Libri conte

Libri su conte, con la parola conte

Confessioni di un Italiano (pagina 2)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Il signor Conte di Fratta era un uomo d'oltre a sessant'anni il quale pareva avesse svestito allor allora l'armatura, tanto si teneva rigido e pettoruto sul suo seggiolone ... Il signor Conte era sempre sbarbato con tanto scrupolo, da sembrar appena uscito dalle mani del barbiere; portava da mattina a sera sotto l'ascella una pezzuola turchina e benché poco uscisse a piedi, né mai a cavallo, aveva stivali e speroni da disgradarne un corriere di Federico II ... Quando il signor Conte parlava, tacevano anche le mosche; quando avea finito di parlare, tutti dicevano di sì secondo i propri gusti o colla voce o col capo; quando egli rideva, ognuno si affrettava a ridere; quando sternutiva anche per causa del tabacco, otto o nove voci gridavano a gara: — viva; salute; felicità; Dio conservi il signor Conte! — quando si alzava, tutti si alzavano, e quando partiva dalla cucina, tutti, perfino i gatti, respiravano con ambidue i polmoni, come si fosse lor tolta dal petto una pietra da mulino ... Ma più romorosamente d'ogni altro respirava il Cancelliere, se il signor Conte non gli facea cenno di seguirlo e si compiaceva di lasciarlo ai tepidi ozi del focolare ... Per solito il Cancelliere era l'ombra incarnata del signor Conte ... Nel principiare di queste abitudini le frequenti diserzioni della sua ombra avevano indotto il signor Conte a volgersi ogni tre passi per vedere se era seguitato secondo i suoi desiderii ... Il signor Conte aspirava allora tanta aria quanta sarebbe bastata a tener vivo Golia per una settimana, e rispondeva che la clemenza di Tito deve mescolarsi alla giustizia dei tribunali, e che egli pure avrebbe perdonato a chi veramente si pentiva ...
Confessioni di un Italiano (pagina 3)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Quanto al signor Conte nascosto, come il fato degli antichi, nelle nuvole superiori all'Olimpo, egli sfuggiva del pari all'odio che all'amore dei vassalli ... Il Conte aveva un fratello che non gli somigliava per nulla ed era canonico onorario della cattedrale di Portogruaro, il canonico più rotondo, liscio, e mellifluo che fosse nella diocesi; un vero uomo di pace che divideva saggiamente il suo tempo fra il breviario e la tavola, senza lasciar travedere la sua maggior predilezione per questa o per quello ... Ma il vecchio Conte non si acquietava a queste speranze; e sospirava, movendo gli occhi dal viso paffutello e smarrito del suo secondogenito ai mostaccioni irti ed arroganti dei vecchi ritratti di famiglia ... — Tu porti un nome superbo — riprese sospirando il vecchio Conte ... — Che pregare! Fare, fare bisogna! — gridò il vecchio Conte ... — Eh via! non è più bimbo! — rispose il Conte ...
Confessioni di un Italiano (pagina 4)
di Ippolito Nievo (estratti)

... — Poiché il Signore ci ha dato un figliuolo che ha idea di far bene mostriamocene grati collo sconoscere i suoi doni! — Bei doni, bei doni! — mormorava il Conte ... — Corpo della Serenissima! — gridò il Conte ... nate per educar i polli — borbottava il Conte ... — Dunque — cominciò a dire il Conte senza guardarlo, perché guardandolo si sentiva rigonfiare la bile ... Il Conte, udendo quella voce piagnucolosa soffocata dalle pieghe delle vesti donde usciva, si voltò a vedere cos'era; e mirando il figliuol suo intanato colla testa come un fagiano, non ebbe più ritegno alla stizza, e diventò rosso più ancor di vergogna che di collera ... Il fanciullo si consolò a queste promesse; ed ecco perché il conte Orlando, in onta al nome di battesimo e a dispetto della contrarietà paterna, era divenuto monsignor Orlando ... Ma per quanto la Curia fosse disposta a favorire la divota ambizione della Contessa, siccome Orlando non era un'aquila, così non ci vollero meno di dodici anni di seminario e d'altri trenta di postulazione per fargli toccare la meta de' suoi desiderii; e il Conte ebbe la gloria di morire molti anni prima che i fiocchi rossi gli piovessero sul cappello ...
Confessioni di un Italiano (pagina 10)
di Ippolito Nievo (estratti)

... In compagnia delle persone di casa che ho nominato fin qui, il piovano di Teglio, mio maestro di dottrina e di calligrafia, usava passar qualche ora sotto la cappa del gran camino, rimpetto al signor Conte, facendogli delle gran riverenze ogni volta ch'esso gli volgeva la parola ... Circa le sue facoltà morali, per esser nato nel Settecento lo si potea vantare per un modello d'indipendenza ecclesiastica; giacché le riverenze profondissime che faceva al Conte non lo impedivano dal condursi a proprio talento nella cura d'anime; e forse anco, esse equivalevano a questo modo di dire: “Illustrissimo signor Conte, io la venero e la rispetto; ma del resto a casa mia il padrone sono io” ... Il cappellano di Fratta invece era un salterello allibito e pusillanime che avrebbe dato la benedizione col mescolo di cucina, nulla nulla che al Conte fosse saltato questo grillo ... Il cappellanello che veniva a domandar conto della digestione del signor Conte, come voleva la prammatica di ogni dopopranzo, era stato lì lì per cascare nel trabocchetto; ma a metà della cucina aveva orecchiato la voce del teologo e protetto dalle tenebre se l'avea data a gambe, ringraziando tutti i santi del calendario ... Una brigata mista di beoni, di scioperati, di furbi e di capi ameni, che spassavano la loro vita in caccie in contese in amorazzi e in cene senza termine; e lusingavano del loro corteo l'aristocratico sussiego del signor Conte ...
Confessioni di un Italiano (pagina 11)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Ma se la memoria gli falliva non mancava mai la solita chiusa di ringraziamenti e di scuse per la libertà che la compagnia s'era permessa, di correre in frotta a bere il vino e a lodar i meriti infiniti del Conte e della Contessa ... Quand'io cominciai ad aver ragione di me stesso e a far istizzire i polli nel cortile di Fratta, l'unico figliuolo maschio del Conte era già da un anno a Venezia presso i padri Somaschi ov'era stato educato suo padre: perciò di lui non mi rimane memoria, riguardante quel tempo, se non per qualche scappellotto ch'egli mi avea dato prima di partire, per farmi provare la sua padronanza; e sì che allora io era un bambino che a stento rosicchiava il pane ... Il vecchio Martino pigliò fin d'allora le mie difese; e mi sovviene ancora d'una tirata d'orecchie da lui data di soppiatto al padroncino, per la quale questi tirò giù strillando i travi della casa: e Martino n'ebbe dal Conte una buona lavata di capo ... Il ritratto che portava al petto doveva essere del più avventurato fra questi; ma dicevano che quel tale le fosse morto d'un colpo d'aria buscato di sera andando in gondola con lei; e dopo non ne avea più voluto sapere ed erasi ritirata per sempre a Fratta con grande compiacenza del signor Conte ... La vecchia madre del Conte, l'antica dama Badoer, viveva ancora a que' tempi; ma io non la vidi che quattro o cinque volte, perché la era confitta sopra una seggiola a rotelle dalla vecchiaia e a me era inibito entrare in altra camera che non fosse la mia ove dormiva allora colla seconda cameriera o come la chiamavano colla donna dei ragazzi ... Era la prima volta che mi parlavano proprio col cuore; era la prima volta che mi si faceva il dono d'uno sguardo affettuoso e d'una carezza! e un tal dono mi veniva da una vecchia che aveva veduto Luigi XIV! Dico veduto, proprio veduto; perché lo sposo della nobildonna Badoera, quel vecchio Conte così ghiotto dei grammaestri e degli ammiragli, pochi mesi dopo il suo matrimonio era andato in Francia ambasciatore della Serenissima e vi aveva condotto la moglie che per due anni era stata la gemma di quella Corte! Quella stessa donna poi tornata a Fratta avea serbato l'eguali grazie dei modi e del parlare, l'egual rettitudine di coscienza, l'eguale altezza e purità di sentimenti, l'uguale spirito di moderazione e di carità, sicché anche perduto il fiore della bellezza aveva continuato ad innamorare il cuore dei vassalli e dei terrazzani come prima aveva innamorato quello dei cortigiani di Versailles ...
Confessioni di un Italiano (pagina 18)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Soltanto una terrazza dove guardavano le finestre del Conte e di Monsignore ci era vietata dall'incorruttibile custodia di Gregorio ... Il Conte diceva in quelle ore di occuparsi degli affari di cancelleria; ma se ciò era, egli godeva d'una vista affatto straordinaria, poiché le sue finestre stavano sempre serrate fino alle sei ... Dalle sei alle sei e mezzo, quando il tempo lo consentiva, la Contessa usciva pel passeggio; e il Conte e Monsignore le andavano di consueto incontro una mezz'ora dopo ... Non fu bisogno ch'io dicessi che insieme al Conte usciva anche il Cancelliere; questi camminava un passo dietro ai padroni, divertendosi col piede a gettar nel fosso i sassolini del sentiero, quando non era onorato di nessuna domanda ... Ma più spesso il Conte gli chiedeva conto delle faccende del mattino; ed egli lo ragguagliava degli esami che aveva fatto e delle cause sulle quali aveva stesa l'informazione per Sua Eccellenza ... Monsignore faceva ala colla mano alzata in segno di saluto, ed il Conte s'avanzava fino a mezzo il passatoio per porger la mano alla Contessa ... E quando vi giungevano, Agostino correva ad accendere nel tinello una gran lucerna d'argento sulla quale era inalberata, in luogo di manico, l'arma di famiglia; un cignale fra due alberi colla corona di conte a ridosso ... Benché il Conte annettesse una grande importanza a quel lavoro, si conosceva a prima vista che Benvenuto Cellini non vi era immischiato ... Del resto tanto il signor Conte che Monsignore non uscivano dalle loro stanze che per impancarsi al fuoco di cucina: e là si congregava la famiglia a far loro corteggio fino all'ora del gioco ...
Confessioni di un Italiano (pagina 20)
di Ippolito Nievo (estratti)

... V'ho detto che io costumava andare a letto mentre ancora si giocava in tinello; ma il gioco non tirava innanzi gran fatto, perché alle otto e mezzo in punto lo si lasciava per intonare il rosario; e alle nove si mettevano a cena, e alle dieci il signor Conte dava il segnale della levata ordinando ad Agostino di accendergli il lume ... Dico scalone per modo di dire, ché l'era una scala come tutte le altre; sul primo pianerottolo della quale il signor Conte usava sempre fermarsi e tastar il muro per trarne il pronostico della giornata ventura ... Se il muro era umido il signor Conte diceva: — Domani tempo cattivo —; e il Cancelliere dietro a lui ripeteva: — Tempo cattivo —; e tutti soggiungevano con faccia contrita: — Cattivo tempo! — Ma se invece lo trovava asciutto il Conte sclamava: — Avremo una bella giornata domani —; e il Cancelliere ancor lui: — Una bellissima giornata! —; e tutti poi giù giù fino all'ultimo scalino: — Una bellissima giornata ... Il signor Conte occupava colla moglie la camera che da tempo immemorabile avevano abitato tutti i capi della nobile famiglia castellana di Fratta ... Il signor Conte e la signora Contessa nel loro talamo sconfinato erano letteralmente investiti da una fantasmagoria di stemmi e di trofei famigliari; e quel glorioso spettacolo, imprimendosi nella fantasia prima di spegnere il lume, non potea essere che non imprimesse un carattere aristocratico anche nelle funzioni più segrete e tenebrose del loro matrimonio ... Ché se gli avvenimenti posteriori non diedero sempre ragione a questa ipotesi, potrebbe anche esser stato per difetto più del signor Conte che della signora Contessa ...
Confessioni di un Italiano (pagina 47)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Il Conte e il Cancelliere perdettero la bussola e si sentirono mancar sotto la terra: e siccome nel primo sbigottimento non avean pensato a rinchiudersi nel riserbo abituale, così la paura della Contessa e di Monsignore e la gioia del resto della famiglia dimostrata per mille modi a quell'annunzio, peggiorarono di tre doppi lo stato deplorabile del loro animo ... Non posso neppur nascondere che gli incoraggiamenti del Partistagno ed i savi consigli di Lucilio Vianello cooperarono assai a far traboccar la bilancia da questo lato; e al postutto il signor Conte si sentì un tantin più sicuro nel vedersi spalleggiato da gente così valorosa ed assennata ... Infatti si buccinò tantosto che il vecchio bulo del Venchieredo, spaventato dal decreto degli Inquisitori, avea deposto contro il suo antico padrone certe carte di vecchia data che non provavano una specchiata fedeltà al governo della Serenissima; e se sopra queste ipotesi (non erano piucché ipotesi, intendiamoci bene, perché dopo aperto il processo, il Conte, il Cancelliere e mastro Germano, che soli vi avevano parte, erano diventati come sordomuti) se sopra queste ipotesi, dico, se ne fabbricarono dei castelli in aria, lo lascio a voi immaginare ... Egli pensò, guardò, pesò, ripensò ancora: e finalmente un bel giorno che a Fratta s'erano alzati da tavola, fu annunciata al signor Conte la sua visita ... Il Cappellano, che era in cucina, credo che all'annunzio di quel nome stesse lì lì per andare in deliquio; quanto al signor Conte, dopo aver cercato consiglio negli occhi de' suoi commensali che non erano meno stupiti né più sicuri dei suoi, egli rispose balbettando al cameriere che introducesse pure la visita nella sala di sopra; e che egli col Cancelliere sarebbe salito incontanente ... — Servo di Sua Signoria! — disse lestamente il Venchieredo come appena il Conte e la sua ombra ebbero messo piede nella sala ... — Servo umilissimo di Vostra Eccellenza! — rispose il Conte senza alzar gli occhi dal pavimento ove pareva cercasse una buona ispirazione per cavarsela ... Il Conte mosse verso di lui un tacito e impotente gesto di preghiera di paura e di disperazione; uno di quei gesti che annaspano per aria le braccia d'un annegato prima di abbandonarsi alla corrente ... N'è vero che ci intenderemo, signor Conte? — aggiunse il volpone avvicinandosegli per stringergli furbescamente la mano ... Il signor Conte fu discretamente consolato di quel segno d'affetto: si lasciò stringer la mano con una leggiera impazienza, e non appena la sentì libera se la nascose frettolosamente nella tasca della zimarra ... N'è vero che anche a lei, signor Conte, non garba per nulla questa pretesa che hanno taluni di volersi immischiare nei fatti nostri? — Eh ... la cosa è chiara! — balbettò il Conte, che s'era seduto macchinalmente anche lui, e di tutte quelle parole non altro aveva udito che un suono confuso, e un intronamento, come d'una macina che gli girasse negli orecchi ...
Confessioni di un Italiano (pagina 48)
di Ippolito Nievo (estratti)

... né la più pronta, né la meglio servita; e chi volesse obbedire pecorilmente a lei, potrebbe trovarsi alle prese con chi è di diverso parere, ed ha ai suoi comandi un'altra giustizia ben altrimenti spiccia ed operativa! Queste frasi pronunciate una per una, e sarei per dire sottosegnate dall'accento fermo e riciso del parlatore, scossero profondamente il timpano del Conte, e fecero ch'egli alzasse un viso non so se più scandolezzato o impaurito dall'averle comprese ... Il Conte allargò bene gli occhi, e trasse una mano di tasca per mettersela sul cuore ... — mormorò con un raggio di speranza in volto il conte di Fratta ... Ora, signor Conte, tocca a noi tra buoni amici interpretare le nascoste intenzioni dei Serenissimi Inquisitori ... Il Conte allargava sempre più gli occhi, e si stracciava colle dita i merletti della camicia; a questo punto tutto il respiro, che gli si era compresso nel petto per la grande agitazione, uscì romorosamente in una sbuffata ... — Chi ha tempo non aspetti tempo, Conte carissimo! Io per esempio se fossi in lei vorrei dire subito e per le mie buone ragioni: “Domani non si potrà più parlare di questo processo!” ... — Per esempio! Come è possibile? — sclamò il Conte di Fratta ... Tutto sta che lei, signor Conte, sia disposto ad accontentare com'è di dovere i desiderii segreti del Consiglio dei Dieci ed i miei! Quel miei fu pronunciato in maniera che ricordò lo scoppio d'una trombonata ... Qui, ella vede bene, è impossibile; io non devo sopportarlo a costo d'ammazzarne, non che uno, mille! Il Conte di Fratta tremò tutto da capo a piedi; ma oggimai si era avvezzato a quei sussulti importuni e trovò fiato da soggiungere: — Ebbene Eccellenza; e non si potrebbe addirittura mandarle a Venezia quelle carte inconcludenti? ... — Quand'è così; — rispose a voce bassa il Conte — quand'è così le abbrucieremo ... — Il Conte alzò gli occhi, ché di togliersi da sedere non si sentì in quel punto la benché minima volontà ... leggerò subito — soggiunse il Conte inforcando gli occhiali e disuggellando il piego ...
Confessioni di un Italiano (pagina 49)
di Ippolito Nievo (estratti)

... — Veggo che per oggi non c'intenderemo, signor Conte! — diss'egli con la solita arroganza ... — Ora è partito, è proprio partito, e non è mia colpa se non posso farne il fermo — rispose il Conte ... Fulgenzio sorrise da par suo; e il Conte andò in cerca del Cancelliere per partecipargli il nuovo e più terribile imbroglio nel quale erano invischiati ... Il desiderio di vendicarsi ad un colpo di Fulgenzio, del Cappellano, dello Spaccafumo e del Conte, e di imporre le ragioni della forza anche sulla Serenissima Signoria la vinse a lungo andare in quel suo animo feroce e turbolento ... Non mi ricordo più quanti, ma certo pochissimi giorni dopo l'abboccamento del castellano di Venchieredo col Conte, il paese di Fratta fu verso sera turbato da un'improvvisa invasione ... Il Conte, che da una settimana non potea dormire che con un occhio solo, scese precipitosamente in cucina, e in breve tempo il Cancelliere, monsignor Orlando, Marchetto, Fulgenzio, il fattore, il Capitano gli furono intorno colla cera più spaventata del mondo ...
Confessioni di un Italiano (pagina 50)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Egli pretendeva che lì in paese fosse una lega stabilita per frodar i diritti del Fisco, e che il Cappellano ed il Conte ne fossero i caporioni ... — Germano, Germano, alza il ponte levatoio, e spranga bene il portone! — si mise a strillare il Conte, poiché ebbe udito tutta questa tiritera di insulti e di fandonie ... — Benissimo, benissimo! chiudete le finestre, e chiudete tutti gli usci a catenaccio — soggiunse il Conte ... — No, no, non voglio sortite! — tornò a gridare il Conte — buttate giù subito anche il ponticello della scuderia: io metto da questo punto il mio castello in istato d'assedio e di difesa ... Un quarto d'ora dopo le comunicazioni del castello di Fratta col resto del mondo erano intercettate affatto, e il Conte e la Contessa respirarono di miglior voglia ... Il signor Conte, udite le rimostranze del fratello, ebbe campo di mostrare l'acume e la prontezza del suo genio amministrativo ... — Eccoci provveduti per tutta la settimana — riprese il Conte — giacché pei due giorni di magro provvederà la peschiera ... Ohimè, cos'erano a paragone di quelle i pesciolini pantanosi e i ranocchi della peschiera? — Fulgenzio; — proseguì intanto il Conte — farete ammazzare due dei vostri porcellini; l'uno per l'allesso e l'altro per l'arrosto: avete inteso, Margherita? Fulgenzio e la cuoca s'inchinarono alla lor volta; ma sospirare toccò allora a monsignor di Sant'Andrea, il quale per un suo incommodo intestinale non potea digerire la carne porcina, e quella prospettiva di una settimana d'assedio con un simile regime non gli andava a sangue per nulla ... — Giurabbacco! — sclamò il Conte — certo quei manigoldi ce l'hanno portata via! La Contessa volle affliggersene assai, ma la propria inquietudine la occupava troppo perché la vi potesse riescire ... — Eh cosa c'entro io! cosa ci ho a far io! — sclamò disperatamente il povero Conte ...
Confessioni di un Italiano (pagina 57)
di Ippolito Nievo (estratti)

... — Ah! e cosa dicono? pensano d'andarsene? — domandò ansiosamente il Conte ... — Ma cosa ne dice lei? cos'è il suo parere in questa urgenza? — chiese con non minor ansietà di prima il signor Conte ... — Benissimo! credete che quei manigoldi siano passerotti! — gridò il Conte ... — Fino a giorno! come si fa a difenderci fino a giorno, se quei temerari si mettono in capo di darci l'assalto!? — urlò il Conte strappandosi a ciocche la perrucca ...
Confessioni di un Italiano (pagina 58)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Scrisse allora e fece firmare dal Conte una lunga e pressantissima lettera al Vice–capitano di Portogruaro, e domandò licenza alla compagnia d'andar egli stesso in persona a portarla ... Misericordia! non lo avesse mai detto! La Contessa gli si gettò quasi ginocchione dinanzi; il Conte lo abbrancò pel vestito così furiosamente che gliene strappò quasi una falda; i canonici, la cuoca, le guattere, i servitori lo attorniarono d'ogni lato come ad impedirgli d'uscire ... Il Conte mi volgeva gli occhi dolci e la Contessa poi non finiva mai di accarezzarmi la nuca ...
Confessioni di un Italiano (pagina 59)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Il Conte avea perduto la sua ombra che avea stimato opportuno di ficcarsi più ancora all'ombra sotto il tappeto della tavola ... Il Conte e la Contessa non s'acquietavano per nulla, credendo che fosse uno stratagemma immaginato per entrar in casa a tradimento ... Mi ricorda e mi ricorderà sempre del signor Conte, il quale al fausto suono di quella voce amica si mise le mani alla tempia, ne sollevò la perrucca, e stette con questa sollevata verso il cielo, come offrendola in voto per la grazia ricevuta ... Gli abbracciari le lagrime i ringraziamenti le meraviglie furono senza fine; la Contessa, dimenticando ogni riguardo, era saltata al collo del giovine vincitore, il Conte, monsignor Orlando, e il canonico di Sant'Andrea vollero imitarla; la Clara lo ringraziò con vera effusione d'aver risparmiato alla sua famiglia chi sa quante ore di spavento e d'incertezza, e fors'anco qualche disgrazia meno immaginaria ... — E che non ci sia proprio più pericolo? che tutti siano partiti? che non ci si rifacciano addosso per la rivincita? — chiese il signor Conte al quale non pareva vero che un tanto temporale si fosse squagliato per aria senza qualche grande fracasso di fulmini ...
Confessioni di un Italiano (pagina 67)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Il Conte e il Cancelliere chiudevano un occhio; il piovano di Teglio gliene faceva qualche ramanzina ... Intanto per ragioni d'ufficio e di vicinanza il dottor Natalino di Venchieredo s'era accostato al Conte ed al cancelliere di Fratta ... Prima peraltro il prudentissimo Conte mandò una dozzina di lavoratori che riattassero la strada nei passaggi più scabrosi e nelle buche più profonde; e volle che il cocchiere guidasse i cavalli di passo, e che due lacchè coi lampioni precedessero il legno ... Come il Conte si tirava dietro il Cancelliere, così il Cancelliere si tirava dietro me ...
Confessioni di un Italiano (pagina 82)
di Ippolito Nievo (estratti)

... — ripigliò il Conte ... Il Conte aveva qualche scrupolo perché tutti i parenti di questo giovane non erano sul buon libro della Serenissima; ma il Senatore obiettava che non cadesse in soverchi timori, che erano parenti lontani, e che finalmente il giovine col suo contegno si dimostrava così ossequioso ai magistrati della Repubblica che gli avrebbe non che altro fatto onore anche da questo lato ... — C'è poi un altro guaio; — soggiungeva il Conte — che per quanto si creda la Clara innamorata di lui ed egli di lei, non si vede mai che si disponga a manifestarsi ... Per quel giorno si misero da un canto questi discorsi; e solamente la sera nel silenzio del letto nuziale il Conte s'arrischiò di accennare alla moglie d'un grave e misterioso pericolo da cui il rifiuto della Clara al Venchieredo li aveva salvati ... Finalmente il Conte con una giubba tessuta letteralmente di galloni, la Contessa con venti braccia di nastro rosa sulla cuffia, gli si presentarono con mille scuse della involontaria tardanza ...
Confessioni di un Italiano (pagina 87)
di Ippolito Nievo (estratti)

