra coscienza, senza darvene forse un conto esatto; mentre io, fin dal principio, ebbi il coraggio di rassegnarmi a queste necessità inevitabili ... La mia coscienza è di una mansuetudine senza pari, poichè ha dovuto soggiacere anch'essa ad una legge ben più rigida e ben più forte, che si chiama volontà ... Io, per esempio, non sono in dubbio mai, perchè ho dato alla mia coscienza la forza di accettarmi e di approvarmi qual sono ...
La vita comincia domani (pagina 21)
di Guido da Verona (estratti)

... Forse la coscienza? — Essa è paura, è viltà, è un terrore atavico dell'uomo: bisogna insegnarle a volere con inflessibilità quello che davanti alla vita, e non davanti agli uomini, è giusto ... Fra queste cose, il coraggio della mia mano, la stilla invisibile di un veleno, il martirio nascosto della mia coscienza ... Ebbene, in tale dilemma, è più onesto concepire la coscienza come una schiavitù paurosa, che rifugge dal delitto per il solo terrore de' suoi fantasmi, o concepirla come un coraggio efferato, che avvinghia quei fantasmi e li soffoca per la felicità di chi ama? O voi, che invisibili e presenti squassate intorno alla mia coscienza i vostri mantelli neri, ascoltate ancor questo dalla mia voce che non trema: — Io feci olocausto di me stesso al mio amore d'uomo, al mio dovere di padre, e se, per giudicare un colpevole, può esservi un altro giudizio che non l'oscuro confessionale o la teatrale aula d'una Corte d'Assisi, questo giudice libero mi dirà: — «Tu sei stato un anarchico ed un santo ...
Storia di un'anima (pagina 5)
di Ambrogio Bazzero (estratti)

... Non c'è imitazione, ma forse anche il Bazzero derivava da una fonte comune, che ha le sue scaturigini in un'elevata coscienza della nostra pochezza in faccia all'universo ... Nel mare dell'essere egli non vuole affogarsi, ma diffondersi e coi mille atomi accesi della sua coscienza fecondare per l'umanità qualche divina idea consolatrice ... È un seguito dì massime, di sentenze, di consigli dedicati alla sorella sua e dentro già vi traduce il suo genio e la sua coscienza ...