... finito per entrarle in grazia col farle addirittura da mezzana; ed era dessa che correva ad avvertirla e faceva scappare Giulio Del Ponte per la parte delle scuderie, quando il Conte o Monsignore si svegliavano prima del solito ... La complicità colla padrona le sembrava la miglior arra d'impunità; e potete credere se la aiutava con zelo, e se la eccitava colle suggestioni e coll'esempio! Io mi maraviglio ancora che non ne nascesse sotto gli occhi del Conte e del Canonico qualche gravissimo scandalo; ma forse le apparenze furono peggiori della realtà, e le fatiche corporali e la vita selvatica e vagabonda attutirono per allora nella Pisana gli istinti focosi e sensuali ... Baldracca più sboccata di lei e della Faustina io non mi ricordo di averla trovata mai in nessun porto di mare; ma dinanzi al Conte e a Monsignore sapeva star contegnosa, e tutte le sere nella stanza della Contessa vecchia intonava devotamente il rosario, cui la inferma dal suo letto e una contadinella destinata a vegliarla dopo la partenza della Clara, rispondevano con voce sommessa ...
Confessioni di un Italiano (pagina 107)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Il Conte e Monsignore rabbrividivano di queste previsioni; e toccava poi a me distruggere i cattivi effetti di tante soverchie e precoci paure ... La Repubblica di Venezia avea già riconosciuto solennemente il nuovo governo democratico di Francia; il suo rappresentante Alvise Querini aveva fatto al Direttorio la sua chiacchierata, e a saldare la recente amicizia s'era anzi dato lo sfratto da Verona al Conte di Provenza ... Il Conte sospirò molto e molto; ma raccolse anco una volta i danari richiesti, e li mandò alla moglie ... Al Conte non mi arrischiava, al Canonico era inutile, al fattore dannoso il mover parola: e la Pisana, cui ne accennai qualche volta, mi rispondeva squassando le spalle, che alla mamma non si potea comandare, che le cose erano sempre ite così, e che già lei non se ne dava fastidio, ché avrebbe vissuto in una maniera o nell'altra ... Egli urlò strepitò e sragionò molto; spaventò il Conte e Monsignore, e partì dichiarando che andava a Venezia a chieder giustizia e a liberare una nobile donzella dall'inconcepibile tirannia della sua famiglia ... La salute del signor Conte andava scadendo di giorno in giorno: e alla fine ammalò gravemente e prima che si potesse prevenirne la Contessa del pericolo, egli spirò senza accorgersene fra le braccia del Cappellano, di monsignor Orlando e della Pisana ...
Confessioni di un Italiano (pagina 204)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Si trattava di ottenere dal conte Rinaldo la facoltà di alienare alcune valli infruttifere affatto verso Caorle e le quali erano richieste da un ricco signore di quelle parti che tentava una vasta bonificazione ... Ma il Conte, tanto trascurato ed andante per solito, si mostrava molto restio a quella vendita e non voleva accondiscendere per quanto evidenti fossero i vantaggi che gliene doveano derivare ... Comunque la sia io non mi fermai a Venezia che circa un mese sperando sempre di ottenere dal conte Rinaldo la sospirata procura; ma non altro mi venne fatto d'estorcergli che il permesso di vendere alcune pezze staccate di quei paduli; il resto lo volea proprio serbare per la futura redenzione della famiglia ...
Confessioni di un Italiano (pagina 208)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Non mi ricordo precisamente quando, ma certo in quel torno il conte Rinaldo fece una gita nel Friuli: veniva per denari e siccome non ne trovò, vendette ad un imprenditore i materiali della parte più diroccata del castello ... Io assistetti alla demolizione e mi parve al funerale d'un amico; così pure il Conte non poté reggere allo spettacolo di quella rovina, e toccati quei pochi quattrini se ne tornò a Venezia ... I Cisterna dovettero prestare qualche ducato al conte Rinaldo per farla seppellire, giacché né la Clara né la Pisana avevano un ducato in tasca, e Sua Eccellenza Navagero si commiserava sempre della propria povertà ...
Confessioni di un Italiano (pagina 230)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Il conte Capodistria stringeva nelle sue mani le sorti del paese, e benché avesse voce di essere un turcimanno della Russia, pure la necessità gli rendeva ubbidienti gli animi del popolo ... Spiro lasciava travedere nelle sue lettere di sperarne ben poco; mi diceva anche che il suo figlio maggiore e il mio Luciano erano tra i prediletti del Conte con pochissimo suo aggradimento; ma che i giovani corrono dietro alla gloria ed al potere, e bisognava scusarli ... Teodoro invece stava coi liberali, coi vecchi caporioni dell'insurrezione tenuti d'occhio allora peggio dei Turchi, e non era ben veduto dal Conte presidente; bensì egli suo padre lo lodava assai di quella indipendenza veramente degna d'un greco ... Spiro mi diede notizia di quel fausto avvenimento con parole veramente bibliche ed inspirate; molto egli avea rimesso della sua antipatia per la Russia e per Capodistria, e nell'annunziarmi il probabile matrimonio di mio figlio Luciano con una nipote del Conte, aggiungeva: “Così la tua famiglia sarà congiunta col sangue ad una nobile prosapia che inscriverà il suo nome sull'atto d'indipendenza della Grecia moderna ...
Confessioni di un Italiano (pagina 231)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Quanto al conte Capodistria mi parve un uomo contento discretamente di sé e più furbo che cattivo: non credo, come dice il suo manifesto, che soltanto per la gloria di Dio e pel vantaggio dei Greci egli avesse fatto violenza a se stesso per accettare la presidenza del governo, ma non credo del pari ch'egli aspirasse a farsi tiranno come Pisistrato ... La sposa di mio figlio, la quale dimorava allora presso il Conte con pompa quasi principesca, non poteva certo pretendere a gran vanto di bellezza ... Le nozze furono celebrate con gran pompa; e siccome Luciano aveva buon nome fra i soldati, il conte Capodistria ne racquistò qualche popolarità ... Luciano non avrebbe voluto che partissi mai più, l'Argenide mi dimostrava una vera tenerezza figliale, il conte Capodistria accennava a voler far di me qualche cosa di grosso, un ministro delle Finanze o che so io ...
Confessioni di un Italiano (pagina 237)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Il conte Rinaldo adunque e la reverenda Clara si trovavano ridotti all'entrata di un ducato al giorno, più le tre lire venete che la signora riceveva dall'Erario pubblico come patrizia bisognosa ... Fortuna che la signora per le sue estasi serafiche ed il Conte per le continue distrazioni della scienza non aveano tempo di badare allo stomaco ... Il conte Rinaldo intanto cercava per mare e per terra un editore della sua opera; ma pur troppo non lo trovava ... Perciò facevano tanto di cappello al signor Conte, e dopo aver pesato colla mano il suo manoscritto glielo restituivano garbatamente senza pur volerlo leggere ... Il conte Rinaldo aveva la modestia del vero merito, ma insieme anche la dignità naturale di chi è sinceramente modesto ... Il povero Conte metteva anche quelle ultime lusinghe nella cantera delle illusioni svanite; ma ne aveva una tal provvista da frustar ancora, che corsero parecchi anni prima che si persuadesse dell'assoluta impossibilità di trovare un editore per la Storia Critica del Commercio Veneto ... Egli non veniva più in qua dell'abate Cesarotti e del conte Gaspare Gozzi; sicché diede assai scarso conforto al cugino ... Il conte Rinaldo allora deliberò di fare da sé, e cominciò a vendere tutto quello che aveva ancora di vendibile per cominciare se non altro la stampa; dopo dati alla luce i primi fascicoli confidava nel favore del pubblico che non poteva mancare ad un'opera di decoro patrio e di alta importanza storica ...
Confessioni di un Italiano (pagina 238)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Il Conte tornò a casa che non toccava coi piedi il selciato; e le tre settimane che impiegò a correre dalla casa alla stamperia, rivedendo bozze, emendando errori, cambiando vocaboli e aggiungendo postille furono per lui il tempo più felice della vita, quello che sarebbe stato il primo amore ad un giovinetto qualunque ... Peraltro il Conte era sicuro di veder stampato entro un mese il suo primo fascicolo e dormiva sulle rose ... Così finalmente venne alla luce il famoso frontespizio coi quattro capitoli che gli tenevano dietro, e il conte Rinaldo ebbe la straordinaria consolazione di poter contemplare i cartoni della sua opera nelle vetrine dei librai ... Si accorgeva alle prime che gli scrittori conoscevano il libro appena nel titolo, e non aveano forse neppur pensato due volte a questo, perché un dotto pubblicista di Torino ebbe a raccomandare lo studio del Conte di Fratta come un ottimo manuale per quei commercianti che vogliono aiutare la pratica dei loro negozi colle speculazioni della moderna economia ... Era vissuto fino allora nelle biblioteche il conte Rinaldo e non sapeva che quelli non erano tempi da perdersi in letture ... Questi avvenimenti che rompevano la lunga sonnolenza d'Italia non secondarono per nulla l'impresa tipografica del conte Rinaldo; certo anche in tempi soliti non avrebbe guadagnato dal primo fascicolo di che aiutare almeno per metà la stampa del secondo, ma allora poi non ci cavò uno scudo che l'è uno scudo ... Intanto in mezzo a questi torbidi il danaro si faceva più raro che mai; e fu allora che il conte Rinaldo mandò un ordine urgente al suo castaldo di Fratta che gli si spedisse qualche soldo ad ogni costo; e il povero contadino si tolse d'impiccio vendendo i materiali che rimanevano del castello e anticipandone al padrone il prezzo ... Il Conte con quella sommetta voleva aiutare la fondazione d'un giornale patriottico in non so qual città di terraferma; e così anche allora il danaro gli scappò dalle dita, e Clara rimase senza caffè, ed egli con poco pane: ma l'una pregando, l'altro leggendo e fantasticando si difendevano valorosamente contro la fame ...
Confessioni di un Italiano (pagina 246)
di Ippolito Nievo (estratti)

... Pochi giorni appresso il conte Rinaldo fu colto dal cholera che già cominciava la sua strage massime nel popolo affamato ... Il povero Conte era già agli estremi quand'io giunsi al suo capezzale; sua sorella, incurvata dagli anni e dai patimenti, lo vegliava con quell'impassibile coraggio che non abbandona mai coloro che credono davvero ... Mi sembrava veder passare sullo sterrato o Monsignore col breviario sotto l'ascella, o il grandioso carrozzone di famiglia con entro il Conte la Contessa e il signor Cancelliere, o il cavalluccio di Marchetto sul quale soleva arrampicarmi ...
Decameron (pagina 38)
di Giovanni Boccaccio (estratti)

... lei sopra un letto in una camera tutti soli a sedere, avendola il conte già due volte domandata della cagione per che fatto l'avesse venire e ella taciuto, ultimamente da amor sospinta, tutta di vergogna divenuta vermiglia, quasi piangendo e tutta tremante con parole rotte così cominciò a dire: “Carissimo e dolce amico e signor mio, voi potete, come savio uomo, agevolmente conoscere quanta sia la fragilità e degli uomini e delle donne, e per diverse cagioni più in una che in altra; per che debitamente dinanzi a giusto giudice un medesimo peccato in diverse qualità di persone non dee una medesima pena ricevere ... ” A queste parole sopravennero in tanta abbondanza le lagrime, che essa, che ancora più prieghi intendeva di porgere, più avanti non ebbe poter di parlare, ma bassato il viso e quasi vinta piagnendo sopra il seno del conte si lasciò con la testa cadere ... Il conte, il quale lealissimo cavaliere era, con gravissime riprensioni cominciò a mordere così folle amore e a sospignerla indietro, che già al collo gli si voleva gittare, e con saramenti a affermare che egli prima sofferrebbe d'essere squartato che tal cosa contro all'onore del suo signore né in sé né in altrui consentisse ... ” E così detto, a una ora messesi le mani ne' capelli e rabuffatigli e stracciatigli tutti e appresso nel petto squarciandosi i vestimenti, cominciò a gridar forte: “Aiuto, aiuto! ché 'l conte d'Anguersa mi vuol far forza ... ” Il conte, veggendo questo e dubitando forte più della invidia cortigiana che della sua conscienza, e temendo per quella non fosse più fede data alla malvagità della donna che alla sua innocenzia, levatosi come più tosto poté della camera e del palagio s'uscì e fuggissi a casa sua, dove, senza altro consiglio prendere, pose i suoi figliuoli a cavallo, e egli montatovi altressì quanto più poté n'andò verso Calese ... Al romor della donna corsero molti, li quali, vedutala e udita la cagione del suo gridare, non solamente per quello dieder fede alle sue parole, ma aggiunsero la leggiadria e la ornata maniera del conte, per potere a quel venire, essere stata da lui lungamente usata ... Corsesi adunque a furore alle case del conte per arestarlo; ma non trovando lui, prima le rubar tutte e appresso infino a' fondamenti le mandar giuso ... Il conte, dolente che d'innocente fuggendo s'era fatto nocente, pervenuto senza farsi conoscere o essere conosciuto co' suoi figliuoli a Calese, prestamente trapassò in Inghilterra e in povero abito n'andò verso Londra ... E essendo per ventura in tal servigio una mattina a una chiesa, avvenne che una gran dama, la quale era moglie dell'uno de' maliscalchi del re d'Inghilterra, uscendo della chiesa vide questo conte e i due suoi figlioletti che limosina adomandavano; il quale ella domandò donde fosse e se suoi erano quegli figliuoli ... ” Al conte piacque molto questa domanda e prestamente rispose di sì, e con lagrime gliele diede e raccomandò molto ... Quivi era un altro de' maliscalchi del re, il quale grande stato e molta famiglia tenea, nella corte del quale il conte alcuna volta, e egli e 'l figliuolo, per aver da mangiare molto si riparavano ...
Decameron (pagina 40)
di Giovanni Boccaccio (estratti)

... E così brievemente avvenne de' due innocenti figliuoli del conte d'Anguersa da lui per perduti lasciati ... Era già il diceottesimo anno passato poi che il conte d'Anguersa fuggito di Parigi s'era partito, quando a lui dimorante in Irlanda, avendo in assai misera vita molte cose patite, già vecchio veggendosi, venne voglia di sentire, se egli potesse, quello che de' figliuoli fosse adivenuto ... Aveva la Giannetta avuti di Giachetto già più figliuoli, de' quali il maggiore non avea oltre a otto anni, e erano i più belli e i più vezzosi fanciulli del mondo; li quali, come videro il conte mangiare, così tutti quanti gli fur dintorno e cominciarongli a far festa, quasi da occulta virtù mossi avesser sentito costui loro avolo essere ... Per che la Giannetta, ciò sentendo, uscì d'una camera e quivi venne là dove era il conte e minacciogli forte di battergli se quello che il lor maestro volea non facessero ... I fanciulli cominciarono a piagnere e a dire ch'essi volevano stare appresso a quel prod'uomo, il quale più che il lor maestro gli amava: di che e la donna e 'l conte si rise ... Erasi il conte levato, non miga a guisa di padre ma di povero uomo, a fare onore alla figliuola sì come a donna, e maraviglioso piacere veggendola avea sentito nell'animo; ma ella né allora né poi il conobbe punto, per ciò che oltre modo era trasformato da quello che esser soleva, sì come colui che vecchio e canuto e barbuto era, e magro e bruno divenuto, e più tosto un altro uomo pareva che il conte ... ” Queste parole udì il conte e dolfergli forte; ma pure nelle spalle ristretto, così quella ingiuria sofferse come molte altre sostenute n'avea ...
Decameron (pagina 41)
di Giovanni Boccaccio (estratti)

... cioè al conte, facevano, quantunque gli dispiacesse, nondimeno tanto gli amava, che avanti che piagner gli vedesse comandò che, se 'l prod'uomo a alcun servigio là entro dimorar volesse, che egli vi fosse ricevuto ... Mentre che la fortuna, in questa guisa che divisata è, il conte d'Anguersa e i figliuoli menava, avvenne che il re di Francia, molte triegue fatte con gli alamanni, morì, e in suo luogo fu coronato il figliuolo, del quale colei era moglie per cui il conte era stato cacciato ... Costui, essendo l'ultima triegua finita co' tedeschi, rincominciò asprissima guerra: in aiuto del quale, sì come nuovo parente, il re d'Inghilterra mandò molta gente sotto il governo di Perotto suo maliscalco e di Giachetto Lamiens, figliuolo dell'altro maliscalco: col quale il prod'uomo, cioè il conte, andò, e senza essere da alcuno riconosciuto dimorò nell'oste per buono spazio a guisa di ragazzo; e quivi, come valente uomo, e con consigli e con fatti, più che a lui non si richiedea, assai di bene adoperò ... Avvenne durante la guerra che la reina di Francia infermò gravemente; e conoscendo ella se medesima venire alla morte, contrita d'ogni suo peccato divotamente si confessò dall'arcivescovo di Ruem, il quale da tutti era tenuto un santissimo e buono uomo, e tra gli altri peccati gli narrò ciò che per lei a gran torto il conte d'Anguersa ricevuto avea ... Né solamente fu a lui contenta di dirlo, ma davanti a molti altri valenti uomini tutto come era stato riraccontò, pregandogli che col re operassono che 'l conte, se vivo fosse, e se non, alcun de' suoi figliuoli, nel loro stato restituiti fossero: né guari poi dimorò che, di questa vita passata, onorevolmente fu sepellita ... La quale confessione al re raccontata, dopo alcun doloroso sospiro delle ingiurie fatte al valente uomo a torto, il mosse a fare andare per tutto lo essercito, e oltre a ciò in molte altre parti, una grida: che chi il conte d'Anguersa o alcuno de' figliuoli gli rinsegnasse, maravigliosamente da lui per ognuno guiderdonato sarebbe, con ciò fosse cosa che egli lui per innocente di ciò per che in essilio andato era l'avesse per la confessione fatta dalla reina, e nel primo stato e in maggiore intendeva di ritornarlo ... Le quali cose il conte in forma di ragazzo udendo e sentendo che così era il vero, subitamente fu a Giachetto e il pregò che con lui insieme fosse con Perotto, per ciò che egli voleva loro mostrare ciò che il re andava cercando ... Adunati adunque tutti e tre insieme, disse il conte a Perotto, che già era in pensiero di palesarsi: “Perotto, Giachetto, che è qui, ha tua sorella per mogliere né mai n'ebbe alcuna dota; e per ciò, acciò che tua sorella senza dote non sia, io intendo che egli e non altri abbia questo beneficio che il re promette così grande per te, e ti rinsegni sì come figliuolo del conte d'Anguersa, e per la Violante tua sorella e sua mogliere, e per me che il conte d'Anguersa e vostro padre sono ... ” Perotto, udendo questo e fiso guardandolo, tantosto il riconobbe: e piagnendo gli si gittò a' piedi e abbracciollo dicendo: “Padre mio, voi siate il molto ben venuto!” Giachetto, prima udendo ciò che il conte detto avea e poi veggendo quello che Perotto faceva, fu a un'ora da tanta maraviglia e da tanta allegrezza soprapreso, che appena sapeva che far si dovesse ... Ma pur, dando alle parole fede e vergognandosi forte di parole ingiuriose già da lui verso il conte ragazzo usate, piagnendo gli si lasciò cadere a' piedi e umilmente d'ogni oltraggio passato domandò perdonanza: la quale il conte assai benignamente, in piè rilevatolo, gli diede ... E poi che i varii casi di ciascuno tutti e tre ragionati ebbero, e molto piantosi e molto rallegratosi insieme, volendo Perotto e Giachetto rivestire il conte, per niuna maniera il sofferse ma volle che, avendo prima Giachetto certezza d'avere il guiderdon promesso, così fatto e in quello abito di ragazzo, per farlo più vergognare, gliele presentasse ... Giachetto adunque col conte e con Perotto appresso venne davanti al re e offerse di presentargli il conte e i figliuoli, dove, secondo la grida fatta, guiderdonare il dovesse ... Il re prestamente per tutti fece il guiderdon venire maraviglioso agli occhi di Giachetto, e comandò che via il portasse dove con verità il conte e' figliuoli dimostrasse come promettea ... Giachetto allora, voltatosi indietro e davanti messisi il conte suo ragazzo e Perotto, disse: “Monsignore, ecco qui il padre e 'l figliuolo; la figliuola, ch'è mia mogliere e non è qui, con l'aiuto di Dio tosto vedrete ... ” Il re, udendo questo, guardò il conte: e quantunque molto da quello che esser solea transmutato fosse, pur dopo l'averlo alquanto guardato il riconobbe, e quasi con le lagrime in su gli occhi lui che ginocchione stava levò in piede e il basciò e abracciò; e amichevolmente ricevette Perotto, e comandò che incontanente il conte di vestimenti, di famiglia e di cavalli e d'arnesi rimesso fosse in assetto, secondo che alla sua nobilità si richiedea; la qual cosa tantosto fu fatta ... Oltre a questo, onorò il re molto Giachetto e volle ogni cosa sapere di tutti i suoi preteriti casi; e quando Giachetto prese gli alti guiderdoni per l'avere insegnati il conte e' figliuoli, gli disse il conte: “Prendi cotesti doni dalla magnificenza di monsignore lo re, e ricordera'ti di dire a tuo padre che i tuoi figliuoli, suoi e miei nepoti, non son per madre nati di paltoniere ... ” Giachetto prese i doni e fece a Parigi venir la moglie e la suocera, e vennevi la moglie di Perotto; e quivi in grandissima festa furono col conte, il quale il re avea in ogni suo ben rimesso, e maggior fattolo che fosse già mai; poi ciascuno con la sua licenzia tornò a casa sua ...
Decameron (pagina 66)
di Giovanni Boccaccio (estratti)

... Al quale, morto il conte e lui nelle mani del re lasciato, ne convenne andare a Parigi, di che la giovinetta fieramente rimase sconsolata: e non guari appresso essendosi il padre di lei morto, se onesta cagione avesse potuta avere, volentieri a Parigi per vedere Beltramo sarebbe andata; ma essendo molto guardata, per ciò che ricca e sola era rimasa, onesta via non vedea ... Quivi trovando ella, per lo lungo tempo che senza conte stato v'era, ogni cosa guasta e scapestrata, sì come savia donna con gran diligenzia e sollecitudine ogni cosa rimise in ordine; di che i subgetti si contentaron molto e lei ebbero molto cara e poserle grande amore, forte biasimando il conte di ciò che egli di lei non si contentava ... Avendo la donna tutto racconcio il paese, per due cavalieri al conte il significò pregandolo che, se per lei stesse di non venire al suo contado, gliele significasse, e ella per compiacergli si partirebbe ... Dove, acciò che per conseguente il marito suo riavesse e avendo quello che far dovesse avvisato, ragunati una parte de' maggiori e de' migliori uomini del suo contado, loro assai ordinatamente e con pietose parole raccontò ciò che già fatto avea per amor del conte e mostrò quello che di ciò seguiva: e ultimamente disse che sua intenzion non era che per la sua dimora quivi il conte stesse in perpetuo essilio, anzi intendeva di consumare il rimanente della sua vita in pellegrinaggi e in servigi misericordiosi per salute dell'anima sua; e pregogli che la guardia e il governo del contado prendessero e al conte significassero lei avergli vacua e espedita ...
Decameron (pagina 67)
di Giovanni Boccaccio (estratti)

... A cui l'albergatrice rispose: “Questi è un gentile uom forestiere, il quale si chiama il conte Beltramo, piacevole e cortese e molto amato in questa città, e è il più innamorato uom del mondo d'una nostra vicina, la quale è gentil femina ma è povera ... Vero è che onestissima giovane è e per povertà non si marita ancora ma con una sua madre, savissima e buona donna, si sta; e forse, se questa sua madre non fosse, avrebbe ella già fatto di quello che a questo conte fosse piaciuto ... ” La contessa queste parole intendendo raccolse bene e più tritamente essaminando vegnendo ogni particularità e bene ogni cosa compresa, formò il suo consiglio: e apparata la casa e 'l nome della donna e della sua figliuola dal conte amata, un giorno tacitamente in abito pellegrino là se ne andò ... E la contessa, i suoi casi raccontati, seguì: “Udite adunque avete tra l'altre mie noie quali sieno quelle due cose che aver mi convenga se io voglio avere il mio marito; le quali niuna altra persona conosco che farmele possa avere se non voi, se quello è vero che io intendo, cioè che il conte mio marito sommamente ami vostra figliuola ... ” A cui la gentil donna disse: “Madonna, se il conte ama mia figliuola io nol so, ma egli ne fa gran sembianti; ma che posso io per ciò in questo adoperare che voi disiderate?” “Madonna, “ rispose la contessa “io il vi dirò; ma primieramente vi voglio mostrar quello che io voglio che ve ne segua, dove voi mi serviate ... ” Disse allora la contessa: “A me bisogna che voi, per alcuna persona di cui voi vi fidiate, facciate al conte mio marito dire che vostra figliuola sia presta a fare ogni suo piacere, dove ella possa esser certa che egli così l'ami come dimostra; il che ella non crederà mai, se egli non le manda l'anello il quale egli porta in mano e che ella ha udito che egli ama cotanto: il quale se egli vi manda, voi mi donerete ... ” Gran cosa parve questa alla gentil donna, temendo non forse biasimo ne seguisse alla figliuola: ma pur pensando che onesta cosa era il dare opera che la buona donna riavesse il suo marito e che essa a onesto fine a far ciò si mettea, nella sua buona e onesta affezion confidandosi, non solamente di farlo promise alla contessa, ma infra pochi giorni con segreta cautela, secondo l'ordine dato da lei, e ebbe l'anello, quantunque gravetto paresse al conte, e lei in iscambio della figliuola a giacer col conte maestrevolemente mise ... Ne' quali primi congiugnimenti affettuosissimamente dal conte cercati, come fu piacer di Dio, la donna ingravidò in due figliuoli maschi, come il parto al suo tempo venuto fece manifesto ... Né solamente d'una volta contentò la gentil donna la contessa degli abbracciamenti del marito ma molte, sì segretamente operando che mai parola non se ne seppe, credendosi sempre il conte non con la moglie ma con colei la quale egli amava essere stato; a cui, quando a partir si venia la mattina, avea parecchi belle e care gioie donate, le quali tutte diligentemente la contessa guardava ... Quegli fé diligentemente nudrire e, quando tempo le parve, in cammino messasi, senza essere da alcuna persona conosciuta, a Monpulier se ne venne; e quivi più giorni riposata, e del conte e dove fosse avendo spiato e sentendo lui il di d'Ognisanti in Rossiglione dover fare una gran festa di donne e di cavalieri, pure in forma di pellegrina, come uscita n'era, là se ...
Decameron (pagina 68)
di Giovanni Boccaccio (estratti)

... E sentendo le donne e' cavalieri nel palagio del conte adunati per dovere andare a tavola, senza mutare abito, con questi suoi figlioletti in braccio salita in su la sala, tra uomo e uomo là se n'andò dove il conte vide, e gittataglisi a' piedi disse piagnendo: “Signor mio, io sono la tua sventurata sposa, la quale, per lasciar te tornare e stare in casa tua, lungamente andata son tapinando ... ” Il conte udendo questo tutto misvenne e riconobbe l'anello e i figliuoli ancora, sì simili erano a lui; ma pur disse: “Come può questo essere intervenuto?” La contessa, con gran maraviglia del conte e di tutti gli altri che presenti erano, ordinatamente ciò che stato era e come raccontò; per la qual cosa il conte, conoscendo lei dire il vero e veggendo la sua perseveranza e il suo senno e appresso due così be' figlioletti, e per servar quello che promesso avea e per compiacere a tutti i suoi uomini e alle donne, che tutti pregavano che lei come sua legittima sposa dovesse omai raccogliere e onorare, pose giù la sua obstinata gravezza e in piè fece levar la contessa e lei abbracciò e basciò e per sua legittima moglie riconobbe, e quegli per suoi figliuoli ...
Decameron (pagina 176)
di Giovanni Boccaccio (estratti)

... nella padella gli metteva, sì come ammaestrate erano state cominciarono a prendere de' più begli e a gittare su per la tavola davanti al re e al conte Guido e al padre ... Il re e 'l conte e gli altri, che servivano, avevano molto queste giovinette considerate, e molto in se medesimo l'avea lodate ciascuno per belle e per ben fatte, e oltre a ciò per piacevoli e per costumate; ma sopra a ogn'altro erano al re piaciute, il quale sì attentamente ogni parte del corpo loro aveva considerata, uscendo esse dell'acqua, che chi allora l'avesse punto non si sarebbe sentito ... E già più avanti sofferir non potendo e essendogli, non sappiendo altro modo vedere, nel pensier caduto di dover non solamente l'una ma amendune le giovinette al padre torre, e il suo amore e la sua intenzione fé manifesta al conte Guido ...
Fermo e Lucia (pagina 18)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... benissimo,» disse il Conte Orazio al quale parve cosa molto graziosa il far decidere una questione di cavalleria da un cappuccino; mentre il Podestà, a cui pareva un po' ostico l'esser sottoposto ad un giudizio mostrava leggermente il suo malcontento con un suono inarticolato accompagnato da una quasi invisibile mossa di spalle ... » gridò il Conte Orazio ... » «Ben date, bene applicate» gridò il Conte Orazio; «fu una vera ispirazione ... » «Ma Signor conte, ella mi fa dire dei paradossi ai quali io non ho mai pensato ... » «È vero,» disse Don Rodrigo, «ma come volete che il giudice parli quando gli avvocati non vogliono tacere!» «Son muto,» rispose il Conte Orazio: il Podestà fece pur cenno che tacerebbe ... » «Nè cavalieri spagnuoli, nè cavalieri milanesi, voleva forse dire padre:» rispose il Conte Orazio: «ed io aggiungo: nemmeno padri cappuccini ... » «Ed io le dico» ricominciò il Conte Orazio, «che si assicura che sono già in marcia per Lindò, e si nomina il generale che sarà il ...
Fermo e Lucia (pagina 19)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... celebre Conte di Colalto, e che si dà la nota dei reggimenti fra i quali vi è quel rinomatissimo reggimento dei più scelti e forbiti diavoli in carne che abbiano mai portato moschetto, il reggimento del famoso principe di Valdistano, o Vallistai1 come lo chiamino ... » «Per me,» riprese Don Rodrigo, «non ho voglia di aspettarli qui, e» continuò sogghignando verso il Conte Orazio, «se non avessi un affaruccio da sbrigare, sarei già a Milano ... Ora il permesso a chi tocca concederlo o negarlo? Niente meno che al Conte Duca, al gran d'Olivares, a quel modello dei politici, a quell'uomo che si può chiamare il favorito dei principi e il principe dei favoriti ... Sapranno ch'egli è un figliuolo d'un creato del Conte Duca, e che sa qualche cosa di questo gran ministro ... Ebbene fra le strepitose doti del Conte Duca la più strepitosa forse è quella di saper nascondere i suoi disegni: di modo che quegli stessi che lo servono più da vicino, quegli che scrivono i suoi dispacci non sanno mai che cosa passi in quella testa, e molte volte anche dopo che un affare è stato conchiuso, nessuno ha potuto indovinare quale era in esso l'intenzione del Conte Duca ... Onde quand'io veggo truppe alemanne venire alla volta d'Italia, tanto più dico, che sono destinate per altra parte; perchè chi regola tutto anche fuori della monarchia è il Conte Duca; che ha le mani lunghe quanto la vista ... Potrebbero esser destinate a gettarsi nella duchea di Borgogna per far diversione ai francesi, i quali (tutto per invidia del Cardinal di Riciliù3 contro il Conte Duca, perchè vede benissimo che non può competere con quella testa) i quali francesi dico per invidia soccorrono gli olandesi che si trovano all'assedio di Bolduc4 ...
Fermo e Lucia (pagina 29)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Quando il servo tornò a riferire che quei signori erano partiti lasciando i più umili ossequj e i più vivi ringraziamenti: «E il conte Attilio?» domandò, sempre passeggiando, don Rodrigo ... Il Conte Attilio era giunto da poco; e fu servita la cena, alla quale Don Rodrigo pareva ancora alquanto sopra pensiero ... Il Conte ruppe il silenzio, dicendo con aria maligna: «Cugino, quando pagate questa scommessa?» «Il giorno di San Martino non è venuto ... » La curiosità del Conte era stuzzicata; egli non fece risparmio d'inchieste, ma Don Rodrigo le deluse tutte, rimettendosi sempre al giorno della prova, e non si arrischiando di comunicare al suo avversario disegni che non erano ancora nè incamminati, nè assolutamente risoluti ...
Fermo e Lucia (pagina 56)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Don Rodrigo era uscito quella mattina col conte Attilio e col solito seguito di bravi, e s'erano aggirati pei campi e per le ville con l'apparenza d'andare a caccia ma con l'intenzione di scoprire quello che si facesse, e di stornare i sospetti mostrandosi, o almeno di ostentare sicurezza, e d'incutere spavento ... Il Conte Attilio era uno sventato, ma l'affare era tanto serio ch'egli stesso lo era divenuto, e disse: «Se mi aveste chiesto parere quando avete cominciato a divagarvi con questa smorfiosa, da buon amico vi avrei detto di levarne il pensiero, perchè era cosa da cavarne poco costrutto; ma ora l'impegno è contratto, c'entra il vostro onore, e quello della parentela: ora si direbbe che vi siete lasciato metter paura, e che non l'avete saputa spuntare ... » «E», continuò il Conte Attilio; «fate pur conto sopra di me come sopra un buon parente ed amico: non si tratta ora più di scommesse e di scherzi ... » «Certo,» rispose il Conte Attilio, «non bisogna tralasciare nessuna precauzione ... » «Si potrebbe per esempio», disse il Conte Attilio, «sparger voce che quel villano ha rapita la ragazza e fargli mettere un bando, in modo che non ardisse più di comparire in paese ... » «Come c'entra la seta?» domandò il Conte Attilio ... » «Ma bravo il mio Griso,» proruppe Don Rodrigo, mentre lo stesso Conte Attilio faceva un sorriso di approvazione ... » «Che diavolo di paura vi nasce ora,» interruppe il Conte ... » «Il frate lo piglio sotto alla mia protezione,» rispose sorridendo il Conte Attilio ... » Infatti Don Rodrigo combattuto, trainato da sentimenti diversi, e tutti rei, tutti vili, tutti faticosi, era un oggetto di pietà senza stima agli occhi stessi del Griso e del Conte Attilio, e avrebbe eccitato orrore e stomaco nell'animo di chiunque gli avesse meno somigliato che quei due signori ...
Fermo e Lucia (pagina 57)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... In questa tempesta di pensieri Don Rodrigo passeggiava per la stanza, facendo ad ogni momento nuove interrogazioni al Griso, e affettando sicurezza dinanzi al Conte Attilio; finalmente conchiuse col dire: «Per ora non c'è altro da fare che di sapere precisamente dove sono andati: tocca a te Griso; e poi, e poi ... non è vero cugino?» «Senza dubbio,» rispose il Conte, al quale alla fine non premeva realmente in tutta questa faccenda che di far pensare che nello stesso caso egli avrebbe saputo giungere ai suoi fini senza esitazione e senza fallo ... Don Rodrigo pensò che in quel giorno sarebbe stata cosa molto utile l'avere il podestà a pranzo, per mostrare sicurezza, e per far vedere ai malevoli che la giustizia era per lui; e lo fece invitare, pregando il Conte Attilio di non disgustargli quel brav'uomo con tante contraddizioni ... » Il Conte Attilio interruppe la gara, la quale era già realmente composta: Don Rodrigo parlò all'orecchio ad un servo, e il podestà tornando poi a casa, trovò sei tarchiati contadini che erano venuti a deporre nella sua cantina le grazie di Don Rodrigo ... » «Io so,» disse con gravità misteriosa il Conte Attilio, «che Sua Eccellenza tiene gli occhi aperti su questo sviamento degli artefici, e sulla esecuzione delle gride che lo proibiscono perchè il Conte mio zio del Consiglio segreto, qualche volta in confidenza si è spiegato con me ... basta non voglio ciarlare; ma son certo che quando tornato a Milano andrò a fare il mio dovere dal Conte mio zio, egli non lascerà di farmi mille interrogazioni ... » «Mi raccomando ai buoni uficj del signor Conte,» disse umilmente il Podestà: «una buona parola trasmessa da una bocca tanto garbata in orecchie tanto rispettabili ...
Fermo e Lucia (pagina 59)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... non era sul calendario del Conte, perchè senza provocarlo giammai, nè usargli il menomo atto di disprezzo, pure mostrava di non volere stare come gli altri alla suggezione di lui, come chi vive pei fatti suoi e non ha bisogno nè timore di prepotenti ... Al Conte fu molto gradita l'opportunità di dare una scuola a questo signore: trovò irrepugnabili le ragioni del debitore, lo prese nella sua protezione, chiamò un servo, e gli disse: «Accompagnerai questo pover uomo dal signor tale, a cui dirai in mio nome che non gli rechi più molestia alcuna per quel debito preteso, perchè io ho riconosciuto che costui non gli deve nulla: ascolterai la sua risposta: non replicherai nulla quale ch'ella sia, e quale ch'ella sia, tornerai tosto a riferirmela ... Il creditore avrebbe volentieri fatto senza un tale intromettitore; ma punto dalla insolenza di quel procedere, animato dal sentimento della sua buona ragione, e atterrito dalla idea di comparire allora allora un vigliacco, e di perdere per sempre ogni credito; rispose ch'egli non riconosceva il signor Conte per suo giudice ... Il lupo e la volpe partirono senza nulla replicare, e la risposta fu tosto riferita al Conte, il quale udendola disse: «benissimo» ... Il primo giorno di festa la chiesa del paese dove abitava il creditore era ancora tutta piena di popolo che assisteva agli uficj divini, che il Conte si trovava sul sagrato alla testa di una troppa di bravi ... Il Conte, al primo apparire di persone sulla porta si era tolto dalla spalla l'archibugio, e lo teneva con le due mani in apparecchio di spianarlo ... Si affacciò finalmente alla porta con gli altri il creditore aspettato, e il Conte al vederlo gli spianò lo schioppo addosso, accennando nello stesso punto col movimento del capo agli altri di far largo ... Lo sventurato colpito dallo spavento, si pose a fuggire dall'altro lato, e la folla non meno, ma l'archibugio del Conte lo seguiva, cercando di coglierlo separato ... Il Conte lo prese di mira in questo spazio, lo colse, e lo stese a terra ... La folla continuò a sbandarsi, nessuno si fermò, e il Conte senza scomporsi, ritornò per la sua via, col suo accompagnamento ... Se quel fatto crescesse in tutto il contorno il terrore che già ognuno aveva del Conte, non è da domandare; e l'impressione comune di stupore, e di sgomento fu tale che nessuno poteva pensare al Conte senza che il fatto non gli ricorresse al pensiero; e così fu associata al nome quella idea, che tutti avevano associata alla persona ... Il Conte sapeva che lo disegnavano con questo soprannome, ma lo sofferiva tranquillamente, non gli spiacendo che ognuno, avendo a parlare di lui si ricordasse di quello ch'egli sapeva fare; o forse che avendo in qualche romanzo di quei tempi veduta qualche menzione di Scipione l'Africano, o di Metello il Numidico, amasse di aver com'essi il nome dal luogo illustrato da una grande impresa ... Questo maneggio serviva non poco ad agevolare tutte le operazioni del Conte, perchè le si compivano tutte senza molto impaccio dei ministri della giustizia, i quali potevano sempre allegare l'impossibilità di porvi un riparo ... Quanto alle operazioni che il Conte eseguiva di propria mano, la giustizia non se ne mostrava accorta; ed era regola ricevuta di prudenza, che erano di quelle cose in cui ogni dimostrazione avrebbe prodotti più inconvenienti che non il dissimularle ... Don Rodrigo conosceva il Conte non solo di fama (chi non lo conosceva di fama?) ma di persona, per essersi talvolta avvenuto in lui ...
Fermo e Lucia (pagina 60)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... e aveva cercato con molte espressioni di rispetto di porsi in grazia al Conte; non ch'egli pensasse allora che un giorno avrebbe cercato il suo ajuto, ma soltanto per non farsi un tale nemico ... Confermato nel suo perverso proposto di attingere la innocente Lucia, e convinto che le sue mani non erano abbastanza lunghe, si risolvette Don Rodrigo di andare in cerca di chi volesse prestargli le sue; fatta questa risoluzione, non v'era da titubare sulla scelta del personaggio, perchè il Conte era appunto per lui quel che il diavolo fece ... 8 Il mattino vegnente, senza por tempo in mezzo, Don Rodrigo a cavallo, in abito da caccia, col fedel Griso che camminava a fianco del palafreno, e con una quadriglia di bravi, si mosse verso il castello del Conte, come altre volte Giunone verso la caverna di Eolo; se non che la Dea pagava in Ninfe l'opera buona del re dei venti, e Don Rodrigo sapeva bene che avrebbe dovuto recarla a Doppie ... In mezzo alla sua ira Don Rodrigo si risovvenne delle promesse del Conte Attilio, e dei disegni che questi gli aveva comunicati sul modo di liberarlo da quei frate: pensò che in quel momento forse la trappola era già tesa; e passando dalla collera alla compiacenza, fece un sogghigno accompagnato da un «ah! ah!» il cui senso non fu chiaramente compreso che dal fidato Griso; il quale per mostrare la sua sagacità, e per far vedere ai compagni ch'egli era molto internato nei segreti del padrone, si volse a questo pur sogghignando, e facendo col volto un cenno che voleva dire: – a quest'ora il frate sarà servito – ... Varcato il Bione, andarono per un miglio circa sulla via pubblica che conduce al luogo dove allora era il confine dello stato veneto; e quindi presero un viottolo ripido a sinistra che conduceva al castello del Conte ... Don Rodrigo aveva già tirata la briglia del suo ronzino per rivolgerlo sulla salita, quando uno dei tre, facendogli cenno di ristare gli chiese molto famigliarmente: «dove si va signor mio, con questa bella compagnia?» In altro luogo ed in altra occasione Don Rodrigo che aveva la superiorità del numero, e che non era avvezzo a sentirsi così interrogare da paltonieri, avrebbe risposto chi sa come; ma egli sapeva di essere negli stati del Conte, e s'avvedeva che parlava con dipendenti da quello, onde fingendo di non trovare nulla di strano in quel modo, rispose umanamente: «Vado ad inchinare il signor Conte ... » «Bene; ma sappia che su per quell'erta non camminano altri armati che quelli del signor Conte; e s'ella vuole riverirlo, potrà venir solo a fare una passeggiata con me ... » Mentre quivi si parlamentava, scendevano per l'erta a varie distanze uomini del Conte che dall'altura avevan veduti armati a fermarsi; ma colui che s'era offerto di accompagnare Don Rodrigo, accennò loro che erano amici, e quegli ritornarono ... Don Rodrigo sceso, e date le briglie in mano al Griso cominciò a salire con la sua guida; la quale non volendo forse avere offeso un uomo che poteva esser più amico del Conte che non si sapesse, fece una qualche scusa a Don Rodrigo di averlo fatto scendere ... «Se il Signor Conte», disse colui, «fosse stato avvertito della sua visita, avrebbe dato ordine perch'ella fosse accolta con le debite cerimonie; perchè ella deve sapere quanto il mio padrone sia cortese coi gentiluomini che sanno il vivere del mondo; ma Vossignoria non è aspettata, e noi abbiamo dovuto fare il nostro dovere che è di non lasciar passare a cavallo che gli amici vecchi del signor Conte ... » «Certo, certo,» rispose Don Rodrigo: «io sono buon servitore del signor Conte, e non pretendo che egli abbia a far complimenti con me ... – Così Don Rodrigo si racconsolava della sua inferiorità; e nel resto del cammino andava rimasticando i discorsi ch'egli aveva preparati pel Conte ... Giunti al castello, la guida v'entrò con Don Rodrigo, e lo fece aspettare in una sala, dove stavano sempre servi armati, pronti agli ordini del Conte ... Dopo pochi momenti, la guida tornò invitando Don Rodrigo ad entrare dal padrone; e di sala in sala sempre incontrando scherani, lo condusse a quella dove stava il Conte del Sagrato ...
Fermo e Lucia (pagina 61)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... s'inchinò profondamente con quell'aria equivoca che può egualmente parere bassezza o affettazione, e il Conte che in mezzo a tanti affari non aveva potuto conservare le abitudini cerimoniose di quel tempo, gli corrispose con una leggiera e rapida inclinazione del capo; e gli fece cenno di sedersi sur una seggiola la quale era posta in luogo che dall'altra stanza si potesse scorgere ogni moto di colui che vi era seduto ... Dopo molte cerimonie, alle quali il Conte badò poco, Don Rodrigo sedette; e il Conte pure a qualche distanza ... Era il Conte del Sagrato un uomo di cinquant'anni, alto, gagliardo, calvo, con una faccia adusta e rugosa ... » «Non so se il Signor Conte si ricordi della mia persona, ma io ho presente di essere stato qualche volta fortunato ... » «A dir vero,» riprese Don Rodrigo «io mi trovo impegnato in un affare d'onore, in un puntiglio, e sapendo quanto valga un parere di un uomo tanto esperimentato quanto illustre, come è il Signor Conte, mi sono fatto animo a venir a chiederle consiglio, e per dir tutto anche a domandare il suo amparo ... » «Al diavolo anche l'amparo,» rispose con impazienza il Conte ... » Don Rodrigo si fece da capo e raccontò a suo modo tutta la storia, e finì col dire che il suo onore era impegnato a fare stare quel villanzone e quel frate, e ch'egli voleva aver nelle mani Lucia; che se il Signor Conte avesse voluto assumere questo impegno, egli non dubitava più dell'evento ... «Non intendo però,» continuò titubando, «che oltre il disturbo, il Signor Conte debba assoggettarsi a spese per favorirmi ... » «Patti chiari,» rispose senza titubare il Conte, e proseguì mormorando fra le labbra a guisa di chi leva un conto a memoria: «Venti miglia ... Il Conte diceva nella sua mente: – l'avresti avuta per centocinquanta se non parlavi d'infado e d'amparo –; e Don Rodrigo intanto faceva egli pure mentalmente i suoi conti su le dugento doppie ... – Fatta così la risoluzione, si rivolse al Conte e disse: «Dugento doppie, signor Conte, l'accordo è fatto ... » «Cinque e cinque, dieci,» rispose il conte ... E nell'atto di proferire la formola, il Conte stese la mano, e Don Rodrigo la strinse ... » «Non fa bisogno,» rispose il Conte del Sagrato: «mi basta il nome,» e qui cavò una vacchetta sulla quale sa il cielo che memorie erano registrate, e fattosi dire un'altra volta il nome e il cognome della nostra poveretta, lo scrisse, e notò pure il monastero ... » «So quel che posso promettere,» rispose il Conte, il quale coglieva ogni destro di dare una idea inaspettata del suo potere e della certezza dei suoi mezzi ... «Certo,» replicò Don Rodrigo, «pel Signor Conte non v'è cosa impossibile ... il Signor Conte darà ordini precisi, e impiegherà persone di giudizio ... «Segreto, e fedeltà ai patti!» disse il Conte ... Non aveva egli ancora oltrepassata la soglia del castello del Conte, che questi aveva già dato principio all'impresa, prendendo la penna, e scrivendo una lettera a quell'Egidio di Monza, che il lettore conosce, per invitarlo a venire al Castello per un negozio di somma premura ... È d'uopo sapere che il Conte era uno di quei vecchi amici del padre di Egidio coi quali questi aveva mantenuta corrispondenza; anzi era di tutti il più intrinseco e il più riverito ... Il giovane Egidio appena rimasto solo aveva implorata l'assistenza del Conte per adempire la vendetta del padre, e il Conte che nel giovanetto aveva già intravedute disposizioni non ordinarie, e che aveva pensato di farne uno degli agenti che teneva in varie parti del paese, lo aveva in quella occasione soccorso di denari e d'uomini, e sempre in seguito gli si era mostrato pronto ad ajutarlo dove fosse stato di mestieri ... Si formò quindi fra loro l'intelligenza di darsi mano a vicenda in ogni occorrenza; nel che Egidio faceva le sue parti con molto zelo, e con una certa sommessione verso il Conte, per la sua età, per la sua fama, e per gli obblighi che Egidio gli aveva, e perchè in ogni frangente contava d'avere in lui un difensore invincibile ... Per ciò il Conte, quando Don Rodrigo gli parlò di Monza, corse tosto col pensiero ad Egidio, e conoscendo per esperienza la devozione, e risolutezza di lui, sapendo che la sua casa era contigua al monastero, fece ragione che la impresa era come compiuta, e promise a Don Rodrigo con quella asseveranza che abbiamo veduta, e che gli diede una maraviglia non affatto sgombra di diffidenza ... Il messo partì; e il giorno susseguente Egidio si mosse di buon mattino, e verso il mezzogiorno salì in trionfo fino al castello del Conte con due cavalieri, e con quattro pedoni che l'accompagnavano, distinzione riserbata a quegli che erano non solo amici, ma alleati e la gente dei quali era impiegata al bisogno, ad eseguire i disegni del Conte ... In fatti gli uomini di Egidio e quelli del Conte s'erano trovati insieme in più d'una impresa, ed erano per lo più antiche conoscenze, e avvezzi in ogni caso a far conto su uno scambievole ajuto ...
Fermo e Lucia (pagina 62)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Con questi bei ragionamenti giunse la trista brigata alla vista del castello; quivi si trovò il Conte che avendo veduto salire l'amico gli si faceva incontro ... Quando Egidio lo scorse, balzò da cavallo, gittò la briglia a uno de' suoi uomini, e corse a lui: si abbracciarono, entrarono insieme nel castello: gli scherani dell'uno e dell'altro seguitarono riverentemente in silenzio, ed entrati pure in frotta, andarono tutti insieme a gozzovigliare secondo gli ordini dati dal Conte ... Quando i due amici furono soli nella stanza appartata, dove il Conte trattava gli affari più reconditi, scoperse ad Egidio il motivo della chiamata in questo modo ... » «La mentita gliela darei io,» replicò il Conte ... » «Ho bisogno di avere in mano una persona,» disse il Conte ... «Viva, viva,» rispose il Conte, «è un affare allegro ... » «Ih! ih!» disse il Conte, «che vorresti tu ch'io facessi di questa gente? Quando io gli avessi tutti in questo castello, farei aprire tutte le porte per lasciarli andare ... » «Ebbene,» disse il Conte «quello ch'io vorrei che tu prendessi non è nessuno di questi uccellacci che hai nominati: è il più picciolo reatino che tu possa immaginare ... Il Conte cavò la sua vacchetta, e dopo aver rivolta qualche carta, lesse: Lucia Mondella, e continuò: «è una contadina di questi contorni che si trova in Monza nel monastero contiguo alla tua casa, sotto la protezione della Signora; protezione molto fredda però; e raccomandata al guardiano dei cappuccini ... » «Ne ho inteso parlare;» rispose Egidio, il quale ne sapeva sul conto di Lucia molto più del Conte, ma non voleva mostrarsene più inteso, perchè i suoi rapporti con la Signora erano un segreto al quale non ammetteva nemmeno gli amici più intrinseci ... «Prendi tu l'impegno?» domandò il Conte ... » «Tu parli come un vecchio, e sai operare da giovane,» rispose il Conte ... » Così fu conchiuso l'orribile accordo: Egidio annunziò al Conte che l'indomani ripartirebbe di buon mattino, e che appena giunto a casa, avviserebbe ai mezzi di condurre a buon fine l'impresa ... La sicurezza però di Egidio diede al Conte una maraviglia non molto dissimile da quella che Don Rodrigo aveva presa della sua ... Si aspettava bene il Conte che Egidio avrebbe abbracciata l'impresa, e trovato il modo di compierla, ma ch'ella dovesse parergli così agevole, non lo avrebbe immaginato ... Si preparava anzi a fargli animo, e a suggerirgli i mezzi per vincere gli ostacoli che Egidio gli avrebbe opposti; e fra questi il primo gli pareva che dovesse essere la Signora: ma il lettore sa che questo che al Conte sembrava ostacolo dovette tosto affacciarsi alla mente di Egidio come un mezzo validissimo ... Nel resto di quel giorno il Conte trattenne in festa l'amico, in quella festa però che poteva essere in quel luogo e fra quei due ... All'indomani, dopo molti affettuosi congedi, Egidio partì, promettendo che ben presto manderebbe al Conte buone novelle dell'affare; discese al lago, entrò nel battello del Conte, traghettato all'altra riva dell'Adda coi suoi, si ripose a cavallo, e prese la via di Monza ...
Fermo e Lucia (pagina 64)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... » Il Conte Zio prese la penna, e anche il nome di Fra Cristoforo fu registrato sur una terribile vacchetta, con due righe di commento ... «Sicuramente,» borbottava poi il Conte riponendo la sua vacchetta; «il cordone di San Francesco! Lo so anch'io, ma t'insegnerò io, frate, che per adoperarlo a proposito, non fa bisogno d'averlo ravvolto intorno alla pancia ... » «Per uscirne con poco impegno, e con tutto il decoro della parentela,» disse il Conte Attilio, «il mio sottomesso parere sarebbe che V ... » interruppe il Conte Zio annuvolando la fronte ... » Il Conte Zio fu contentissimo della riparazione; e disse: «Bene, bene, i pareri tu gli hai da sentire: e l'ordine che io ti dò ora è di non far parola con alcuno di questo impegno ... Il Conte Zio rimasto solo, pensò tosto al modo di sciogliere il nodo prima che si ravviluppasse a segno che fosse mestieri di tagliarlo ... – Ma intanto bisognava andare al riparo, e tutto pesato il Conte Zio fece pregare con quei rispetti e con quei pretesti di cerimonia che si usavano, il Padre Provinciale di passare alla sua casa ... Dopo le prime accoglienze che furono al solito sviscerate, e dignitosamente umili, poi che il Cappuccino ebbe espressa magnificamente la sua stima pei Consiglieri, e il Consigliere pei Cappuccini, il Conte entrò in materia, cercando pure al solito di tasteggiare il suo interlocutore, e di procedere per via d'interrogazioni che obbligassero ad una risposta, e di eludere nello stesso tempo le interrogazioni dell'altro, il tutto con l'apparenza della più schietta cordialità ... S'accorse egli che il Conte voleva cavare da lui tutte le notizie possibili prima di fargli conoscere il suo disegno, e propose di condurre per quanto potesse il discorso nel modo opposto ... » – Sempre politico il Padre Provinciale, – disse in suo cuore, il Conte ... – E rivolgendosi al Conte rispose, indirettamente al solito: «Liberamente, com'Ella desidera le dirò che il nostro Padre Cristoforo, l'ho sempre conosciuto per buon religioso, esemplare, zelante, e nei suoi doveri di cappuccino irreprensibile ... » – Ah! Ah! – disse ancora fra sè il Conte – bisogna dunque tirarti con gli argani! – E con le labbra disse al Padre: ...
Fermo e Lucia (pagina 65)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... – E per pigliar tempo, rispose al Conte: «Se Vostra Eccellenza è informata di qualche mancamento di questo padre, Le sarò grato di farmene partecipe, acciò ch'io possa mettervi rimedio ... «E accreditate,» continuò il Conte: «e mio nipote ha il sangue caldo ... «Ella è così, padre,» continuò il Conte ... » «Tra me e lei (così disse il signor Conte) tra me e lei si potrà sopir l'affare ... L'onore di questo trovato appartiene al Signor Don Luigi de Revavides, Marchese di Fromista e Caracena Conte di Pinto ... Il Provinciale si trovò dunque d'accordo col Conte nel desiderio di sopir l'affare; non si trattava più che del modo di farlo, con la convenienza delle due parti ... Dopo che i due sorboni ebbero ancora molto interrogato, poco risposto, mercanteggiato, e giuocato di scherma, il Padre Provinciale disse al Conte che per considerazione della persona di Lui, per amor della pace egli trasmuterebbe il Padre Cristoforo di quel convento in un altro lontano, con la condizione che nessuno si vantasse di questo come d'una vittoria: e il Conte lo promise; l'affare fu conchiuso, e i due contraenti si separarono contenti l'uno dell'altro, e ognun d'essi di se medesimo ...
Fermo e Lucia (pagina 67)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... La congrega si sciolse, ed Egidio corse tosto a spedire un messo al Conte del Sagrato, per chiedergli i bravi dei quali avevano convenuto ... Il messo partì nella notte stessa, giunse all'alba al castello; il Conte diede tosto gli ordini ai bravi che dovevano andare all'impresa: impose loro di obbedire ad Egidio, e di non nominarlo, di aspettare i suoi comandi, e di non andare a casa sua nè di cercarlo in alcun luogo, e i bravi scesero all'Adda, e s'imbarcarono ... Quanto alle ciarle da spargersi per via e alle fermate, onde far stornare dal vero le congetture dei curiosi, il Conte ne lasciò l'invenzione alla prudenza, ed alla sagacità dei suoi uomini; perchè gli aveva scelti tra i più provati, e più destri, e tali che sapessero conformare la condotta e i discorsi alle circostanze che egli non poteva prevedere ... Contemporaneamente, a paro per un'altra via il messo di Egidio tornò al suo padrone, e gli portò la risposta nella quale il Conte, con un gergo da loro soli inteso lo avvertiva di ciò ch'egli aveva ordinato ... Egidio, lasciato riposare il messo, lo rispedì alle poste dov'erano giunti gli uomini del Conte, e li fece istruire di ciò che avevano a fare ...
Fermo e Lucia (pagina 72)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Dopo forse due altre ore di viaggio, il battello approdò: la notte precipitava, e Lucia sbigottita, tremante, non sapeva più in che mondo si fosse: fu tolta in questo stato dal battello, posta in una lettiga, e portata al castello del Conte del Sagrato ... La vecchia accompagnava la lettiga, entrò insieme in casa, la fece deporre in una stanza, dove rimase sola con Lucia, dicendo a coloro che l'avevano portata, che andassero ad avvertire il Signor Conte ... Ma il Signor Conte aveva già intesa dal Tanabuso la relazione del rapimento, del viaggio e dell'arrivo ... » «Che è?» chiese il Conte ... » «Che?» disse il Conte; «sentiamo un po' questa che vuol essere nuova, ribaldonaccio ... » «Ohe!» disse il Conte, «bisognerà che ti dia doppia mancia per quello che ha patito il tuo povero cuore ... » «Ora,» riprese il Conte, «lascia da parte la compassione, cacciati la via tra le gambe, vanne diritto al castello di quel Don Rodrigo ... » Il Tanabuso partì, facendo un inchino, e il Conte s'avviò alla stanza dove Lucia stava in guardia della vecchia ... Lucia si stava seduta sul pavimento, acquattata, accosciata nell'angolo della stanza il più lontano dalla porta, nel luogo che entrando le era sembrato il più nascosto, si stava quivi aggomitolata, con la faccia occultata, e compressa nelle palme, tutta tremante di spavento, e quasi fuor di sè: al romore che fece la porta, alla pedata del Conte che entrava trasalì, ma non levò la faccia, non mosse membro, anzi fece uno sforzo per ristringersi ancor più tutta insieme; e stette con un battito sempre crescente aspettando e paventando quello che avvenisse ... «Dov'è questa ragazza?» disse il Conte alla vecchia ... «Come?» disse il Conte, «l'avete gettata là come un sacco di cenci ... » «Ehi! quella giovane,» disse il Conte avvicinandosi a Lucia: «dove diavolo vi siete posta a sedere? ...
Fermo e Lucia (pagina 73)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... «Peggio per voi,» disse il Conte; «se volete fare il bell'umore ... Alzò ella allora gli occhi al volto del Conte che la stava guardando attentamente; e dopo un momento, gli disse con una voce, in cui al tremito dello sgomento era mista la sicurezza d'una indignazione disperata: «Che male gli ho fatto io?» «E che male voglio io fare a voi, scioccherella?» rispose il Conte, con voce più mite ... «Sì sì, tutte voi altre fate così,» replicò il Conte ... Oh Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia!» – Che pazza curiosità ho avuto di venirla a vedere – pensava tra sè il Conte ... » «State di buon animo,» rispose il Conte, senza intenzione di nulla promettere, senza sapere egli stesso che senso avessero le sue parole, ma spinto da un bisogno di far cessare quell'angoscia e quel lamento, di consolare quella creatura ... » «State di buon animo,» ripetè il Conte, «cercate di riposare ... domani ci parleremo,» replicò il Conte, e con un rapido movimento andò verso la porta, ed uscì ... Lucia, tutta piena della speranza di ottenere la sua liberazione si alzò, e volle correr dietro al Conte, ma quando si trovò sull'uscio non ardì movere un passo più in là, nè chiamare: tornò indietro come spaventata, e si raccosciò di nuovo nel suo angolo ... » «Non voglio,» replicò di nuovo Lucia, risolutamente: quel coraggio di disperazione ch'ella si sentiva da quando a quando era stato accresciuto e corroborato da quella compassione ch'ella aveva veduta nel Conte, dalle parole di speranza che egli le aveva date, e dagli ordini ch'egli aveva lasciati con impero alla vecchia ... Di quando in quando le parole di speranza del Conte la rincoravano: le andava ripetendo fra sè, s'immaginava di essere l'indomani fuori di quell'antro con sua madre, ma un altro avvenire possibile rispingeva questa immaginazione, e a tutta forza veniva a collocarsi nella sua mente ... Il Conte partito da quella stanza andò secondo il suo costume a visitare i posti del suo castello, a vedere se le guardie erano poste ai luoghi stabiliti, se tutto era in ordine, e si chiuse nella sua stanza ...
Fermo e Lucia (pagina 75)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Il Conte che fu poi del Sagrato era tra essi, anzi queglino erano con lui; perchè egli non era mai stato secondo in nessun luogo, e in nessun fatto ... Torniamo al Conte vecchio: il quale stette in fra due, se doveva prima andare alla stanza di Lucia ... ! – Così il Conte solo, ma tutto armato uscì dal castello, scese l'erta e giunse nella via pubblica, la quale brulicava di viandanti: la turba cresceva ad ogni istante: a misura che la fama del Cardinale arrivato si diffondeva di terra in terra, tutti accorrevano ... Ma in quella via affollata il Conte camminava solo: quegli che se lo vedevano arrivare al fianco, s'inchinavano umilmente, e si scostavano come per rispetto, e allentavano il passo per restargli addietro: taluno di quelli che lo precedevano, rivolgendosi a caso a guardarsi dietro le spalle, lo scorgeva, lo annunziava sotto voce ai compagni, e tutti studiavano il passo, per non trovarglisi in paro ... Giunto al villaggio, sulla piazzetta dov'era la Chiesa, e la casa del Parroco, trovò il Conte una turba dei già arrivati, che aspettavano il momento in cui il Cardinale entrasse nella Chiesa per celebrare gli uficj divini ... Il Conte affrontò uno di questi prudenti, in modo che non gli potesse sfuggire e gli chiese bruscamente come annojato che era di quel troppo rispetto, dove fosse il Cardinale Borromeo ... Il Conte si avviò alla casa fra la turba, che si divideva come le acque del Mar Rosso al passaggio degli Ebrei, ed entrò sicuramente nella casa ... Il prete che era del paese, fu contento d'avere una commissione del Conte per allontanarsi da lui, e riferì l'imbasciata ad un altro prete del seguito del Cardinale ...
Fermo e Lucia (pagina 78)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... il Conte del Sagrato ... Uscito nella stanza dov'era il Conte, qui pure solo in un canto, mentre tutti gli altri presenti si stavano raggruppati in un altro, a guardarlo e a parlare sommessamente, il cappellano gli si accostò, e gli disse che Monsignore lo aspettava; facendo nello istesso tempo, in modo da non essere veduto dal Conte, un cenno delle spalle e del volto agli altri, che voleva dire: – Quell'uomo benedetto; accoglierebbe Satanasso in persona ... – Il Conte allora prese tosto una cintura con la quale teneva appeso l'archibugio, e facendolosi passare sul capo se lo tolse dalla spalla, si cavò dalla cintura dei fianchi due pistole, si staccò uno spadone, e fatto un fascio di tutto, si accostò ad uno dei preti che si trovavano nella stanza, gli consegnò quel fascio dicendo: «sotto la vostra custodia» ... Restava ancora un pugnale, di cui il manico d'avorio intarsiato d'oro sporgeva tra il farsetto e la veste: e gli occhi erano rivolti sul Conte, per osservare se egli compisse la buona opera di disarmarsi e desse anche questo al curato: ma il Conte non n'ebbe pure l'immaginazione: togliersi il pugnale era un pensiero troppo strano per lui: gli sarebbe sembrato di andar nudo ... Il cappellano aperse la portiera, ed introdusse il Conte; il Cardinale si alzò, gli si fece incontro, lo accolse con un volto sereno, e accennò con gli occhi al cappellano che partisse; ed egli partì ... Il Conte ...
Fermo e Lucia (pagina 79)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Stava questi aspettando che il Conte parlasse, onde pigliare dalle prime parole di lui il tuono del discorso; giacchè Federigo benchè non sentisse quel genere di paura che il suo buon cappellano aveva voluto ispirargli, pure sapeva molto bene che bisbetico, ombroso e restio personaggio avesse dinanzi; e avendo presa di questa venuta una speranza indeterminata di qualche bene, non avrebbe voluto dire nè far cosa che potesse guastare ... Stava egli dunque tacito, ed invitava il Conte a parlare con la serenità del volto, con un'aria di aspettazione amica, con quella espressione di benevolenza che fa animo agli irresoluti, e sforza talvolta i dispettosi a dire cose diverse da quelle che avevano pensate; ma il Conte stava sopra di sè, perchè era venuto ivi spinto piuttosto da una smania, da una inquietudine curiosa, che dal sentimento distinto di cose ch'egli volesse dire ed udire dal Cardinale ... » «Sì?» rispose il Conte, «davvero, Monsignore? Tale è il linguaggio comune ... «Dio? ci siamo,» replicò il Conte ... Dov'è questo Dio?» «Voi me lo domandate,» rispose Federigo, «voi? E chi l'ha più vicino di voi? Non lo sentite in cuore, che vi tormenta, che vi opprime, che vi abbatte, che v'inquieta, che non vi lascia stare; e vi dà nello stesso tempo una speranza ch'Egli vi acquieterà, vi consolerà, solo che lo riconosciate, che lo confessiate?» «Certo! certo!» rispose dolorosamente il Conte, «ho qualche cosa che mi tormenta, che mi divora! Ma Dio! Che volete che Dio faccia di me? Foss'anche vero tutto quello che dicono, non ho altra consolazione che di pensare che nemmeno il diavolo non mi vorrebbe ... » Il Conte accompagnò queste parole con una faccia convulsa, e con gesti da spiritato, ma Federigo con una calma solenne, che comandava il silenzio e l'attenzione, replicò: «Che può far Dio di voi? Quello che d'altri non farebbe ... » «No: Dio non vuol salvarmi,» replicò il Conte, con un dolore disperato ... «Io che sono un uomo miserabile, mi struggo del desiderio della vostra salute: voi non ne avete dubbio; sento per voi una carità che mi divora; e Dio che me la ispira, quel Dio che ci ha redento, non sarà grande abbastanza, per amarvi più ch'io non vi ami?» La faccia del Conte fino allora stravolta dall'angoscia e dalla disperazione, si ricompose, si atteggiò al dolore; e i suoi occhi che dall'infanzia non conoscevan le lagrime, si gonfiarono, e il Conte pianse dirottamente ... «Dio grande e buono!» sclamò Federigo, alzando gli occhi e le mani al cielo: «che ho mai fatto io servo inutile, pastore sonnolento, perchè tu mi facessi degno di assistere ad un sì giocondo prodigio?» Così dicendo, egli stese la mano per prendere quella del Conte ... » «È troppo!» disse il Conte singhiozzando ... » Al fine di queste parole stese egli le braccia al collo del Conte, il quale dopo aver tentato di sottrarsi, dopo aver resistito un momento, cedette come strascinato da quell'impeto di carità, abbracciò egli pure il Cardinale, e abbandonò il suo burbero volto su le spalle di lui ...
Fermo e Lucia (pagina 80)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Sciolti da quell'abbraccio, il Cardinale disse con un affetto ansioso al Conte: «parlate: parlate; apritemi il vostro cuore: ditemi i pensieri che più vi tormentano; quello che hanno di più amaro si perderà passando su le vostre labbra; il dolore che vi resterà sarà misto di giocondità, sarà una giocondità esso medesimo: non vi lasceranno altra puntura che il desiderio di riparare al già fatto ... » «Ah sì,» interruppe il Conte; «v'è una cosa a cui si può riparare tosto: il fatto è turpe, è atroce, ma non è compiuto ... » Federigo stava ansioso attendendo, e il Conte narrò dell'infame contratto di Lucia, del rapimento, dell'arrivo di essa al suo castello, delle sue suppliche, e dei primi pensieri che a cagione di queste gli erano venuti ... ?» «Dio!» sclamò il Conte; «che uomo son io, se mi si richiede come un dono ciò ch'io non ho in poter mio che per la più vile prepotenza! se mi si chiede per misericordia di non essere più un infame!» «Il male è fatto,» rispose Federigo: «quello che è da farsi è il bene, e voi lo potete; voi lo volete; Dio vi benedica ... Sapete voi di che paese sia questa poveretta?» Il Conte glielo disse; Federigo allora scosse il suo campanello; alla chiamata entrò con ansietà il cappellano, il quale in tutto quel tempo era stato come sui triboli, e veduta la faccia tramutata, umile, commossa del Conte, e su quella del Cardinale una commozione che pur traspariva da quella sua tranquilla compostezza; restò colla bocca aperta, girando gli occhi dall'uno all'altro; ma il Cardinale lo tolse tosto da quella contemplazione mezzo estatica e mezzo stordita dicendogli: «Fra i parrochi qui radunati vi sarebbe mai quello di ... Si avanzò anch'egli incerto e curioso, anche inquieto di dovere trovarsi con quel famoso Conte: pure lo rassicurava la faccia ispirata del Cappellano, quelle sue parole che annunziavano oscuramente cose grandi, e ciò che più stava a cuore di Don Abbondio, cose quiete ... Ambedue i curati furono tosto introdotti nella stanza dove il Conte stava col Cardinale ... Don Abbondio s'inchinò umilmente ad entrambi, e guardava l'uno e l'altro ma specialmente il Conte; e aspettava che si dicesse qualche cosa per esser certo che non v'erano imbrogli ... «Or bene, rallegratevi,» disse il cardinale, «che Dio ce la restituisce: e questo signore» continuò (accennando il Conte) «è lo stromento di che Dio si serve per questa opera buona ... Andrete voi dunque con questo mio caro amico» (e così dicendo prese la mano del Conte il quale lasciava dire e fare troppo contento che un tal uomo lo governasse e parlasse per lui) «andrete al suo castello accompagnando una buona donna di questo paese che ...
Fermo e Lucia (pagina 81)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Ma questo non era ancora il peggio: si trattava di far viaggio con quel terribil Conte, di entrare nel suo castello senza saper chiaramente a che fare: tutto ciò che il curato aveva inteso raccontare in tanti anni della audacia, della crudeltà, della bizzarria, della iracondia di costui si affacciava allora alla sua immaginazione: e metteva in moto tutta quella sua naturale paura ... Vedendo poi quello pigliare amorevolmente la mano del terribil Conte, Don Abbondio stava guatando, come un ospite pauroso vede un padrone di casa accarezzare sicuramente un suo cagnaccio tarchiato, ispido, arrovellato, e famoso per morsi e spaventi dati a cento persone; sente il padrone dire che quel cane è bonaccio di natura, la miglior bestia del mondo; guarda il padrone e non osa contraddire per non offenderlo, e per non esser tenuto un dappoco; guarda il cane e non gli si avvicina perchè teme che al menomo atto quel bonaccio non digrigni i denti e non si avventi alla mano che vorrebbe palparlo; non fa moto per allontanarsi perchè teme di porgli addosso la furia d'inseguire; e non potendo fare altro, manda giù il cane, il padrone, e la sua sorte che l'ha portato in quel gagno, in quella compagnia: tali erano i sensi e gli atti del nostro povero Don Abbondio ... Pure componendosi al meglio che potè, fece egli un inchino al Cardinale per accennare che obbedirebbe, e un altro inchino al Conte accompagnato con un sorriso che voleva dire: – sono nelle vostre mani: abbiate misericordia: parcere subjectis – ... Ma il Conte tutto assorto nei suoi pensieri, sbalordito egli stesso di tanta mutazione, intento a raccogliersi, a riconoscersi, per così dire, agitato dai rimorsi, dal pentimento, da una certa gioja tumultuosa, corrispose appena macchinalmente con una piegatura di capo, e con un aspetto sul quale si confondevano tutti questi sentimenti in una espressione oscura e misteriosa, che lasciò Don Abbondio ancor più sopra pensiero di prima ... Il Cardinale, si trasse in un angolo della stanza col Conte che teneva per mano, e gli disse: «Vi par egli, amico, che la cosa vada bene così? Siete contento di queste disposizioni?» «E che?» rispose il Conte commosso e umiliato, «dopo aver tanto tempo fatto il male a modo mio, dovrei ora dubitare di lasciarmi governare nel ripararlo? e da Federigo Borromeo?» «Da Dio tutti e due,» rispose questi, «perchè siamo due poveretti ... Andate,» continuò poi con tuono affettuoso e solenne; «andate, figliuol mio diletto a toglier di pene una creatura innocente, a gustare i primi frutti della misericordia; io v'aspetto, voi tornerete tosto non è vero? noi passeremo insieme tutte le ore d'ozio che mi saranno concesse in questa giornata?» «Se io tornerò?» rispose il Conte ... Dato l'ordine, riprese la mano del Conte e s'avviò verso la porta della stanza; ma veduto passando il nostro Don Abbondio che stava tutto pensieroso e come ingrugnato, pensò il buon cardinale che quegli forse avesse avuto per male di vedere quel facinoroso così accarezzato e distinto, e sè negletto in un canto ... Il Cardinale si avviò ancora verso la portiera; quando fu presso l'ajutante di camera spalancò le imposte, e Federigo, traendo per mano il Conte che lo seguiva con gli occhi bassi e con la fronte umiliata, uscì nell'altra stanza dove il clero che lo accompagnava nella visita, e quello raccolto dalle parrocchie del contorno, stava ragunato aspettando ... Tutti gli sguardi furono levati in un punto ai volti di quella coppia mirabile, sui quali era dipinta una commozione diversa, ma egualmente profonda: una gioja, una tenerezza, una estasi tranquilla sui tratti venerabili di Federigo, e su quelli del Conte i vestigi d'una grande vittoria e d'un grande combattimento, il contrasto tra le feroci passioni che partivano e le nuove virtù, un abbattimento che mostrava tuttavia il vigore di quella selvaggia e risentita natura ... Il Cardinale s'arrestò un momento poco al di là della soglia, abbracciò ancora il Conte, il quale non ebbe tempo di ritirarsi, e gli disse: «v'aspetto»; salutò della mano Don Abbondio, e mostrò di volersi avviare alla sacristia: parte del clero lo precedette, altri lo circondarono, alcuni gli tennero dietro, e la comitiva partì, giunse alla sacristia, dove il cardinale si vestì degli abiti solenni, ed uscì nella chiesa affollata a celebrare gli uficj divini ...
Fermo e Lucia (pagina 82)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Ma nel discorso, che Federigo tenne in quel giorno uscivano di quando a quando come dall'abbondanza del suo cuore parole più magnifiche, più tenere sulla misericordia, sulla conversione, sulla vita futura, le quali erano intese da quelli che lo avevano veduto col Conte, e in parte anche dal popolo, nel quale s'era sparsa confusamente la notizia della gran mutazione: e quelli che erano soliti di udirlo ebbero a dire che in quel giorno v'era nel suo dire qualche cosa d'ispirato e di celeste oltre l'ordinario ... Intanto il Conte e il curato erano rimasti soli nella stanza: e la coppia era in un altro senso non meno mirabile di quella di prima ... Se il Conte avesse potuto sospettare che la mente di Don Abbondio era ad una simile tortura, gli avrebbe tosto cercate le parole più atte a dare sicurezza anche ai pusillanimi; avrebbe fatto in modo d'infondere ogni coraggio a Don Abbondio: poichè il timore ch'egli ispirava sarebbe stato per lui in quel momento un rimprovero doloroso, un ricordo di tutto ciò che v'era stato in lui di feroce e d'ingiusto, di ciò ch'egli allora detestava, e voleva riparare ... Ma per disgrazia di Don Abbondio, era il Conte talmente occupato dei suoi pensieri, talmente distratto da tutto ciò che non era, egli, il cardinale, e Lucia, che non si avvedeva per nulla della tempesta che bolliva nell'animo del suo compagno, e a dir vero non si ricordava quasi ch'egli fosse presente ... Don Abbondio guardò allora al Conte, il quale alla prima parola intesa s'avviò; s'accorse allora di Don Abbondio, e lo riverì, come si fa a persona che sopraggiunga; e quindi trovandosi già presso alla porta continuò il suo cammino seguendo l'ajutante di camera ... Don Abbondio che aspettava questo momento per vedere se il Conte gli usasse un atto di cerimonia anzi di civiltà, e pigliarne buon augurio, fu contristato della poca buona creanza del Conte; e gli tenne dietro con l'animo sempre più sconsolato ... Ma il Conte, come abbiam detto, era troppo sopra pensiero per ricordarsi del cerimoniale ... La folla faceva largo guardando ognuno quella comitiva con maraviglia e con curiosità, e il Conte con un riserbo che non era più quel solito terrore ... Così pian piano la comitiva si avanzava, quando giunse sotto il portico, dove si dovette rallentare ancor più la marcia per la folla di popolo chiusa fra i due muri; il Conte, guardando nella Chiesa dalla porta che era spalancata, si trasse il suo cappello piumato, e inchinò la fronte fino su la chioma della mula: atto che eccitò un mormorio di gioja e di stupore nel popolo che poteva vederlo, e si propagò per tutta la folla, ognuno raccontandone il motivo ai suoi vicini ...
Fermo e Lucia (pagina 83)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Oh questa ragazza benedetta vuol essere la mia morte! Deve proprio capitare in mano di costui (e così dicendo guatava sottecchi il Conte quasi per vedere se poteva arrischiarsi a strapazzarlo mentalmente); e costui che è sempre stato lontano dai vescovi come il diavolo dall'acqua santa, ha da venir qui in persona, a cercare l'arcivescovo, senza che nessuno ce lo abbia mandato per forza, proprio per metter me in impaccio: e questo arcivescovo, benedett'uomo che vorrebbe dirizzar le gambe ai cani, a cui pare che il mondo rovini quando la gente sta ferma, che deve sempre far qualche cosa egli, e far fare qualche cosa agli altri; subito, subito, tutto va bene, gran consolazione, la pecora smarrita, credere tutto, darvi dentro, e far trottare il curato ... Chi sa costui che cosa gli ha contato? che fini ha? potrebb'essere una trappola: ahi! ahi! ahi! Ma se anche, come spero, fosse convertito costui (e qui guardava il Conte) dovrebbe sapere Monsignore illustrissimo che dei peccatori inveterati non è da fidarsi così subito, bisogna provarli: i primi momenti sono bruschi; e la forza dell'abito fa ricadere uno quasi senza che se ne avvegga, e intanto ... chi è sotto è sotto: ahi! ahi! ahi! S'aveva mò a mandar così un povero curato galantuomo sotto la bocca del cannone? – Don Abbondio era a questo punto della sua meditazione quando la cavalcata giunse alla taverna dove cominciava la salita, e ne uscirono bravi secondo il solito, i quali videro con istupore il Conte con un prete dietro una lettiga ... Pensarono che potesse essere, non lo seppero indovinare, e non fecero altro che inchinarsi al Conte, il quale con viso serio proseguì il suo cammino ... – Infatti i pensieri che si affollavano nella mente del Conte passavano per dir così rapidamente sulla sua faccia, come le nuvolette spinte dal vento passano in furia a traverso la faccia del sole; alternando ad ogni momento una luce arrabbiata, e una fredda oscurità ... Mentre il Conte le dava questa istruzione Don Abbondio, il quale fino allora si era spaventato ad ogni bravo che s'incontrava, e che per consolarsi guardava ai lettighieri e ai palafrenieri, stava tutto in incertezza per questa fermata, e sospirava ... Il Conte spiccatosi dalla lettiga si avvicinò alla mula di Don Abbondio che aspettava quello che avvenisse con gli occhi sbarrati, e gli disse sotto voce: «Signor Curato; ella non ha bisogno che io le insegni ad esser prudente; ma in questa casa, è necessaria una prudenza che io solo pur troppo posso conoscere appieno ... » La voce dell'uomo che sgombra le rovine e le macerie, e che chiama il poveretto che è stato colto dalla caduta d'una fabbrica, e vi si trova sepolto vivo, è appena più dolce al suo orecchio che fosse quella del Conte al povero nostro Don Abbondio ... «Ah! signor Conte,» diss'egli, confondendo il sentimento che voleva esprimere con quello che provava realmente, «Ella mi dà la vita ... » «Zitto, per amor del cielo,» interruppe il Conte: «ad altro tempo le cerimonie: Ella non faccia vista di nulla, si contenga in modo che nessuno possa sapere qui s'ella giunge in casa d'un amico ... Il Conte salì di nuovo su la mula, e volto ai lettighieri, e ai palafrenieri disse loro: «Silenzio, e obbedienza: non dite nè rispondete una parola in quel castello; non parlate nemmeno fra voi; silenzio insomma ...
Fermo e Lucia (pagina 84)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Gli scherani del Conte che al suo avvicinarsi al castello s'incontravano sempre più frequenti, già stupiti di quel suo uscir solo al mattino in un giorno di tanto movimento e di tanto concorso, lo erano ancor più allora di vederlo tornare al seguito d'una lettiga chiusa, a paro d'un prete, con quelle cavalcature sconosciute: ma quello che portava al sommo il loro stupore si era di vedere il loro padrone senz'armi ... Era una preda? Come l'aveva fatta il padrone solo? e perchè il vincitore tornava disarmato? O che diamine era? Chinandosi umilmente davanti al padrone che passava, cercavano essi di spiare sul suo volto qualche indizio di questa faccenda, ma il volto del Conte era impenetrabile: e gli scherani rimanevano a guardarsi l'un l'altro con la bocca aperta ... Alla porta, il Conte scese dalla mula, e fece cenno di fare altrettanto a Don Abbondio che lo guardava attentamente, appunto per non perdere un cenno; e veduto questo si lasciò tosto sdrucciolare dalla sua mula ... Il Conte disse ai palafrenieri: «aspettate qui»; disse al curato di seguire la lettiga; andò egli dinanzi, e disse ai lettighieri: «seguitemi» ... Tutto si fece com'egli aveva imposto: il Conte entrò col suo seguito nel cortile, si avviò alla stanza dov'era Lucia, ed entrato in quella che le era vicina; fece restare i lettighieri, si chiuse dentro, e comandò che la lettiga fosse posta a terra ... Così detto condusse la buona donna e il curato sulla soglia della porta chiusa che dava alla stanza di Lucia, bussò: s'udì la voce della vecchia che disse: «chi è egli?» «Io»: rispose il Conte: la vecchia aprì, e vide le due facce inaspettate col padrone, restò come incantata ... «Uscite» le disse il Conte; quella uscì tosto, e i due salvatori entrarono ... «Fermatevi qui» disse allora il Conte alla vecchia; e non disse altro: egli la vecchia e i lettighieri stettero tutti immobili, egli a tender l'orecchio e a numerare i momenti, i lettighieri ad aspettare, e la vecchia a smemorare ... Era costei nata (come dice il volgo di Lombardia) sotto le tegole del Conte, o per dir meglio del padre del Conte, dieci anni prima di questo ...
Fermo e Lucia (pagina 85)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Quando il Conte divenne padrone, quel potere divenne ancor più grande e più attivo, in proporzione dell'attività violenta dell'animo di lui; e coloro che erano ministri di questo potere dovettero divenire ancor più obbedienti, e più soperchiatori, essere più spaventati e fare più spavento; pochi servitori ai quali la coscienza disse che era troppo, si ritirarono; quegli che rimasero crebbero nella perversità, come una pianta velenosa cresce di grandezza e di forza malefica quando si trova in un terreno confacente ... Quando poi il Conte, carico già di delitti, e bandito capitalmente venne ad abitare stabilmente il castello, che fu per lui un asilo ed un campo allo stesso tempo, per condurvi quella vita della quale abbiamo dato un cenno, è facile immaginarsi quale dovesse essere allora l'attività e l'obbedienza di coloro che stavano al suo servizio e presso a lui ... La sciagurata fu madre di una figlia che a suo tempo fu sposata ad uno scherano del Conte, e di due figli che furono scherani, e furono soprannominati il Nato-in-casa e lo Spettinato ... La volontà capricciosa, irregolare, violenta del Conte era per lei una specie di giustizia fatale; spiacergli era colpa o sventura, male insomma ... Avvezza costei a ricevere il suo sostentamento dal Conte, riconosceva la vita come un dono della volontà di lui: come un beneficio della sua potenza ... La gioja orrenda ch'ella aveva provata tante volte nella sua vita pel buon successo delle imprese del Conte, gioja che nasceva da tutti i sentimenti abituali che abbiamo descritti, l'avevano resa non indifferente, ma propensa ai patimenti altrui, ed ella gli procurava con compiacenza ogni volta che il timore del padrone le avesse permesso o consigliato di farlo ... In questo stato era Lucia sempre rannicchiata, quando fu bussato dal Conte, la porta s'aperse, la vecchia uscì, e la buona donna entrò con Don Abbondio ...
Fermo e Lucia (pagina 86)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... » «Ho da vederlo ancora il padrone?» chiese ansiosamente Lucia, per la quale il Conte era ridivenuto orrendo, da poich'ella aveva veduti due visi umani ... Oh Madonna santissima, vi ringrazio! Me lo sentiva in cuore che non mi avreste abbandonata!» La buona donna aperse un filo della porta tanto da poter far un cenno, che fu tosto veduto dal Conte, il quale comandò ai lettighieri di andare nell'altra stanza ... Queglino vi portarono la lettiga, Lucia vi entrò, e la buona donna dopo lei, si tirarono le cortine, i lettighieri uscirono, il curato dietro: nell'altra stanza il Conte si accompagnò con lui, disse alla vecchia: «aspettatemi qui un'ora, e se non torno andate a fare i fatti vostri» ... Nel cortile, alla porta del castello, il Conte e il curato a cavallo, la lettiga davanti, giù per la discesa, e diritto a Chiuso ... Pieno di questo sentimento, Don Abbondio aveva una parlantina che nessuno gli avrebbe supposta vedendolo così silenzioso nella prima andata; e non avrebbe rifinito di ciarlare col Conte, se questi avesse fatto tenore ai suoi inviti ... Ma il Conte benchè lieto di ricondurre Lucia al Cardinale, era tuttavia troppo compreso da tanti sentimenti per prestarsi alla garrulità di Don Abbondio ... Ma il Conte non si conosceva: s'era fatta nel suo animo una rivoluzione della quale egli non s'era reso ben conto: v'eran nati dei sentimenti, vi s'erano svolte delle disposizioni ch'egli non aveva ancora potuto ben raffigurare: e non s'avvedeva che questa pusillanimità era una nuova sollecitudine pia e gentile per una debole innocente, una delicatezza fin allora estrania all'animo suo, un timore che non si sarebbe presentato a quell'animo se non si fosse trattato che d'un proprio pericolo ... Intanto Don Abbondio e il Conte entrarono nella casa del curato, e quivi si stettero ad aspettare il Cardinale ... Questi non tardò molto a venire, precedendo velocemente il clero che gli faceva codazzo, ed entrato nella stanza, e veduti i due tornati, chiese tosto con ansietà: «È qui?» «È qui,» rispose il Conte ... » E preso in disparte il Conte, mentre gli altri si ritiravano: «Non siete più contento ora?» gli chiese ... «Vedete, se Dio ancor non sa che fare di voi?» Quindi per quella gentile e minuta sollecitudine ch'egli metteva anche nelle cose più gravi: «voi dovete essere affaticato,» disse al Conte, «certo voi non mi abbandonerete oggi: e ... ma questa mattina voi non avete certo pensato a far colazione?» «No davvero,» rispose il Conte ... Io invito il signor Conte a pranzare con noi ... » Il curato che non lasciava mai scappare l'occasione di rispondere con un testo della Bibbia, disse levando le mani al cielo, e poi stendendole amorevolmente verso il Conte: «Benedictus qui venit in nomine Domini ...
Fermo e Lucia (pagina 87)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Intanto la refezione fu pronta, e il cardinale si sedette a mensa, tenendosi presso da un lato il curato, dall'altro il Conte e poscia gli altri ecclesiastici del suo seguito in un ordine consueto ... Ma quella conversazione, resa così singolare dalla presenza del Conte, fu gioconda ... Il Conte stesso, quantunque la sua vita intera pesasse in quel giorno su la sua memoria, quantunque tanti fatti si presentassero alla sua mente, spogliati di quella maschera con cui gli aveva veduti nel momento della esecuzione, e lasciassero ora vedere la loro forma vera e spaventosa, pure sentiva una certa pace in quel nuovo consorzio fra quelle idee che gli facevano intravedere una nuova vita di mente, un nuovo interesse, una serie di pensieri coi quali si potesse vivere ... Ma in quel giorno non v'era riposo per lui che nello stare più che poteva unito all'animo del Conte per uniformarlo al suo; e la vigna di quel buon prete Morazzone era tanto ben coltivata che aveva poco bisogno della ispezione di Federigo ... Si levò egli dunque, e preso per mano il Conte che lo seguì volenteroso, si chiuse in una stanza con lui ... Del colloquio ivi tenutosi non v'è traccia nel nostro manoscritto, nè a dir vero noi ne facciamo carico all'autore, maravigliati come siamo ch'egli abbia potuto pescar qualche cosa di quel primo abboccamento; quando il Ripamonti stesso, un famigliare del Cardinale, e biografo di lui protesta che delle cose passate tra questo e il Conte nel secondo colloquio nulla ha trapelato ... Quel poco però che il Ripamonti dice degli effetti di questo secondo colloquio serve molto a dare una idea della importanza della mutazione d'un uomo in quei tempi, e a dipinger meglio il Conte ... Riferisce egli però compendiosamente le prime disposizioni che il Conte diede in quel giorno stesso al nuovo governo della sua famiglia; e noi le ripeteremo dietro la sua relazione ...
Fermo e Lucia (pagina 88)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Entrato il Conte nel castello, comandò che si ragunassero tutti i suoi ... L'apparizione misteriosa del mattino, la ripartita e l'assenza avevano destata una grande curiosità: erano già corsi fino al castello romori che annunziavano la conversione del Conte, e il tripudio di tutti gli abitanti del vicinato, e di quelli che erano concorsi in quel giorno all'arrivo del Cardinale: tutti i bravi, che si trovavano al castello, o nei primi dintorni, vennero alla chiamata con molta ansietà ... Congregati che furono, il Conte con viso fermo, con voce risoluta, e senza tergiversare, dichiarò a tutti ch'egli aveva proposto di mutar vita, che si doleva e si vergognava della passata, che a tutti chiedeva perdono degli orribili esempj, e degli incitamenti che aveva loro dati a mal fare, che quanto era in lui egli gli avrebbe tutti ajutati con un nuovo esempio, e coi mezzi ch'erano in sua facoltà ad operare diversamente: che quelli i quali fossero del suo parere, rimanendo con lui, potevano esser certi ch'egli avrebbe avvisato tosto al modo d'impiegare la loro opera in un modo utile ed onesto, e ad ogni modo avrebbe diviso con essi fino all'ultimo tozzo di pane; ma che protezione per ribalderie non ne avrebbe più data ad alcuno: e che finalmente quelli ai quali non piacesse di sottoporsi a questa nuova regola, dovessero partirsi dal suo servizio, ch'egli era dolente di perdergli, ma risoluto ... La più studiata orazione di Demostene non produsse mai tanto varie e forti impressioni nel popolo d'Atene, quanto il breve discorso del Conte in quel picciolo popolo selvaggio ... Molti di quei ragunati erano contadini del Conte, stabiliti sui suoi poderi, avvezzi dall'infanzia ad obbedirgli, e taluni fra di essi erano divenuti scellerati per obbedienza, tutti questi non vedevano un avvenire un po' sicuro che rimanendo con lui, e questi risolvettero di sottomettersi alle nuove condizioni, e di rassegnarsi a divenire galantuomini ... Questa idea di conversione era confusa nei loro cervellacci, e non potevano nemmeno immaginarsi che in un uomo come il Conte potesse produrre l'effetto di fargli sopportare una risposta arrogante: pensavano che una temerità usatagli produrrebbe il solito effetto, con la sola differenza che il temerario morrebbe ora per le mani d'un santo ... Così incerti l'uno dell'altro, nessuno osava fiatare il primo; e la sommissione dei primi che si manifestava sui loro volti e nel contegno, toglieva ancor più a quei secondi l'animo di poter dire o far nulla che potesse spiacere al Conte ... Quel tripudio poi, quel rincoramento che s'era manifestato nella popolazione gli rendeva ancor più irresoluti, avrebbero potuto ridersi di questa gioja impotente finchè avevano il Conte per loro, alla lor testa, ma quando la folla era con lui, e sarebbe stata contra loro, si trovavano come smarriti ... Dopo quel breve silenzio, il Conte si rivolse a quello che più gli era vicino, e gli chiese risolutamente quale fosse il partito ch'egli sceglieva, e così di mano in mano con tutti ... In tutti questi parlamenti il carattere del Conte aveva fatto naturalmente, e senza che il Conte lo sapesse bene, ciò che fatto a disegno sarebbe stato un miracolo di presenza di spirito e di artificiosa prudenza, e forse non avrebbe potuto così bene riuscire ... Il nostro autore dice che il Conte andò ogni giorno ad abboccarsi col Cardinale finchè durò la visita di esso in quei contorni: di un solo di questi abboccamenti egli riferisce le particolarità, e il nome del Conte del Sagrato non ricompare poi più nel manoscritto ...
Fermo e Lucia (pagina 96)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Abbiamo detto che il Conte del Sagrato era venuto ogni mattina a quella Chiesa che il Cardinale visitava in quel giorno ... Sapeva il Conte che Lucia doveva tornare alla sua casa: il Cardinale lo aveva informato di questo, anzi gliene aveva chiesto consiglio: perchè, dove si trattava di pericoli, e di cautela, di bravi e di tiranni, non v'era uomo più al caso di dare un buon consiglio: e il Conte aveva confortato il Cardinale ad installare pure sicuramente Lucia nel suo pacifico albergo ... Chi entra in una cucina in un giorno di cerimonia, è sempre il mal venuto; ma il Conte aveva una antica riputazione di ribalderia, e una recente di santità, che imposero anche a Perpetua, la quale per levarsi dattorno nel modo più gentile quell'incomodo arnese, propose al Conte d'entrare nella sala del pranzo ... » Ma il Conte disse di nuovo che desiderava di attendere ivi in un canto ... » Il Conte sedette, ringraziò, e cavato un tozzo di pane che aveva portato con sè, si diede a mangiare ...
Fermo e Lucia (pagina 97)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... tavola il piatto, senza un segno: non faccia complimenti: che serve?» E come il Conte rifiutava, Perpetua gli si avvicinò all'orecchio, e gli disse a bassa voce: «Via, Signor Conte; che scrupoli son questi? so quello che posso fare: la padrona sono io qui ... Il Conte ringraziò di nuovo, e continuò a rodere ostinatamente il suo pane ... » Federigo intese con gioja questa proposizione; e pel Conte a cui questo passo sarebbe un progresso nel bene e una consolazione nello stesso tempo; per Lucia, alla quale lo spettacolo della forza umiliata volontariamente sarebbe un conforto, un rincoramento dopo tanti terrori, e pel trionfo della pietà, e per l'edificazione dei buoni; e finalmente perchè una riparazione pubblica e clamorosa attirerebbe ancor più gli sguardi sopra Lucia, e sul suo pericolo, sarebbe una più aperta manifestazione del soccorso che Dio le aveva dato, la renderebbe come sacra, e così più sicura da ogni nuovo attentato dello sciarrato suo persecutore ... Approvò egli adunque con vive e liete parole la proposizione, e aggiunse: «Dite: dite se l'offesa la più ardentemente bramata, la più lungamente meditata, la meglio riuscita reca mai tanta dolcezza quanto una umile e volontaria riparazione?» «Ah! la dolcezza sarebbe intera,» rispose il Conte, «se la riparazione potesse esserlo; se il pentimento, se l'espiazione la più operosa, la più laboriosa, potesse fare che il male non fosse fatto, che i dolori non fossero stati sentiti ... » Detto questo il Cardinale, chiamò il curato, e gl'impose che facesse avvisare Lucia del disegno del Conte, e le dicesse ch'egli stesso la pregava di accoglierlo ... Partito il curato, Federigo richiese il Conte che aspettasse tanto che Lucia potesse essere avvertita ... Dopo qualche momento il Conte uscì dalla casa di Don Abbondio e s'avviò a quella di Lucia tra una folla di spettatori, fra i quali era già corsa la notizia di ciò che si preparava ... Quei buoni terrieri (in quel momento erano tutti buoni) non si saziavano di guardare il Conte, lo seguivano, lo circondavano in tumulto, lo colmavano di benedizioni ... Il Conte camminava ad occhi bassi e col volto infiammato, tutto compunto e tutto esaltato, che poteva sembrare un re condotto in catene al trionfo, o il capitano trionfatore ... Giunti alla casetta di Lucia, il curato fece entrare il Conte, e con ambe le mani ritenne la folla, o almeno le comandò che si rattenesse, tanto che potè chiuder l'uscio, e lasciarla al di fuori ... Lucia, tutta vergognosa condotta dalla madre si fece incontro al Conte, il quale, trattenendosi vicino alla porta nell'atteggiamento di un colpevole, le disse con voce sommessa: «Perdono: io son quello che v'ha offesa, tormentata: ho messe le mani sopra di voi, vilmente, a tradimento, senza pietà, senza un pretesto, perchè era un iniquo: ho sentite le vostre preghiere, e le ho rifiutate; ho vedute le vostre lagrime, e son partito da voi senza esaudirvi, vi ho fatta tremare senza che voi m'aveste offeso, perchè era più forte di voi, e scellerato ... » «Dio vi benedica,» disse il Conte, «e vi compensi con altrettanta e con più consolazione i mali che io vi ho fatti, tutti quelli che avete sofferti ... » «Quello ch'io sono stato, lo so pur troppo anch'io: quello ch'io ora sia, Dio solo lo sa!» rispose il Conte ... » replicò il Conte con umile istanza: «se sapeste! questa somma ... «Grazie,» disse Agnese al Conte; «e tu», continuò rivolta a Lucia, «ora non parli bene ...
Fermo e Lucia (pagina 132)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Al castello del Conte era rimasta unita una antica opinione di sicurezza e di potenza; e i nuovi costumi del signore ne avevano cancellata affatto l'idea di oppressione e di terrore; dimodochè la gente del contorno dalla banda del Milanese, vi accorreva come ad un asilo forte e pietoso nello stesso tempo ... Il Conte lieto di esser un oggetto di fiducia a quei deboli che aveva tanto spaventati ed oppressi, raccolse tosto i primi che si presentarono ... Quando uno era entrato nel castello, ed era passato in rivista dal signore, diveniva verso lui come un soldato col suo antico ufiziale: tanto il Conte possedeva quella forte risolutezza che piega le volontà, e quella parola che toglie il pensiero di fare diversamente da quello ch'ella suona ... Aveva allogate le donne e i fanciulli nelle stanze più riposte; i letti erano pei vecchj, e per gl'infermi: una gran sala serviva di magazzino per le robe che erano portate su dai rifuggiti: tutto era collocato in ordine, con numeri, dei quali il corrispondente era dato ai padroni; ed alla porta della sala era posto come un corpo di guardia; chi aveva portate provvigioni, viveva di quelle, e i poveri erano nutriti dal Conte con razioni che si distribuivano regolarmente come in un campo ... «Bene avete fatto, brava donna,» disse il Conte, «di cercare qui un ricovero ... » Il Conte le chiese con premura novelle di Lucia, e udite che le ebbe, si rivolse a Don Abbondio, e disse: «La ringrazio Signor curato ch'ella degni scegliere un asilo in questa casa ... «Son già arrivati alla sua parrocchia coloro?» domandò il Conte ... «Dio liberi!» rispose Don Abbondio: «Dio liberi! Non sarei qui vivo e sano ad implorare la protezione del Signor Conte ... «Ella potrà», proseguì il Conte, «assistere quelli fra noi che lasciassero la vita in questa impresa di misericordia ... » «Signor Conte,» disse Don Abbondio, «sarà quel che Dio vorrà ... Ma il Conte, memore della notte che Lucia aveva quivi passata, non avrebbe potuto sofferire che la madre di lei, dormisse su la paglia ...
Fermo e Lucia (pagina 133)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Ma quando Perpetua giustificandosi alzava la voce, Don Abbondio la faceva tacere, e cessava di garrire anch'egli tutto impaurito che non nascesse qualche scandalo, e il Conte tornando all'antica natura non facesse il diavolo ... Don Abbondio sedeva alla tavola del Conte, che in quell'accampamento era come la tavola dello stato maggiore: v'erano i signori del contorno che facevano da ufiziali, le signore, e qualche prete ... La tavola era lieta: il Conte, da buon generale, metteva in campo e intratteneva discorsi atti ad ispirare risoluzione, a ravvicinare gli animi, a mettere i pensieri in comune, perchè i pensieri solitarj sono più vicini allo scoraggiamento ... Bisognava dunque parlare, e ridere, e si rideva; ma per Don Abbondio era un supplizio: e quando il Conte gli rivolgeva in particolare il discorso per animarlo un pochetto, egli allora sforzandosi di mangiare e di ridere, faceva in una volta due smorfie che gli davano una figura veramente compassionevole ... E poi, per quanto il Conte avesse dato segni e prove d'esser divenuto un galantuomo, Don Abbondio non l'aveva potuto guardar mai in volto senza ricordarsi dell'uomo brusco che era stato altre volte, e non istava con lui di buon animo, massime in picciola brigata ... Il Conte argomentando da queste relazioni che Agnese se si fosse affrettata di tornare, non avrebbe però trovato nulla da guardare, la ritenne per due o tre giorni; e intanto raccolse di quello che gli rimaneva, un po' di provvigione, fece mettere insieme un po' di biancheria, qualche mobile, qualche attrezzo di cucina, e caricatone un baroccio, volle che Agnese partisse su quello con quella poca scorta, e la fece accompagnare da due suoi tarchiati servi, ordinando loro che ajutassero la povera donna a ripulire la sua casa ... Cogli ajuti del Conte, Agnese potè quel primo giorno spazzare il suo povero abituro, ricogliere qualche masserizia sparsa qua e là nell'orto e nel campo, scavare ciò che aveva deposto sotterra; e tra con questi rimasugli, e con quel di più che il Conte le aveva dato appresso, allogarsi in casa se non come prima, almeno in modo da poterci stare passabilmente, anzi da eccitare l'invidia dei suoi paesani ...
Il conte di Carmagnola
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Un fuoruscito al Conte Di Carmagnola insidiò la vita Fallito è il colpo, e l'assassino è in ceppi ... Due sole cose avverto: egli odia dunque Veracemente il Conte, ella è fra loro Chiusa ogni via di pace, il sangue ha stretto Fra lor d'eterna inimicizia un patto ... — Onde possiamo Un più fedele e saggio avviso in questo Che dal Conte aspettarci? Io l'invitai: Piacevi udirlo? (segni di adesione) S'introduca il Conte ... SCENA II IL CONTE e detti ... IL DOGE Conte di Carmagnola, oggi la prima Occasion s'affaccia in che di voi Si valga la Repubblica, e vi mostri In che conto vi tiene: in grave affare Grave consiglio ci abbisogna ... IL CONTE Serenissimo Doge, ancor null'altro Io per questa ospital terra, che ardisco Nomar mia patria, potei far che voti ... IL CONTE E senno e braccio E quanto io sono è cosa vostra: e certo Se mai fu caso in cui sperar m'attenti Che a voi pur giovi un mio consiglio, è questo ... IL CONTE Serenissimo Doge, Senatori; Io sono al punto in cui non posso a voi Esser grato e fedel, s'io non divengo Nemico all'uom che mio Signor fu un tempo ... IL CONTE Lieto son'io che un tal consiglio io possa Darvi senza esitanza ... IL DOGE Conte, su questo fedel vostro avviso Tosto il Senato prenderà partito; Ma il segua, o no, vi è grato; e vede in esso, Non men che il senno, il vostro amor per noi ... (parte il Conte) ...
Il conte di Carmagnola (pagina 2)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... — Pongo il partito Che si stringa la lega, e che la guerra Tosto al Duca s'intimi, e delle nostre Genti da terra abbia il comando il Conte ... Io so che vanta il Conte Molti amici fra noi: ma d'una cosa Mi rendo certo, che nessun di questi L'ama più della patria; e per me, quando Di lei si tratti, ogni rispetto è nulla ... — E quando egli abbia La man nell'elsa della nostra spada, Potrem noi dir d'aver creato un servo Dovrà por cura di piacergli ognuno Di noi? Se nasce un disparer, fia degno Che nell'arti di guerra il voler nostro A quel d'un tanto condottier prevalga? S'egli erra, e nostra è dell'error la pena — Ché invincibil nol credo — io vi domando Se fia concesso il farne lagno e dove Si riscotan per questo onte e dispregi, Che far? Soffrirli? Non v'aggrada, io stimo, Questo partito; risentirsi? E dargli Occasion che in mezzo all'opra, e nelle Più difficili strette ei ci abbandoni Sdegnato, e al primo altro Signor che il voglia, — Forse al nemico — offra il suo braccio, e sveli Quanto di noi pur sa, magnificando La nostra sconoscenza, e i suoi gran merti? IL DOGE Il Conte un Prence abbandonò; ma quale? Un che da lui tenea lo Stato, e a cui Quindi ei minor non potea mai stimarsi; Un da pochi aggirato, e questi vili; Timido e stolto, che non seppe almeno Il buon consiglio tor della paura, Nasconderla nel core, e starsi all'erta; Ma che il colpo accennò pria di scagliarlo: Tale è il Signor che inimicossi il Conte ... MARINO Poiché sì certo è di quest'uomo il Doge, Più non m'oppongo; e questo a lui sol chieggio: Vuolsi egli far mallevador del Conte? IL DOGE A sì preciso interrogar, preciso Risponderò: mallevador pel Conte? Né per altr'uom che sia, certo, io non entro; Dell'opre mie, de' miei consigli il sono: Quando sien fidi, ei basta ... Ho io proposto Che guardia al Conte non si faccia, e a lui Si dia l'arbitrio dello Stato in mano Ei diritto anderà; tale io diviso ... SCENA IV Casa del Conte ... IL CONTE Profugo — o condottiero ... IL CONTE O dolce amico — ebben che nunzio arrechi? MARCO La guerra è risoluta, e tu sei duce ... IL CONTE Marco, ad impresa io non m'accinsi mai Con maggior cor che a questa: una gran fede Poneste in me: ne sarò degno, il giuro ... IL CONTE Io — come? MARCO Al par di tutti I generosi, che giovando altrui Nocquer sempre a sé stessi, e superate Tutte le vie delle più dure imprese, Caddero a un passo poi, che facilmente L'ultimo de' mortali avria varcato ... IL CONTE Forse io l'ignoro? E forse ad uno ad uno Non so quai sièno i miei nemici? MARCO E sai Chi te gli ha fatti? — In pria l'esser tu tanto Maggior di loro, indi lo sprezzo aperto Che tu ne festi in ogni incontro ... IL CONTE Troppo è il tuo dir verace: il tuo consiglio Le mille volte a me medesmo io il diedi; E sempre all'uopo ei mi fuggì di mente; E sempre appresi a danno mio ...
Il conte di Carmagnola (pagina 4)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... Tenda del Conte ... IL CONTE,poi un Soldato che sopraggiunge SOLDATO Signor, l'oste nemica è in movimento: La vanguardia è sull'argine, e s'avanza ... IL CONTE I condottieri dove son? SOLDATO Qui tutti Fuor della tenda i principali; e stanno Gli ordin vostri aspettando ... IL CONTE Entrino tosto ... SCENA V IL CONTE Eccolo il dì ch'io bramai tanto ... SCENA VI IL CONTE, GONZAGA, ORSINI, TOLENTINO, altri CONDOTTIERI ... IL CONTE Compagni, udiste La lieta nuova: l'inimico ha fatto Ciò ch'io volea; così voi pur farete ... IL CONTE Corri all'imboscate Sulla destra dell'argine; raggiungi Quei che vi stanno, e prendine il comando ...
Il conte di Carmagnola (pagina 5)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... IL CONTE (agli altri) ... Tutti fatti a sembianza d'un Solo, Figli tutti d'un solo Riscatto, In qual ora, in qual parte del suolo, Trascorriamo quest'aura vital Siam fratelli; siam stretti ad un patto: Maledetto colui che l'infrange, Che s'innalza sul fiacco che piange, Che contrista uno spirto immortal! ATTO III SCENA I Tenda del Conte ... IL CONTE e il PRIMO COMMISSARIO ... IL CONTE Siete contenti? PRIMO COMMISSARIO Udir l'alto trionfo Della patria; vederlo; essere i primi A salutarla vincitrice; a lei Darne l'annunzio; assistere alla fuga De' suoi nemici; e mentre al nostro orecchio Rimbomba il suon della minaccia ancora, Veder la gloria sua fuor del periglio Uscir raggiante e più che mai serena, Come un sol dalle nubi; è gioia questa Forse, o signor, cui la parola arrivi? Voi la vedete: essa vi sia misura Della riconoscenza; e ben ci tarda Di rendervi tai grazie in altro nome Che non è il nostro, e del Senato a voi Riferir la letizia e il guiderdone ... IL CONTE Io già lo tengo ... IL CONTE ... IL CONTE Quando fia tempo ... PRIMO COMMISSARIO E che? Voi non volete Inseguire i fuggenti? IL CONTE Or non lo voglio ... IL CONTE Vi siete Troppo affrettati ... PRIMO COMMISSARIO E che dirà mai quando Udrà che ancor siam qui? IL CONTE Dirà, che il meglio È di fidarsi a chi per lui già vinse ... che pensate far? IL CONTE Ve l'avrei detto Più volentier pochi momenti or sono; Pur convien ch'io vel dica ... IL CONTE I vostri voti Più arditi son del brando mio, più rapidi De' miei cavalli; ... PRIMO COMMISSARIO Ma pensaste abbastanza? IL CONTE E che! Sì nuova Dunque mi giunge una vittoria? E parvi Che questa gioia mi confonda il core Tanto che il primo mio pensier non sia Per ciò che resta a far? SCENA II IL SECONDO COMMISSARIO e detti ... IL CONTE Come? SECONDO COMMISSARIO I prigioni escon del campo a torme; I condottieri ed i soldati a gara Li mandan sciolti, né tenerli puote Fuor che un vostro comando ... IL CONTE Un mio comando? SECONDO COMMISSARIO Esitereste a darlo? IL CONTE È questo un uso Della guerra, il sapete ...
Il conte di Carmagnola (pagina 6)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... IL CONTE E voi potete adunque Creder così: quei che gli han visti a fronte, Che assaggiaro i lor colpi, e che a fatica Su lor le mani insanguinate han poste, Nol crederan sì di leggieri ... PRIMO COMMISSARIO È questa Dunque una giostra di piacer? Non vince Per conservar, Venezia? E vana al tutto Fia la vittoria? IL CONTE Io già l'udii, di novo La devo udir questa parola: amara, Importuna mi vien come l'insetto Che, scacciato una volta, anco a ronzarmi Torna sul volto ... IL CONTE Tutto ch'io posso ... SECONDO COMMISSARIO Ebben, che non potete in questo campo? IL CONTE Quel che chiedete: un uso antico, un uso Caro ai soldati violar non posso ... SECONDO COMMISSARIO Voi cui nulla resiste, a cui sì pronto Tien dietro ogni voler, sì ch'uom non vede Se per amore o per timor si pieghi, Voi non potreste in questo campo, voi Fare una legge, e mantenerla? IL CONTE Io dissi Ch'io non potea: meglio or dirò: nol voglio ... che disegno è il vostro? IL CONTE Or lo vedrete ... IL CONTE Chiamali ... SECONDO COMMISSARIO Che dite! SCENA III I PRIGIONI,fra i quali PERGOLA figlio, e detti IL CONTE (ai Prigioni) ... IL CONTE Voi, di chi siete prigionier? UN PRIGIONE Noi fummo Gli ultimi a render l'armi ... IL CONTE Voi siete quelli? Io son contento, amici Di rivedervi; e posso ben far fede Che pugnaste da prodi: e se tradito Tanto valor non era, e pari a voi Sortito aveste un condottier, non era Piacevol tresca esservi a fronte ... Oh! se potete Mostrarvi al Conte, ci dicean; non egli Certo dei vinti aggraverà la sorte; Non fia certo per lui tolta un'antica Cortesia della guerra, ... IL CONTE Voi gli udite, o Signori ... (segni di gioia fra i Prigioni, che partono; il Conte osserva il Pergola figlio, e lo ferma) ... IL CONTE Questa fortuna Porti così, che ben ti mostri degno D'una miglior ... IL CONTE Che? Tu sei figlio Di quel valente? PERGOLA Io il son ... IL CONTE Vieni ed abbraccia L'antico amico di tuo padre ... IL CONTE Non ti doler: del capitano è l'onta Della sconfitta; e sempre ben comincia Chi da forte combatte ove fu posto ... (partono il Conte e Pergola figlio) ...
Il conte di Carmagnola (pagina 8)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... MARCO Io sono amico al Conte: Questa è l'accusa mia; nol nego, io il sono: E il ciel ringrazio che vigor mi ha dato Di confessarlo qui ... Non ve lo astrinse un uso, Qual ch'ei sia, della guerra? ed al Senato Vera non parve questa scusa? E largo D'ogni onor poscia non gli fu? — L'ajuto Al Trevisan negato? — Era più grave Periglio il darlo; era l'impresa ordita Ignaro il Conte; ei non fu chiesto in tempo ... E la sentenza che a sì turpe esiglio Il Trevisan dannò, tutta la colpa Non rovesciò sovra di lui? — Cremona? — Chi di Cremona meditò l'acquisto? Chi l'ordin diè che si tentasse? Il Conte ... — Ed un'insidia, il lava? E poi che un nodo — un dì sì caro — ormai Non può tener Venezia e il Carmagnola, Chi ci vieta disciorlo? Un'amistade Sì nobilmente stretta, or non potria Nobilmente finir? Come! anche in questo Un periglio si scorge! Il genio ardito Del condottier, la fama sua si teme, De' soldati l'amor! Se render piena Testimonianza al ver colpa si stima; Se a tal trista temenza oppor non lice La lealtà del Conte; il senso almeno Del nostro onor la scacci ... Ha molti Fra noi nemici il Conte: or non ricerco Perché lo sièno: — il son ... Il messo è in via Che porta al Conte il suo richiamo ...
Il conte di Carmagnola (pagina 9)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... SCENA III Tenda del Conte ... IL CONTE e GONZAGA ... IL CONTE Ebben, che raccogliesti? GONZAGA Io favellai, Come imponesti, ai Commissarj; e chiaro Mostrai che tutta delle vinte navi Riman la colpa e la vergogna a lui Che non le seppe comandar; che infausta La giornata gli fu perché la imprese Senza di te; che tu da lui chiamato Tardi in soccorso, romper non dovevi I tuoi disegni per servirgli altrui; Che l'armi lor, tanto in tua man felici, Sempre il sarian, se questa guerra fosse Commessa al senno ed al voler d'un solo ... IL CONTE Che dicon essi? GONZAGA Si mostrar convinti Ai detti miei: dissero in pria, che nulla Dissimular volean; che amaro al certo Dei perduti navigli era il pensiero, E di Cremona la fallita impresa; Ma che son lieti di saper che il fallo Di te non fu; che di chiunque ei sia, Da te l'ammenda aspettano ... IL CONTE Tu il vedi, O mio Gonzaga; se dai fede al volgo Sommo riguardo, arte profonda è d'uopo Con questi uomin di Stato ... IL CONTE Che dubbj hai tu? GONZAGA Tu, che certezza? Io veggio Dolci sembianti, e dolci detti ascolto: Segni d'amor; ma pur, l'odio che teme Altri ne ha forse? IL CONTE No: di questo io nulla Sono in pensier ... IL CONTE No: tu li vedi Con l'occhio altrui: quando col tuo li veda, Tu cangerai pensiero ... IL CONTE — Altro mi duol — son stanco Di questa guerra che condur non posso A modo mio ... IL CONTE Veggiam ... IL CONTE Che dì' tu di tal pace? GONZAGA Ad un soldato Tu lo domandi? IL CONTE È ver; — ma questa è guerra? — O mia consorte, o figlia mia, fra poco Io rivedrovvi, abbraccerò gli amici — Questo è contento al certo ... IL DOGE, i DIECI, e il CONTE, seduti ... IL DOGE (al Conte) ... IL CONTE Signori, un altro io ve ne diedi; e molto Promisi allor: vi piacque ... IL CONTE Uditel dunque ...
Il conte di Carmagnola (pagina 10)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... IL CONTE Avrei Fatto di più: sotto alle mie bandiere Venian quei prodi; e di Filippo il soglio Vòto or sarebbe, o sederiavi un altro ... IL CONTE E l'adempirli Sta in voi: se ancor nol son, n'è ragion sola Che la man che il dovea sciolta non era ... IL CONTE Questo vi fu riferto? Ella è sventura Di chi regge gli Stati udir con pace La impudente menzogna, i turpi sogni D'un vil di cui non degneria privato Le parole ascoltar ... IL CONTE Il vostro grado io riverisco in voi, E questi generosi in mezzo a cui V'ha posto il caso: e mi conforta almeno Che il non mertato onor di che lor piacque Cingere il loro capitan, lo stesso Udirvi io qui, mostra ch'essi han di lui Altro pensiero ... IL CONTE E qual? IL DOGE L'udiste ... IL CONTE È del Consiglio il voto Quello che udii? IL DOGE Sì, il crederete al Doge ... IL CONTE Questo dubbio di me? ... IL CONTE E m'invitaste a questo? E taceste finor? IL DOGE Sì, per punirvi Del tradimento, e non vi dar pretesti Per consumarlo ... IL CONTE Io traditor! Comincio A comprendervi alfin: purtroppo altrui Creder non volli ... IL CONTE Io lo ricuso Ciò che feci per voi, tutto lo feci Alla luce del Sol; renderne conto Tra insidiose tenebre non voglio ... IL CONTE Qui dunque Mi si fa forza? Le mie guardie! (alzando la voce fa per uscire) ... IL CONTE Or son tradito! IL DOGE Un saggio Pensier fu dunque il rimandarle: a torto Non si stimò che, in suo tramar sorpreso, Farsi ribelle un traditor potria ... IL CONTE Anche un ribelle, sì: come v'aggrada Omai potete favellar ... IL CONTE Un breve istante Udite in pria ... IL CONTE Indegno ... (parte il Conte fra le genti armate) ... SCENA II Casa del Conte ... Il Conte ...
Il conte di Carmagnola (pagina 11)
di Alessandro Manzoni (estratti)

... IL CONTE A quest'ora il sapranno ... SCENA V ANTONIETTA, MATILDE, GONZAGA, e il CONTE ... IL CONTE O misere, sa il cielo Che per voi sole ei m'è tremendo ... IL CONTE Sposa, il sapea quel che in te perdo — ed ora Non far che troppo il senta ... MATILDE Oh gli omicidi! IL CONTE No, mia dolce Matilde; il tristo grido Della vendetta e del rancor non sorga Dall'innocente animo tuo, non turbi Quest'istanti: — son sacri ... IL CONTE Or sono Contento ... ANTONIETTA Oh Dio, pietà di noi! IL CONTE Sposa, Matilde, ormai vicina è l'ora; Convien lasciarci — addio ... IL CONTE Ancora Una volta venite a questo seno; E per pietà partite ... MATILDE Oh qual fragor! ANTONIETTA Gran Dio! (si apre la porta di mezzo, e si affacciano genti armate; il capo di esse si avanza verso il Conte: le due donne cadono svenute) ... IL CONTE O Dio pietoso, tu le involi a questo Crudel momento; io ti ringrazio ...
Il diavolo nell'ampolla (pagina 15)
di Adolfo Albertazzi (estratti)

... Nessuno gli chiedeva: — Cosa accatta, signor conte? —; nessuno lo pungeva ironico o mostrava meraviglia; ed egli doveva mettere in tasca il chiodo e rimettere il discorso, pronto da un pezzo, a migliore occasione ... Una delle ultime fucine del Fossato era quella del fabbro Dondelli, detto Dondèla; e un giorno che questi lavorava altrove, il conte, quasi davanti al portone di lui, si chinò; con impeto allungò la mano ... Bravi! A questo punto nella bottega del falegname di contro il ridere si mutò in pianto schietto, e sotto la grandine degli scapaccioni paterni un garzoncello gridava: — Non sono stato io! È stato lui, là, che l'ha riscaldato! Celso! — Birichini! canaglie! — urlava il genitore per farsi ben udire dal signor conte ... Non erano dimande inopportune? «Fare il signore» non significava «far niente»? — Via! — insistè il conte rialzandosi e asciugandosi le dita nel fazzoletto ... Celso col cappello in mano, disse (e le labbra gli tremavano): — Mi perdona? Il conte gli pose la destra sulla spalla e tornò a fissarlo ... Il conte gli propose di stipendiargli un garzone più abile di Celso e di assumere Celso al suo servizio ... — Ma cosa vuol cavarci da mio figlio? Non ha voglia di far niente! È la mia disperazione! — È la mia speranza! — ribattè il conte Mauro con solennità profetica ... Ma se si svegliava prima Celso, con una pagliuzza solleticava il naso del conte; questi agitava la mano quasi a scacciare una mosca e soffiava spalancando gli occhi, e chiedeva: — Hai letto? Bel libro, è vero? — ... — Hai ragione — concludeva il conte Mauro —; apri le vetrate ... — Bene! — fe' il conte ...
Il diavolo nell'ampolla (pagina 16)
di Adolfo Albertazzi (estratti)

... Nessuna meraviglia che l'esperimento del conte filosofo durasse parecchi anni ... Tutto un inverno per il conte e Celso, e anche per la Cleofe, passò in una illusione di primavera ... Celso, che aveva già quindici anni, ci vedeva anche, nell'Eden, delle belle ragazze che esclamavano con voce soave: — Mi piacciono tanto i fiori! —; e sopportava le spine: i trattati di chimica organica che il conte, senza insistere, intrometteva a quelli del regno vegetale ... — Come sarà? — si chiedevano stupiti il conte e la Cleofe ... Quando il caso rivelatore, come si sa, di molte vocazioni famose, condusse una sera il conte a esclamare: — Torniamo all'arte! Celso stava disegnando a meraviglia una scacchiera su cui il dimani, nelle ore libere, giocherebbe con gli amici di via del Fossato ... — Per bacco! — riflettè il conte ... — Allorchè sarà in grado d'entrare all'Accademia, mi avverta — aveva raccomandato il conte al maestro ... Ahimè! Che naso! E quel naso, e due occhi strabuzzati, e una barba prolissa significavano un'intenzione di caricatura nell'effigie proprio di lui, del conte ... Ma pur alle caricature non bastano le intenzioni; e il conte giudicò l'opera dal lato serio ... — Neanche la musica — aggiunse il conte scuotendo il capo ... Quasi ci prendesse assai gusto, il discepolo non discorreva più che di costellazioni, di nebulose e di pianeti; sbigottiva la Cleofe istruendola intorno alle vicende e ai cataclismi dell'universo e annunziandole la prossima fine della terra; sperimentava la potenza del cannocchiale prismatico, comprato dal conte, perlustrando dai tetti le finestre della città e dei dintorni ... Il conte si alzava di notte e faceva alzare il discepolo, per innamorarlo sempre più delle contemplazioni celesti ... — Il lievito c'è — diceva il conte —; lasciamolo fermentare ... Per il suo protettore il giovine si sarebbe messo nel fuoco; e il conte, che sentiva l'affetto sincero nella confidenza di lui, lo ricambiava in modo così aperto che già tutti dicevano: — Lo adotterà per figlio ...
Il diavolo nell'ampolla (pagina 17)
di Adolfo Albertazzi (estratti)

... Fu affidata invece alla custodia e alle cure di una signora che, secondo le parole del conte, le farebbe da padre; cioè gliele darebbe tutte vinte senza nuocerle con la tenerezza d'una madre troppo debole: — come sarei io — seguitava per spiegarsi ... Avvenne che poco tempo dopo la partenza della signorina Amelia il conte proponesse a Celso una passeggiata in campagna, a un suo podere fuori di porta ... Celso, quando non ne potè più, esclamò verso gl'importuni: — Andiamo a Parigi! Allora il conte si fermò, e disse: — Hai ragione ... E appena a casa il conte Mauro gli fe' scrivere, alla rubrica delle spese imprevedute: «Lire ventimila per un'automobile; spesa quattro volte più grande che un viaggio a Parigi, perchè comprende la probabilità di un viaggio all'altro mondo, con la guida di Celso Dondelli» ... Celso lo battezzò Gedeone, nome che piacque moltissimo al conte e ai concittadini ... Del resto, non era vero che tafani e mosche infastidivano il buon Gedeone? — Se gli facessimo fare una coperta da passeggio? — E tu fagliela fare — consentì il conte ... Figurarsi quando la quasi centenaria carrozza comparve preceduta da un'ampia gualdrappa di mussolina rosea, coi fiocchi, da cui uscivano due orecchie, una mezza lingua, una mezza coda e quattro mezze gambe! — Gedeone in veste da camera! — Ridono per noi? — il conte chiese ... Fu allora che gli balenò l'idea, al conte Mauro, della veterinaria quale inclinazione latente ... — Ridono per noi? — chiese il conte ... Ma vedrà al ritorno! E immaginare che bocche aperte quando il presunto gottoso attraversò la città di trotto; diritto; a dorso scoperto; senza pantofola! Un miracolo! un trionfo stupefacente! Scendendo, a casa, il conte esclamò: — Veterinaria! veterinaria! Ma Celso smorzò l'entusiasmo ... Il conte riflettè; indi concluse: — Capisco ... Ribattè il conte che, a fil di logica, non è ridicolo chi si burla della ridicola mentalità paesana; al contrario, dà prova di serietà ... A scorgere Celso così mutato, pallido, con gli occhi or vaghi ed or fissi come in contemplazione, il conte dubitò che, per l'assiduo ammonimento di mirare in alto, il giovine fosse colto da un accesso di misticismo e si fosse destata in lui la vocazione di farsi frate ... — Signor conte — disse calmo —; vado allievo sergente, in cavalleria ... Oh portento! Soldato! Soldato d'Italia! Ecco l'inclinazione latente, rivelata a un tratto! Di chi? di Celso? solo di Celso Dondelli? No, no: anche di lui, del conte Mauro Agabiti! La capiva adesso, di colpo, quale era l'inclinazione sua propria, adesso ...
Il diavolo nell'ampolla (pagina 18)
di Adolfo Albertazzi (estratti)

... — Alt! — interruppe il conte Mauro —; come si chiama ... — Quando sarai al punto buono — conchiuse il conte —, portami o mandami il chiodo, e se l'Amelia sarà anche lei al punto buono ... Quasi un anno dopo che la guerra era scoppiata in Libia e qualche mese dopo che Celso Dondelli era laggiù, entrando nella bottega di Dondèla, il vecchio conte non chiese, al solito: — Notizie? Si abbandonò sulla seggiola e mormorò: — L'ora è giunta ... Che tristezza! E come lunga! E un giorno venne al palazzo Agabiti un tenente di cavalleria, il quale disse di dover parlare al conte prima di ripartire per Tripoli ... Disse alla signorina, erede del conte: — Quella che fu illusione estrema di suo zio non potrebbe essere realtà per noi? La signorina Amelia considerò l'anello che aveva nel dito; sollevò i begli occhi a mirare in alto e: — Quando sarete capitano — rispose — ...
Il ponte del Paradiso (pagina 8)
di Anton Giulio Barrili (estratti)

... La sposa, per quel conte, doveva venir di lontano alla sua immaginazione sempre sveglia; e doveva venire dopo due anni d'attesa, due anni che infine gli erano serviti per conoscer meglio l'Aldini e per stimarlo di più; tanto in quei due anni l'amico suo aveva guadagnato ancora in serietà, rompendola asciuttamente con certe galanterie da vagheggino, e a grado a grado liberandosi da tanti perditempi del suo primo anno di vita veneziana ... Come avrebbe detto di no il signor Anselmo, trovando un partito sotto ogni aspetto così conveniente? e soprattutto quando la signorina Margherita vedesse di buon occhio il conte Aldini? Ora, di questo il signor Raimondo non dubitava neanche ... Così, senza dir nulla ad alcuno, lasciando che ogni cosa andasse da sè, come l'acqua per la sua china, Raimondo aveva condotto all'albergo Danieli il conte Filippo Aldini, presentandolo come il suo migliore, anzi l'unico amico, quasi un altro sè stesso, alle signore Cantelli ... E perchè la signora Eleonora aveva accennato ad una fermata piuttosto lunga, più che giustificata dal desiderio di trattenersi quanto più potesse col suo Federigo, il quale tra non molto doveva imbarcarsi per un viaggio assai lungo, il conte Aldini si prese amabilmente la briga di stendere a voce una specie di elenco, distribuito per settimane, delle gite che la signorina Margherita avrebbe potuto fare, osservando, senza troppo stancare la mamma, tutto ciò che offriva Venezia allo studio di una viaggiatrice tanto intelligente, e capace di gustare ogni cosa notevole nella storia, nell'arte, ed altresì nell'industria paesana ...
Il ponte del Paradiso (pagina 19)
di Anton Giulio Barrili (estratti)

... Nè al conte Aldini mancò la sua parte ... Sappiano, signore mie, che tanti e tanti tesori d'arte in Venezia, ignoti a molti di noi veneziani il conte Aldini li conosce come la palma della sua mano ... Se il signor conte gradisce di farci gli onori di casa, noi, che non vogliamo essere ipocrite, gli confessiamo di gradir molto la sua cortesia ... Una bellezza! Ho raccomandato al signor conte di ricomprarselo, il palazzo dei suoi maggiori ... Dovettero dunque ripartire, e il conte Aldini si ritrovò quello di prima, libero del suo tempo, e padronissimo di ritornare alle sue consuetudini ...
Il ponte del Paradiso (pagina 21)
di Anton Giulio Barrili (estratti)

... Un po' fuori di mano, veramente, ma non troppo lontano dal corso Vittorio Emanuele; tanto che quella cara matta della contessa Galier aveva detto una volta: — Il conte Aldini ha scelto quel luogo remoto per farmi la corte; perseveri! — Sul corso Vittorio Emanuele si avviava il giorno appresso, tra il tocco e le due, la signora Livia Zuliani ... La signorina Margherita si era tanto invaghita di quel motivo architettonico, ci ritornava così spesso col pensiero e col discorso, che il conte Aldini aveva creduto obbligo suo di fargliene un piccolo disegno a matita, da restare come un ricordo della loro passeggiata artistica per i calli di Venezia ... Così avvenne che il conte Aldini, venuto ad offrirsi per un'altra passeggiata, restasse all'albergo in dolce prigionia, consolandone gli ozi, o giustificando una fermata che voleva esser lunga, col lavorar di matita, sotto gli sguardi attenti della signorina Cantelli ... Ugual sorte toccò naturalmente alla signora Eleonora; dopo di che la bionda visitatrice si volse al conte Aldini, che si era alzato a sua volta, facendo un rispettosissimo inchino ... Le era parso a tutta prima che il conte Aldini lavorasse a fare il ritratto della signorina Cantelli, e la sua curiosità non doveva esser poca, ignorando ella che l'Aldini, da lei conosciuto come dilettante paesista, trattasse anche la figura in grande ... — La rivedremo presto, signor conte? — domandò ella a Filippo, nell'atto di porgergli la mano ...
Il ponte del Paradiso (pagina 22)
di Anton Giulio Barrili (estratti)

... — Lo conosce bene, Lei, il conte Aldini; e da qualche anno, mi pare ... — Oh, dica da parecchi; mio marito lo vede tanto volentieri! — La signorina Margherita era rimasta alquanto più in là, davanti al disegno del conte Aldini, che voleva mettere per precauzione tra due fogli di carta ... Non vorrei abusare della sua gentilezza; ma certe parole sue, quando io ho fatto un piccolo elogio del conte Aldini, mi hanno messa in pensiero ... Ella ha senno e uso di mondo; conosce la città, e coloro che ci vivono; il conte Aldini, poi, viene in casa loro; Ella che è donna, e delicatissima su certi punti a cui gli uomini non badano sempre, può darmene un'idea più precisa ... — Il conte Aldini non fa nulla, per l'appunto ... Contento di quello che ha fatto lui, della qual cosa io non vorrò dargli torto, darebbe moglie a tutti,, e prima di tutti al suo conte Aldini ... Conte! ecco il titolo che secondo i calcoli di mio marito può valere una dote vistosa ... Il signor conte, diciamolo pure, non ne ha mai voluto sapere ... Il conte Aldini, nei primi tempi del suo soggiorno a Venezia, si era veramente un po' sparpagliato, cantando come si suol dire a tutti gli usci, e aveva fatto parlar molto di sè; poi a poco a poco si è raccolto, si è fatto più serio, vorrei dire perfino misterioso, vero tipo del beau ténébreux dei vecchi romanzi francesi ... — Capisco intanto che il conte Aldini dev'essere in uno stato d'animo assai dispiacevole ... — Che cosa le dicevo io? Altro che nuvole! Il conte Aldini ha quell'altra in mente; e non può non avercela spesso, anche contro sua voglia ...
Il ponte del Paradiso (pagina 48)
di Anton Giulio Barrili (estratti)

... Ebbene, signor conte, che cosa ne dice, del nostro babbo? — “Del nostro„ aveva ella detto! Filippo Aldini si sentì tremar tutto, dal capo alle piante ... — Vedi, babbo, — proseguiva intanto Margherita; — il signor conte Aldini è stato il nostro gentil cavaliere in tante passeggiate artistiche; ci ha fatto conoscere ed ammirare le più belle cose di Venezia ... Io, se il conte Aldini mi fa grazia, vorrei fare una passeggiatina in Piazzetta con lui ... Se ne avvide Margherita, e cogliendo il buon momento ch'egli si era ridotto presso il vano della finestra, aspettando che il signor Anselmo avesse indossata la sua cappa di panno verde cupo foderata di pelliccia di martora, gli disse a mezza voce: — Ella non è in uno de' suoi bei giorni, conte ... Sceso sulla riva degli Schiavoni, quell'uomo eccellente così parlò al conte Aldini: — Ella ha da intrattenermi di cose importanti, m'imagino; ma non gravi, spero ...
Il ponte del Paradiso (pagina 51)
di Anton Giulio Barrili (estratti)

... Sa Lei, conte Aldini, che un discorso come il suo non lo fanno due uomini? Almeno, — volle concedere il buon vecchio, — almeno, a cercarli tra le mie conoscenze ... Ella stima mia figlia, signor conte; la crederà degna di ricevere in deposito, e capace di custodire gelosamente un segreto ... Pel suo segreto, signor conte, non dubiti; Margherita saprà farne buon uso ... Quanto a Margherita, che crede? ch'essa non voglia più riconoscere il conte Aldini, neanche per prossimo? Comunque sia, mio caro, per levarla di pena, le invierò il mio bigliettino, e sperando di poterci scrivere una frase, del genere di questa: “il ponte del Paradiso è in ottimo stato di conservazione; ci si può passare senza pericolo„ ... Ma nell'animo di quel babbo soverchiava un sentimento di viva simpatia per quel conte Aldini, il quale, ora più che mai, colla sua nobile sincerità, meritava di diventare suo genero ...
Il ponte del Paradiso (pagina 53)
di Anton Giulio Barrili (estratti)

... Povero signor Raimondo! Ed è tanto un brav'uomo! — Tanto bravo, che con tutto quello ch'è accaduto fra lui e il conte Aldini, vuole che il matrimonio si faccia, e dentro i sessanta giorni che gli resterebbero da vivere, secondo il patto giurato ... Solo la bontà di cuore del conte Aldini, la sua rettitudine, la sua probità verso di noi, ci mettono a parte di quel triste segreto ... Io non sposerò il conte Aldini, coll'ombra del suicidio di Raimondo Zuliani davanti agli occhi ... Un gentiluomo perfetto, quel conte Aldini, un'anima grande, un cuor d'oro, degno di Margherita, almeno in quel modo e in quella misura che un uomo poteva esser degno di un angelo ...
L'amore che torna (pagina 10)
di Guido da Verona (estratti)

... — Dunque, signor conte, — egli diceva, stropicciandosi le mani, — la dama di picche ci ha traditi ancora una volta, a quanto pare! — No, caro Capponi, questa volta non si tratta di dame, nè di picche nè d'altro colore ... lo fate lo stesso! — Eh! eh! signor conte! ... Voi conoscete la mia tenuta di Monte San Biagio, presso Torre Guelfa? — Di vista, signor conte ... — Impossibile, signor conte, — egli affermò sùbito ...
L'amore che torna (pagina 32)
di Guido da Verona (estratti)

... — Ma tutto questo cosa c'entra? Sono fantasie, caro signor conte! Che in Municipio ci sia forse un posticino anche per me, può darsi, e credo anzi che starebbe tanto bene a me come ad un altro ... — Ma se vi dico di no! — Caro signor conte, io so benissimo come stanno le cose ... — Oh, Dio, signor conte, sono cose delicate, cose che non mi riguardano ... — Ma poi non se ne avrà per male, signor conte? — Perchè avermene a male? Dite, dite pure ... che il signor conte, a Roma, era fidanzato con una signorina ricchissima, e noi, naturalmente, conoscendo come stanno le cose, si contava molto su questo, perchè la terra insomma è sempre terra, e con le crisi agricole ... — Un po' da tutte le parti, signor conte ...
L'amore che torna (pagina 33)
di Guido da Verona (estratti)

... di pazienza ne ho dovuto aver io, e molta, per ottenere questa miserabile proroga! Se foste un uomo generoso, direste sùbito: Che mai! Al conte Guelfo tre anni farebbe schifo ... — Caro conte, lei vuol vedermi brillo perchè io rimetta le cambiali a dormire ... — Allora ve ne manderò qualche bottiglia a casa, e intanto alla salute vostra, Michele! — Grazie; alla sua, signor conte! Bevve, poi gli venne un pensiero ... Ancora, su la soglia, si volse per ripetermi: — Dica, signor conte, non si dimentichi poi quelle certe bottiglie ...
L'arte di prender marito (pagina 14)
di Paolo Mantegazza (estratti)

... volta fin nell'estasi d'amore è svegliata da una osservazione idiota, da una esclamazione cretina e dal fondo del cuore straziato le sale al labbro il grido di leonessa ferita: —E costui è mio marito! Ed io porto il nome di questo idiota! È allora, che il rimorso e la vendetta si fanno alleati inseparabili in quell'anima pentita e alla corona di conte del marito crescon le corna all'infinito ... Poveretto è andato a letto così tardi! Il cameriere ha l'ordine di svegliarlo a quell'ora e alle undici egli ha bussato timidamente alla porta della camera da letto: —Signor conte, sono le undici! Una voce sonnacchiosa e un po' indispettita risponde: —Sta bene, Carlo, ritorna fra mezz'ora ... Alle undici e mezzo il giovane conte si è di nuovo addormentato e un secondo picchio all'uscio lo risveglia una seconda volta ... La famiglia è tutta a tavola, ma il conte non si vede ...
La famiglia dell'antiquario (pagina 10)
di Carlo Goldoni (estratti)

... ARLECCHINO (Oh, se trovass sto sior Conte, ghe vorria piantar dell'altre belle antichità, senza spartir l'utile con Brighella) ... PANTALONE Son un amigo del sior Conte Anselmo ... Son vegnù per far la fortuna del sior Conte Anselmo, ma se vussioria me obbligherà con qualch bona maniera, ghe darò a lu tutte ste zoggie, che ho portà con mi ... (Voggio co sto mezzo disingannar sior Conte) ... Me basta, che dixè a sior Conte quel che àve dito a mi, e no vòi altro ... (s'incammina) PANTALONE Femo sta pase, e po con costù farò veder al Conte, che tutti lo burla, che tutti lo sassina ...
La famiglia dell'antiquario (pagina 11)
di Carlo Goldoni (estratti)

... Scena sedicesima Il conte Giacinto, e detti ... Scena diciassettesima Altra camera del conte Anselmo ... Il conte Anselmo e Pantalone ANSELMO Eccomi qui, eccomi qui ... ANSELMO Eh lasciatelo venire; cosa v'importa? PANTALONE (Che bel carattere, che xè sto sior Conte!) (da sé) Scena diciottesima La contessa Isabella col Dottore, che le dà mano, ed il conte Giacinto, e detti ... DOTTORE Fo riverenza al signor Conte ... (piano al Conte) ANSELMO (Orsù, giacché ci siamo, bisogna fare uno sforzo) ... PANTALONE Signore; se le me permette, qua per ordene del sior Conte mio paron, del qual ho l'onor de esser anca parente ...
La famiglia dell'antiquario (pagina 12)
di Carlo Goldoni (estratti)

... PANTALONE Sior Conte, la parla ela, che mi non posso più ... PANTALONE Cossa dìsela, sior Conte? No se pol miga andar avanti ... (al conte Anselmo) ANSELMO Cosa c'è? BRIGHELLA El negozio è fatto, la galleria è nostra, e gh'ho qua l'inventario ... PANTALONE Senza el sior Conte gh'è remedio, che vegnimo in chiaro del motivo de ste discordie? ISABELLA Ecco qui il signor Dottore; è qualche anno, che mi conosce ... Atto terzo Scena prima Camera del conte Anselmo, e tavolini Il conte Anselmo, e Brighella BRIGHELLA Ecco qua ...
La famiglia dell'antiquario (pagina 13)
di Carlo Goldoni (estratti)

... (parte) Scena seconda Il conte Anselmo, poi Pantalone ANSELMO Io ho qui da divertirmi per due, o tre mesi ... PANTALONE Sior Conte, se pol vegnir? (di dentro) ANSELMO Non voglio nessuno ... PANTALONE Caro sior Conte, la sa, che ghe son bon amigo ... PANTALONE L'ho menà mi sior Conte, l'ho menà mi; perché anca mi ho savesto, che l'ha fatto una bella spesa ... PANTALONE Sior Conte, possibile, che alla so casa no la ghe voggia pensar gnente? ANSELMO Se ci penso? Eccome! Ditemi, come è andata la cosa? Come si è terminato il congresso? PANTALONE Ghe dirò; dopo, che la xè andada via ela ... (da sé) PANCRAZIO Signor Conte, mi permetta, ch'io parli con libertà? ANSELMO Sì, dite liberamente il vostro parere ... PANCRAZIO Signor Conte, in confidenza, che nessuno ci senta, questa è robba che non vale 3000 soldi ... PANCRAZIO Caro signor Conte mi dispiace sentire, ch'ella getti malamente i suoi denari ... Signor Conte, io son venuto per illuminarla, mosso dall'onestà di galantuomo, ed eccitato a farlo dal signor Pantalone ...
La trovatella di Milano (pagina 3)
di Carolina Invernizio (estratti)

... Quell'uomo era il conte Ercole Patta, da pochi anni dimorante a Milano, sebbene dicesse di esservi nato e parlasse difatti il più puro dialetto lombardo ... La casa del conte Patta era il soggiorno della più schietta ospitalità; in essa vi convenivano i più ragguardevoli uomini politici, il fiore della cittadinanza ... Il conte riceveva tutti con affabilità e confidenza, ma quanto più si mostrava in società espansivo, buon parlatore, allegro compagnone, altrettanto in privato era burbero, taciturno, glaciale ... Con sua figlia andava poco d'accordo, giacchè egli voleva darle in isposo un certo marchese Diego Tiani, un orfano che alloggiava nello stesso palazzo, perchè il conte diceva essergli stato raccomandato dal padre morente, e faceva la vita del gran signore ... Gabriele giunto a Milano fece chiedere dal padre la mano dell'adorata giovinetta: il conte Patta rifiutò decisamente ... Gabriele si sentiva amato ed era quasi convinto che un giorno o l'altro, il conte si sarebbe piegato alle sue preghiere ed a quelle della figlia ... Il giorno seguente, Diego si ebbe un lungo e segreto colloquio col conte ... Il conte pallido come un morto, guardò Adriana con uno sguardo fisso e stralunato, mentre colla mano destra increspata, stringeva convulsamente la spalliera della poltrona ... Parve che il conte volesse scagliarsi su di lei, tanto era l'impeto con cui si sollevò dalla poltrona; ma vi ricadde tosto, con un gesto di noncuranza e di disprezzo ... Il conte ebbe appena il tempo di passarsi una mano sulla fronte per scacciare qualche cruccioso pensiero, che da un altro uscio entrava nel salotto Diego ... —Ebbene?—chiese sdraiandosi con famigliarità su di un divano, incrociando una gamba sull'altra e gettando sul conte ...
La trovatella di Milano (pagina 4)
di Carolina Invernizio (estratti)

... uno sguardo audace e sprezzante—Adriana si ostina a rifiutarmi? Il conte alzò bruscamente il capo ... Tua figlia si rivolta, fa l'orgogliosa, ma basterebbe che io le sussurrassi poche parole all'orecchio, per vederla piegare: ti è noto se, quando voglio, voglio! Il conte aggrottò le ciglia, si morse le labbra ... E quando ella saprà che l'uomo, il quale adesso si fa chiamare conte Patta, è stato nel quarantotto un infame spia che si vendette successivamente, contemporaneamente a tutti, salvo a tradire a tempo opportuno, chi meno lo pagava, per chi gli offriva di più; allorchè le racconterò la tua fuga da Milano nelle famose cinque giornate, lasciando preda al furore popolare, che voleva far giustizia sommaria della spia, una moglie innocente, una tenera bambina… —Taci, taci…—interruppe balbettando per l'ira il conte, rizzandosi con impeto, per avvicinarsi al giovane ... Spiegò il suo progetto che fu approvato dal conte ... Ma il conte rimasto solo, cadde annichilito sul divano e celando il volto in un guanciale di seta, in un parossismo d'ira impotente, pianse come un fanciullo ...
La trovatella di Milano (pagina 5)
di Carolina Invernizio (estratti)

... Dall'ultimo colloquio che ella aveva avuto col conte, questi non le aveva più rivolta un'amabile parola, un sorriso affettuoso, una carezza ... Adriana si trovava già da alcuni minuti assorta nei suoi pensieri, allorchè si alzò pianamente una portiera e comparve il conte ... —Giungo forse male a proposito, mia cara—disse il conte avvicinandosi—ma avevo da parlarti ... —Dammi ascolto, Adriana—disse il conte baciandola—io mi sono mostrato un po' troppo severo con te; ma ciò che tu forse attribuisti a poco affetto, era invece il desiderio di vederti felice ... —È la verità—ribattè il conte con voce che parve commossa ... Ella non vide il lampo di trionfo, che solcò le pupille del conte ... E mentre il conte usciva dalla stanza, suonò con violenza il campanello ed alla cameriera accorsa, dette le istruzioni necessarie, per appagare il desiderio di vedere la sua rivale ...
La trovatella di Milano (pagina 12)
di Carolina Invernizio (estratti)

... —Documenti riguardanti il conte Ercole Patta ... L'accusata aveva raccontato senza reticenze, freddamente, a testa alta «che ella era stata l'amante del giovine, prima ancora che egli prendesse moglie: aggiunse che Diego le aveva giurato di continuare la loro relazione, perchè sposando la figlia del conte Patta, non aveva avuto in mira altro che l'interesse; quindi invece di condurre la sposa lontano aveva scelto per la luna di miele la solitudine di quella villetta presso Cernusco-Merate, così poteva continuamente recarsi a Milano… «Ma il marchese Diego dopo alcuni giorni pareva aver dimenticati i suoi giuramenti: si erano incontrati una sol volta, ed egli si era mostrato freddo, annoiato, rispondendo alle sue smanie, alle sue suppliche di non abbandonarla, con delle beffe, parole insultanti, e persino con delle minaccie… «Ella aveva tutto sofferto, illudendosi ancora, sperando sempre che il giovane sarebbe ritornato a lei; ma Diego non le dette più segno di vita ... Il conte Patta, invece di commuoversi alla morte di Diego ed allo stato deplorabile in cui si trovava sua figlia Adriana allorchè gliela riportarono al palazzo, parve non avere altro pensiero che di farsi ripetere più volte da Gabriele il racconto dell'accaduto… e quanto aveva detto Maria ... Il conte non ammetteva generosità negli altri, essendone egli incapace ...
La trovatella di Milano (pagina 13)
di Carolina Invernizio (estratti)

... Il conte alzò bruscamente il capo ... L'impazienza del conte non conosceva più limiti ... Ciò produsse una diversione nei sentimenti del conte: il suo furore si rallentò ed in faccia a Gabriele, ebbe il coraggio di dissimulare ... —Che vuol dir ciò?—chiese con accento impossibile tradursi a parole—oltre l'assassinio, è stato qui commesso anche un furto? —Ora esamineremo, signore: conoscete presso a poco la quantità dei valori, che si trovavano rinchiusi in questo scrittoio? —L'ignoro affatto—rispose il conte con voce tremula—so soltanto, che mio genero teneva presso di sè… dei documenti importanti di famiglia ... Il conte era ritornato all'apparenza calmo, freddo ... Pareva che al conte gli si fosse sollevato un immenso peso dal petto ... L'unico che fosse sfuggito all'attenzione generale, era Gabriele… Nessuno lo disturbò, nè chiese di lui, che ormai aveva libero accesso al palazzo del conte, il quale comprendeva che per far dimenticare a sua figlia l'ultimo colloquio avuto col marchese, quand'ella sarebbe stata in grado di ricordare, l'unico che potesse giovarle, lasciarle credere che Diego aveva mentito, rivelandole un segreto che non esisteva, era Gabriele Terzi ... Nel momento in cui Maria veniva introdotta nel banco degli accusati, appariva dall'altra parte, il conte Ercole Patta ... Bisogna anche aggiungere che il conte temeva che al momento supremo, dinanzi alla Corte, la bella guantaia facesse qualche imprevista rivelazione ...
La trovatella di Milano (pagina 14)
di Carolina Invernizio (estratti)

... Un grido improvviso echeggiò nell'ampia sala, seguito dal rumore di un corpo che cadeva pesantemente e da più voci, che dicevano: —Presto… un medico… Vi fu un momento di tumulto indescrivibile… —Che cosa succede? —È il conte Patta, che è svenuto… —Forse l'emozione, il caldo, è stato un'imprudenza la sua recarsi qui… —Lo trasportano fuori ... Chi si mostrava contrariato, chi impietosito, chi curioso… Il nome del conte Patta era giunto agli orecchi dell'accusata, producendole una sensazione profonda, mettendole nelle vene un brivido di angoscia, di paura ... » E se fosse lei quella bambina? Qualche cosa le diceva che non s'ingannava! Quel grido straziante che le risuonava in cuore, l'aveva ferita fin nelle viscere, non era l'appello di un uomo che sveniva per il troppo calore o l'emozione, ma l'evocazione disperata di un padre, che ritrovava la sua creatura! Ecco perchè qualche cosa maggiore della sua stessa volontà, l'aveva spinta a distruggere quelle carte, che potevano perdere il conte ... Era la voce del sangue che parlava in lei! Era Dio stesso che la guidava, per non dare al mondo lo spettacolo mostruoso di una figlia che perdeva, condannava il proprio padre… Al conte Patta doveva la vita, ed ella aveva salvata la sua; ma sentiva che giammai avrebbe potuto amarlo… Pensava invece con strazio a quella madre, che egli aveva abbandonata in preda al furore popolare ... Si seppe che il conte rinvenuto quasi subito, aveva detto essere stato preso da un senso di soffocamento per il troppo calore e sebbene si sentisse meglio, non si trovava più disposto ad assistere all'udienza ed era ritornato al proprio palazzo ...
La trovatella di Milano (pagina 15)
di Carolina Invernizio (estratti)

... —È qui che abita Maria Durini, la giovine liberata questa notte? —Sono io, signore: che volete? —Parlarvi un sol momento: mi chiamo il conte Patta ... Sebbene il conte se l'attendesse, tuttavia non potè dissimulare un fremito nel trovarsi vicino a quella donna, il cui eroismo umiliava il suo orgoglio, lo schiacciava ... —Che cosa volete? —È il conte Patta, mamma—replicò con freddezza Maria—che desidera parlarmi ... Il conte parve sormontare il suo imbarazzo ... Ma dal suo esordio istesso, si capiva che il conte stava architettando una menzogna e Maria s'irrigidiva, si corazzava contro qualsiasi debolezza ... Ella non tardò a rinvenire l'oggetto designato e lo porse colle sue mani stesse al conte ... —È morta—balbettò avvilito il conte, mentre la popolana guardava stupita la giovine, senza comprendere ... Ma la mia? È stata vilipesa, maledetta, errante, esposta a tutti gli insulti, a tutte le umiliazioni, si è trascinata morente per le strade di Milano, chiedendo pietà per sè, per la sua creatura… Chi può dire come è riuscita a salvarmi? Che ne è stato di lei, del suo misero corpo? Voi l'ignorate, è vero? Conte, io non sono più una bambina adesso; so quello che dico e quello che faccio ... Il conte che aveva chinato il capo, lo rialzò ... —Non negate… Diego stesso confessò il mercato infame concluso con voi, il cui prezzo, dovevano essere… le vostre stesse… creature… —Ignoravo la vostra storia,—balbettò il conte colle labbra tremule, convulse ...
La trovatella di Milano (pagina 16)
di Carolina Invernizio (estratti)

... Il conte era impallidito sotto la contrazione di una sofferenza acuta ... —Maria ha ragione,—mormorò piano la popolana, che pur provò un senso di pietà per l'espressione di vergogna, comparsa sul viso infocato del conte ... Il conte cominciava ad irritarsi ... Il conte pure si era alzato e per un momento padre e figlia si tennero di fronte, guardandosi fissamente negli occhi; egli con una cupa rabbia nel cuore: Maria cercando dentro di sè la voce del sangue e non trovando che il grido della repulsione ... —Non vuol dunque proprio nulla da me?—disse il conte a denti stretti ... Il conte si morse le labbra e se ne andò sbatacchiando la porta ... Una scena dolorosa e sinistra si svolgeva nel palazzo del conte Ercole Patta ... Il conte non tardò a comparire ... Il conte cadde nel laccio ... Il conte fu costretto a non più varcare la soglia della stanza di sua figlia, perchè la presenza di lui, la faceva cadere in terribili convulsioni ... La sera in cui il medico annunziò che Adriana non avrebbe trascorsa la notte, il conte, come pazzo dal dolore, si trascinò sulle ginocchia al letto di sua figlia, balbettando fra i singhiozzi: —Perdono, perdono… Adriana lo sentì ... Era proprio lei che l'aveva chiamato?… Il conte la fissò un istante cogli occhi velati, foschi, umidi, poi chiese tremando: —Mi perdoni? —Sì… Oh! il grido delirante di gioia! Quanti baci lunghi, ardenti sulla fronte di lei! Ma sentendo che diveniva di ghiaccio, impallidì spaventosamente… —Adriana… non morire… non ...
La trovatella di Milano (pagina 17)
di Carolina Invernizio (estratti)

... morire… —È Dio… che lo vuole… E poi che farei ancora al mondo… legata… a quell'uomo… —Tu sei libera, libera, puoi sposare Gabriele, che ti ama sempre… morrà senza di te… Il conte non si aspettava l'effetto terribile, fulminante prodotto dalle sue parole… Lo sciagurato credeva che facendo balenare una speranza di felicità avvenire nell'anima della figlia, l'avrebbe ritornata da morte a vita… Ma l'esistenza di Adriana non era più attaccala che ad un lievissimo filo: la minima emozione avrebbe bastato a romperlo ... E le labbra restarono aperte, l'occhio si estinse, il corpo divenne immobile… Era spirata… Il conte rimase per alcuni secondi a guardarla con occhio stralunato: i suoi denti si urtavano ... Il conte Patta, dopo la morte di Adriana, tentò altri passi verso Maria, sperando d'indurla a più miti consigli ...
Le femmine puntigliose (pagina 3)
di Carlo Goldoni (estratti)

... FLORINDO Ma se questa conversazione, non si può ottenere? ROSAURA Il Conte Lelio mi ha dato speranza, che forse, forse si otterrà ... FLORINDO Il Conte Lelio, e molti altri cavalieri ci trattano, ci favoriscono, mostrano desiderio d'introdurci per tutto; ma so, che le dame non vogliono ammetterci assolutamente ... ROSAURA Mi ha promesso il Conte Lelio, che la Contessa Beatrice prenderà ella l'impegno d'introdurmi ... FLORINDO E sarà tanto vile, per vendere a denaro contante la sua protezione? ROSAURA Il Conte Lelio maneggia l'affare: io gliel'ho promesse, e son certa che in questo non mi farete scorgere ... ROSAURA Anzi ho divisato donare al Conte Lelio un orologio d'oro per gratitudine dei buoni uffici, che fa per noi ... Vado nella mia camera; se viene il Conte Lelio, mandatelo da me ...
Le femmine puntigliose (pagina 4)
di Carlo Goldoni (estratti)

... BRIGHELLA Lustrissima, el sior Conte Lelio desidera de reverirla (a Rosaura) ... Fate una cosa, signor Florindo, servite in un'altra camera il signor Pantalone, e lasciatemi col Conte Lelio a trattar l'affare, che voi sapete ... Scena quinta Donna Rosaura, poi il Conte Lelio, e Brighella ... ROSAURA Serva, signor Conte, chi è di là? (chiama) ...
Le femmine puntigliose (pagina 5)
di Carlo Goldoni (estratti)

... ROSAURA Oh via, signor Conte, vedo, che vi prendete spasso di me ... ROSAURA Caro Conte, ditemi con sincerità ... ROSAURA Caro Conte! LELIO Adorabile madamina! BRIGHELLA Lustrissima ... Il Conte Onofrio ... Addio Conte ... BEATRICE Il Conte Lelio mi ha procurato l'incontro di conoscere una signora di merito particolare, ed io non ho tardato ad accellerarmi un tal piacere ... BEATRICE Eccomi accomodata (siedono tutti tre uniti; Beatrice alla dritta, Rosaura in mezzo, il Conte alla sinistra) ... BEATRICE Conte, avete fatto ammobiliar voi questo appartamento per la signora Rosaura? LELIO Sì signora, ho avuto io una tale incombenza ...
Le femmine puntigliose (pagina 6)
di Carlo Goldoni (estratti)

... BEATRICE Conte mio, vi siete preso un incomodo, che lo potevate risparmiare ... BEATRICE (Conte, se l'ho da condurre alla conversazione delle dame, insegnatele qualche cosa) (piano al Conte, e siede) ... ROSAURA (Questa poi non l'intendo) (piano al Conte) ... BEATRICE Conte, che ora abbiamo? LELIO Non lo so davvero; il mio orologio va male; voi che venite ora di fuori, potreste saperlo meglio di me (a Beatrice) ... BRIGHELLA L'illustrissimo sior Conte Onofrio vorria riverirla (a Rosaura) ... Scena ottava Il conte Onofrio, e detti ... ROSAURA Signor Conte posso bene annoverarmi fra le donne più fortunate, se vi degnate di onorar la mia casa coll'autorevole vostra presenza ... BEATRICE Siete qui sempre colle vostre barzelette (al conte Onofrio) ... LELIO Il Conte Onofrio è sempre di buon umore ... ONOFRIO Contessa, sono venuto ad avvisarvi, che la Contessa Eleonora, e la Contessa Clarice, col Conte Ottavio, sono a casa nostra, che vi aspettano ...
Le femmine puntigliose (pagina 7)
di Carlo Goldoni (estratti)

... Scena decima Il conte Onofrio, la contessa Beatrice, il conte Lelio e Arlecchino ONOFRIO Sediamo; la cioccolata si raffredda (siede, e prende una chicchera di cioccolata col biscottino) ... ARLECCHINO Evviva scrocca! LELIO (Quel Conte Onofrio, è veramente sordido!) (da sé) BEATRICE (Mio marito non si contenta mai) (da sé) ... FLORINDO E questo signore chi è? (a Lelio, accennando il conte Onofrio) ... LELIO È il signor Conte Onofrio, consorte della Contessa Beatrice ... Conte Onofrio, date mano alla signora donna Rosaura ... Conte Lelio, favorite (chiama Lelio) ... FLORINDO Ed io ho da andare a piedi, o solo nella mia carrozza a vettura? E il signor Conte Onofrio mi usa questa bella creanza? E la signora Contessa Beatrice, che vuol trattar mia moglie, fa di me questa stima? E quel che è peggio, mia moglie lo comporta? Ma io sono stato una bestia ... La contessa Eleonora, la contessa Clarice, ed il conte Ottavio ... ELEONORA È stato il Conte Onofrio a invitarvi? CLARICE Egli in persona ELEONORA Ed a me ha mandato il bracciere, non so perché abbia a usar questa differenza ...
Le femmine puntigliose (pagina 8)
di Carlo Goldoni (estratti)

... Scena quattordicesima La contessa Beatrice servita dal conte Lelio, Rosaura dal conte Onofrio, il conte Ottavio, e dette ... BEATRICE Conte Ottavio, accomodatevi lì presso la Contessa Clarice ... Conte Ottavio, questo non è il luogo vostro ... ONOFRIO (Conte Ottavio, sentite una parola: frattanto che queste pazze puntigliose taroccano fra di loro, volete venir con me in cucina a mangiar quattro polpette?) (ad Ottavio, piano) OTTAVIO (Vi ringrazio, per ora non ho appetito) (ad Onofrio) ... ELEONORA Conte Lelio, venite qui ...
Le femmine puntigliose (pagina 9)
di Carlo Goldoni (estratti)

... ELEONORA Conte Ottavio, andiamo (gli dà la mano) ... Scena quindicesima La contessa Beatrice, la contessa Clarice, Donna Rosaura, il conte Onofrio, il conte Lelio ... Scena sedicesima La contessa Beatrice, Donna Rosaura, il conte Lelio, ed il conte Onofrio ... ROSAURA Riceverò le grazie del signor Conte Onofrio ... Scena diciassettesima La contessa Beatrice, ed il conte Lelio ... BEATRICE E voi, Conte Lelio, potete restare a pranzo con me ...
Le femmine puntigliose (pagina 13)
di Carlo Goldoni (estratti)

... Scena decima Donna Rosaura, poi il conte Onofrio, poi Don Florindo ... Scena undicesima Brighella, e detti, poi il conte Onofrio, che torna come sopra ... ONOFRIO Florindo, venite, o non venite? FLORINDO Caro signor Conte, compatitemi: ho sempre di questi maladetti imbarazzi ... FLORINDO Volete usare questa mala creanza al signor Conte? Non volete venire a tavola? (a Rosaura) ROSAURA Il signor Conte mi dispenserà ... ROSAURA Signor Conte, favorite mandarmi il moro ... ROSAURA E se poi non mi ricevesse? BRIGHELLA Lustrissima, el Conte Lelio ... ROSAURA Il Conte Lelio mi darà norma, come devo contenermi; andate a tener compagnia al Conte Onofrio ... FLORINDO Quando mai finiremo d'impazzire? (parte) Scena dodicesima Donna Rosaura, ed il conte Lelio ... ROSAURA Conte Lelio, avete saputo la scena, che ha fatto la Contessa Eleonora? LELIO So tutto, e tutto è accomodato ... ROSAURA Caro Conte, quanto mai vi sono obbligata! LELIO Che non farei per meritarmi l'onore della vostra grazia? ROSAURA La mia grazia val troppo poco in paragone del vostro merito ...
Le femmine puntigliose (pagina 14)
di Carlo Goldoni (estratti)

... ROSAURA Caro Conte, voi mi fate arrossire ... BEATRICE Conte Lelio, chi vi vuol ritrovare, ha da venire dalla signora donna Rosaura ... BEATRICE Andiamo, signor Conte (sostenuta) ... Scena quattordicesima Il conte Onofrio con la spada, il bastone e il cappello, tutto in mano, e detti ... Scena sedicesima Strada Il conte Ottavio, poi un Paggio della contessa Eleonora con viglietto ... Il Conte Lelio ha fatto il possibile per acquietarmi, ed io ho finto di esser placata; ma questa sera farò conoscere il mio risentimento ... PANTALONE Servitor devotissimo, sior Conte ...
Le femmine puntigliose (pagina 15)
di Carlo Goldoni (estratti)

... Il conte Onofrio, e Servitori che accomodano le candele ... Scena diciannovesima Brighella con un bacile di confettura sotto il tabarro, ed il conte ONOFRIO ... Scena ventesima Arlecchino con una guantiera con boccette di rinfreschi, ed uomini con sorbettiere, ed il conte ONOFRIO, poi la contessa Beatrice, ed il conte Lelio ... Arrivano La contessa ELEONORA, ed il conte OTTAVIO ... Scena ventiduesima La contessa Beatrice, poi il conte LELIO, poi il conte Onofrio ...
Le femmine puntigliose (pagina 18)
di Carlo Goldoni (estratti)

... Scena decima Il conte Lelio, e detti ... ELEONORA Mi volevo maravigliare, che il signor Conte non la difendesse (verso Ottavio) ... Egli è a tavola col Conte Onofrio, che si mangia i fagiani ... CLARICE Non avete impegno con un ministro? BEATRICE Quando devo dirvi tutto, l'ho fatto per compiacere unicamente il caro signor Conte Lelio ... ELEONORA Sicché il signor Conte Lelio è causa di tutto ... ROSAURA Conte Ottavio, giacché voi mostrate essere penetrato dalla mia umiliazione, impetratemi voi da queste dame la grazia di poter parlare, assicurandole, che non eccederà il mio discorso il periodo di pochi minuti; che alla porta di questo palazzo vi è il carrozzino, che mi attende per ritornare alla patria mia, e che non venendo io per trattenermi in conversazione, ma per dar loro una ben giusta soddisfazione, posso essere ascoltata, senza offendere le leggi rigorose delle loro adunanze ... ELEONORA Eh, che non si scommettono cento doppie per queste freddure! Se le aveste perse, come le avereste pagate? BEATRICE Se nol credete, chiedetelo al Conte Lelio ... ELEONORA Conte, in via d'onore, da Cavaliere qual siete, e sotto pena di essere dichiarato mendace se non dite la verità, narrate voi la cosa com'è ...
Le femmine puntigliose (pagina 19)
di Carlo Goldoni (estratti)

... La contessa Beatrice, il conte Lelio non sono degni della nostra conversazione ... Scena quattordicesima La contessa Eleonora, la contessa Clarice, il conte Ottavio, dame e cavalieri ... Scena quindicesima La Contessa Eleonora, la Contessa Clarice, Cavalieri e Dame, poi il Conte Onofrio ... ELEONORA Il conte Ottavio è veramente Cavaliere ... CLARICE Ma il conte Lelio non ha restituito l'orologio ... ONOFRIO Dov'è mia moglie? ELEONORA Dama indegna! (verso il Conte Onofrio) CLARICE Cavaliere senza riputazione! (allo stesso) ... ELEONORA Scorno della nobiltà! (al medesimo) CLARICE Obbrobrio della nazione! (al medesimo) ONOFRIO Parlate con me? (con flemma) Scena ultima Conte Ottavio, e detti ...
Nuove storie d'ogni colore (pagina 6)
di Emilio De Marchi (estratti)

... —Ti avevo detto che non era una giornata, da fidarsi—cominciò a gemere donna Ines, che sedeva a fianco del conte sull'elegante phaeton,—Ma parlare con te e parlare col muro è lo stesso ... !—brontolò il conte molto seccato ... —E il conte lasciò andare al capo delle bestie due belle frustate ... E sfido! trovarsi lor due soli, in carrozza, per una strada deserta, con quel tempo in aria, con quei cavalli che don Cesare guidava quasi per la prima volta, via, chi si sarebbe divertito? La contessa, come sono in genere tutte le donne e come devono essere tutte le contesse, era un caratterino nervoso, molto impressionabile, proprio quel che ci voleva in certi momenti per andar d'accordo con un uomo ostinato e irragionevole come il conte ... I cavalli tenuti per il muso dalle mani di ferro del conte, scalpitavano, rinculavano, dando scosse al legno ...
Nuove storie d'ogni colore (pagina 7)
di Emilio De Marchi (estratti)

... —C'è un uomo sulla strada con due cavalli spaventati, capite?—replicò la contessa, cambiando il conte in un uomo nella speranza di commuovere le viscere di questo suo simile ... —E intanto che i tre villani si scambiavano dai tre punti della casa queste belle parole così conclusive, l'acqua veniva a secchi: e sotto l'acqua, poco dopo fu visto venire anche il conte coi due cavalli, uno per mano, conciato anche lui come un brigante delle Calabrie, più idrofobo che arrabbiato ... Vuoi lasciar crepar di tosse i cavalli? Il Rosso, dopo essersi consultato colla vecchia, si rassegnò a tirar fuori la vacca che legò al timone di un carro sotto l'andito e lasciò che il conte mettesse a tetto le sue bestie ... —Prendi un bel fascio di paglia asciutta e fregali forte—comandò il conte con quel tono brusco che fa trottare i villani ... E poi con quel tempo… —Non ci siete che voi tre, corpo dell'anticristo?—gridò il conte che teneva in mano la frusta per il manico—Non c'è qualche ragazzo? —No, scior ... —Dove l'è sto Meneghin de la madonna…—urlò il conte ... Allora la vecchia prese a chiamare:—Teresin, Teresin… Il conte e la contessa si guardarono un pezzo nel muso ... Un paio di calze di filugello lo troveremo anche noi e poi le faremo scaldare una goccia di latte, povero il mio bene; intanto il suo uomo (voleva dire il conte) potrà tornare con un'altra carrozza a prenderla ...